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i cittadini di marina DI MASSA
Una notte di veglia tra fake news e un occhio al fiume
di Benedetta Bianchi
MASSA. I massesi la scorsa notte non hanno chiuso occhio, chi l’ha fatto non ha dormito certamente tranquillo, ma sempre con la preoccupazione che il Frigido potesse fuoriuscire da un momento all’altr...
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MASSA. I massesi la scorsa notte non hanno chiuso occhio, chi l’ha fatto non ha dormito certamente tranquillo, ma sempre con la preoccupazione che il Frigido potesse fuoriuscire da un momento all’altro e distruggere case, auto e beni personali. Il principale fiume della città, invece, controllato senza soste dalla macchina della Protezione civile, si è alzato di livello restando sempre dentro ai suoi argini. Solo in un piccolo tratto, nei pressi delle Puliche, l’acqua è uscita invadendo di poco i terreni circostanti, che sono un’area golenale naturale. Ma quelle immagini, diffuse sui social, hanno scatenato un panico ingiustificato. In pochi minuti si è diffusa la notizia: il Frigido è esondato. Notizia falsa che hanno cercato, con molta fatica, di smentire gli stessi cittadini residenti vicino al fiume e, quindi, più informati di altri; fino a notte fonda i massesi si sono aggiornati, sono rimasti in contatto tra loro, hanno cercato di smentire le notizie non veritiere e darne quante più reali possibile con tanto di fotografie e grafici idrometrici. Facebook, in casi come questi, diventa strumento fondamentale e così è stato anche lunedì sera: «fa paura» commenta sinteticamente la maggior parte della gente, «speriamo bene» dicono molti altri.
Passata la fase di allerta rosso, però, è stato il momento delle accuse e dei commenti divisi tra chi sostiene la necessità dei lavori di dragaggio e chi invoca un po’ più di civiltà. Ivo Zaccagna, presidente del comitato alluvionati Ricortola-Casone-Bondano-Partaccia è schietto: «The day after: tutti ingegneri idraulici, tutti contro il dissesto idrogeologico, tutti che si sono dati da fare. Sarà, ma io bagnati e con gli stivali non vi ho mai visti». Elia Pegollo, noto ambientalista, fa sapere che nei prossimi giorni sarà presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica, firmato da un centinaio di persone, sui detriti e la marmettola che finiscono nei fiumi dalle cave. Tra gli stessi cittadini non c’è solo chi punta i riflettori sul ponte lungomare ritenuto «inutile ed uno spreco di soldi», ma anche chi ammette che se il Frigido è arrivato a livelli di piena non è solo colpa della mancata pulizia dell’alveo: «ma quale pulizia se quest’estate c’era un sacco di gente che pubblicava foto con detriti grandi come case?» dice Marco Battistini, un cittadino massese, «c’erano anche i televisori» scrive qualcun altro. Alla fine, però, tutti tirano un respiro di sollievo e si preparano alla prossima ondata di maltempo.
Passata la fase di allerta rosso, però, è stato il momento delle accuse e dei commenti divisi tra chi sostiene la necessità dei lavori di dragaggio e chi invoca un po’ più di civiltà. Ivo Zaccagna, presidente del comitato alluvionati Ricortola-Casone-Bondano-Partaccia è schietto: «The day after: tutti ingegneri idraulici, tutti contro il dissesto idrogeologico, tutti che si sono dati da fare. Sarà, ma io bagnati e con gli stivali non vi ho mai visti». Elia Pegollo, noto ambientalista, fa sapere che nei prossimi giorni sarà presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica, firmato da un centinaio di persone, sui detriti e la marmettola che finiscono nei fiumi dalle cave. Tra gli stessi cittadini non c’è solo chi punta i riflettori sul ponte lungomare ritenuto «inutile ed uno spreco di soldi», ma anche chi ammette che se il Frigido è arrivato a livelli di piena non è solo colpa della mancata pulizia dell’alveo: «ma quale pulizia se quest’estate c’era un sacco di gente che pubblicava foto con detriti grandi come case?» dice Marco Battistini, un cittadino massese, «c’erano anche i televisori» scrive qualcun altro. Alla fine, però, tutti tirano un respiro di sollievo e si preparano alla prossima ondata di maltempo.
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