Il Tirreno

Massa, «La morte di mio fratello è stata una tragica fatalità»

Massa, «La morte di mio fratello è stata una tragica fatalità»

Marco Casonato scrive al Tirreno dal carcere dove è rinchiuso da quasi due mesi. «Volevo scattare delle foto per dimostrare che nel parco c’erano degli estranei»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Marco Casonato dal carcere fa sentire la sua voce. Per ribadire che non voleva uccidere il fratello Piero quel maledetto pomeriggio del 1° novembre, ma che l’investimento, avvenuto nel parco di Villa Massoni, è stato frutto di una casualità. Come ha raccontato in sei ore e mezza di interrogatorio al gip Alessandro Trinci. E il contenuto di quell’interrogatorio avvenuto all’inizio di novembre lo ha inviato al Tirreno, insieme alla lettera che riportiamo a fianco.

Nella ricostruzione uscita dall’interrogatorio, si afferma che Marco Casonato «si avvicinava a bordo della propria autovettura, apriva il finestrino e iniziava a scattare alcune fotografie. Ma poco dopo veniva avvicinato da colui da lui ritenuto il capetto dei rom che attraverso il finestrino aperto gli strappava di mano la macchina fotografica. A questo punto, Casonato cercava di allontanarsi in auto, ma sbucava un individuo, che poco dopo riconoscerà come il proprio fratello, che correndo gli si parava davanti impugnando una macchina fotografica. Nonostante il tentativo di scansarlo l’indagato impattava contro il fratello che dapprima rotolava sul cofano per poi finire a terra. Dopo aver percorso un breve tratto, l’indagato arrestava la marcia e veniva colpito al volto dapprima con un pugno e poi con un estintore sferratogli attraverso il finestrino rimasto aperto, riportando una ferita sanguinante all’orecchio destro. A questo punto, l’indagato cercava di fuggire, ma veniva accerchiato dai nomadi che gli sfondavano il finestrino con un cilindro di acciaio e cercavano di colpirlo con un estintore e con una griglia da barbecue, dopodiché colpivano il lunotto anteriore con la lama di un decespugliatore e speronavano la sua vettura con un altro veicolo. L’indagato cercava di sottrarsi all’aggressione marciando avanti e indietro senza avere più un orientamento e non esclude che possa essere ripassato sopra al corpo del fratello».

«L’indagato - continua la ricostruzione di Casonato nell’interrogatorio e poi riportato nel dispositivo del gip che conferma il carcere - ha descritto il complesso e conflittuale rapporto con il fratello che lui ritiene affetto da molti anni da bipolarismo del quarto tipo e con tendenze a manifestazioni di esaltazione. Tale quadro nosografico e comportamentale lo avrebbe portato a circondarsi di rom con l’illusione di poterli comandare come propri gregari. A tali soggetti, di cui egli era ormai in balia, ha concesso libero accesso alle proprietà di famiglia e a essi si era rivolto per svolgere lavori conservativi all’interno della comune Villa Masoni. Il giorno dei fatti l’indagato si è recato sul luogo dei lavori per compiere un’attività di documentazione fotografica dello stato dei luoghi e delle persone presenti, come più volte fatto in passato, ritenendo suo dovere, in qualità di custode giudiziario, tenere informata la locale procura che aveva sequestro l’immobile che lì hanno libero accesso e lavorano nomadi e persone di colore assoldati dai primi. Dopo un primo accesso all’alba, nel corso del quale aveva notato che era stato divelto con una ruspa un elemento in marmo ed erano state eseguite escavazioni che potevano mettere in pericolo la stabilità dei terrazzamenti: l’indagato ritornava sul posto nel tardo pomeriggio. Avendo notato una Fiat Panda rossa e alcuni personaggi mai visti prima, vi si avvicinava a bordo della propria autovettura». Da quel momento la tragedia ha seguito la regola del piano inclinato, inarrestabile fino al fratricidio. (d.d.)
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera