l’attacco della verve, gestore della torre fiat
«Non vogliamo fare case, ci lascino fare l’albergo»
di Libero Red Dolce
MASSA. «Ce ne facciamo poco del 25% di autorizzazione a costruire. A noi di fare palazzi e residenze ci importa poco, noi siamo qui per lavorare per il turismo. Ma ce lo impediscono». Toni perentori...
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. «Ce ne facciamo poco del 25% di autorizzazione a costruire. A noi di fare palazzi e residenze ci importa poco, noi siamo qui per lavorare per il turismo. Ma ce lo impediscono». Toni perentori quelli di Doriano Cranco, numero due di Verve, la società che gestisce la torre Fiat di Marina di Massa. Dalle annotazioni alle controdeduzioni fatte al Regolamento urbanistico però arriva la bocciatura della princiapale richiesta di Verve: no alla chiusura delle camerate, la spirale deve restare aperta.
«La Torre rappresenta una struttura architettonica significativa, non solo per l’immagine esterna, ma anche per la continuità e la trasparenza degli spazi interni che dovrà essere preservata. La possibilità di esercitare al suo interno attività complementari non deve pregiudicare la tutela del valore storico-architettonico riconosciuto all'edificio». Insomma le osservazioni della Verve al Regolamento urbanistico sono «parzialmente accoglibili». E respinte sul punto cardine.
Cranco di dice più che deluso e stanco per il mancato dialogo con l’amministrazione: «La torre stessa, se non sarà ristrutturata e trasformata in struttura alberghiera, terminerà l’attività svolta sino ad oggi perché, come è facilmente comprensibile, i nostri clienti non intendono proseguire conquesti standard. Le camerate aperte non sono più accettabili per ospitare gruppi. A chi fa schifo un albergo a tre stelle a 20 metri dal mare?».
L’obiettivo polemico, oltre che l’amministrazione, sono i tecnici. «Per quanto riguarda i professionisti, termine che metteremmo tra virgolette, del regolamento urbanistico registriamo l’ennesimo non pervenuto come unica risposta a ogni invito al confronto e alla riflessione».
L’elemento inammissibile per Verve è il confronto con le altre strutture gemelle. La torre di Marina ha infatti due gemelle: la torre di Sestrieree la Colonia montana di Salice d’Ulzio, entrambe sulle Alpi torinesi.
«La Colonia Montana di Salice d’Ulzo, dopo un’attenta opera di ristrutturazione, è diventata il Grand Hotel La Torre, una struttura 4 stelle che ha dato vigore e pregio, con 129 camere , 270 posti letto e 4450 mq di aree esterne attrezzate a un’intera comunità montana. Il progetto che chiediamo di attuare è quello di chiudere la gran parte delle camerate, lasciandone una aperta ogni quattro spire, una vista monti e una vista mare, per costruire una vera struttura alberghiera aperta a un turismo adulto. Quel che ci rispondono è invece di fare delle strutture semi trasparenti, mobili, aperte di sotto. Una roba degna di un voeyur», aggiunge Cranco.
L’obiezione in pratica è: perché in Piemonte si è chiuso e qui no? Chi ci ha perso? Per Cranco qui perde solo il turismo: «Le colonie sono abbandonate al degrado, se andiamo anche via noi sarà peggio. Eppure la risposta è questa qui».
«La Torre rappresenta una struttura architettonica significativa, non solo per l’immagine esterna, ma anche per la continuità e la trasparenza degli spazi interni che dovrà essere preservata. La possibilità di esercitare al suo interno attività complementari non deve pregiudicare la tutela del valore storico-architettonico riconosciuto all'edificio». Insomma le osservazioni della Verve al Regolamento urbanistico sono «parzialmente accoglibili». E respinte sul punto cardine.
Cranco di dice più che deluso e stanco per il mancato dialogo con l’amministrazione: «La torre stessa, se non sarà ristrutturata e trasformata in struttura alberghiera, terminerà l’attività svolta sino ad oggi perché, come è facilmente comprensibile, i nostri clienti non intendono proseguire conquesti standard. Le camerate aperte non sono più accettabili per ospitare gruppi. A chi fa schifo un albergo a tre stelle a 20 metri dal mare?».
L’obiettivo polemico, oltre che l’amministrazione, sono i tecnici. «Per quanto riguarda i professionisti, termine che metteremmo tra virgolette, del regolamento urbanistico registriamo l’ennesimo non pervenuto come unica risposta a ogni invito al confronto e alla riflessione».
L’elemento inammissibile per Verve è il confronto con le altre strutture gemelle. La torre di Marina ha infatti due gemelle: la torre di Sestrieree la Colonia montana di Salice d’Ulzio, entrambe sulle Alpi torinesi.
«La Colonia Montana di Salice d’Ulzo, dopo un’attenta opera di ristrutturazione, è diventata il Grand Hotel La Torre, una struttura 4 stelle che ha dato vigore e pregio, con 129 camere , 270 posti letto e 4450 mq di aree esterne attrezzate a un’intera comunità montana. Il progetto che chiediamo di attuare è quello di chiudere la gran parte delle camerate, lasciandone una aperta ogni quattro spire, una vista monti e una vista mare, per costruire una vera struttura alberghiera aperta a un turismo adulto. Quel che ci rispondono è invece di fare delle strutture semi trasparenti, mobili, aperte di sotto. Una roba degna di un voeyur», aggiunge Cranco.
L’obiezione in pratica è: perché in Piemonte si è chiuso e qui no? Chi ci ha perso? Per Cranco qui perde solo il turismo: «Le colonie sono abbandonate al degrado, se andiamo anche via noi sarà peggio. Eppure la risposta è questa qui».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google