Italia
I danni del maltempo, quattro bagni colpiti a Marina di Massa
di Manuela D’Angelo
Spariti 20 metri di costa, alla Fiat lungomare pieno di detriti. Gli imprenditori: "Difficile fare impresa in queste condizioni"
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MASSA. Quarantotto ore di allerta meteo, un occhio ai monti, uno ai fiumi, uno al mare: la città di Massa stamattina si sveglia più tranquilla, una serenità che durerà, però, soltanto fino alla prossima ondata di maltempo.
Fiumi e canali hanno retto: il Frigido, costantemente monitorato, anche fino a tarda notte dai tecnici del comune e dal sindaco Alessandro Volpi con l’assessore Giovanni Rutili, è rimasto a pelo all’interno dei suoi argini, sommergendoli soltanto per un tratto, quello lungo la passeggiata, ed ha sfiorato l’altezza del ponte alla sua foce, lasciando senza dormire centinaia di famiglie massesi.
Anche la montagna si è salvata e, tralasciando gli inevitabili allagamenti di strade, tombini tracimanti e sottopassi impraticabili, soprattutto durante il momento di maggiore afflusso di pioggia, è possibile dire che la città, nel complesso, ha superato indenne una allerta rossa che invece preoccupava molto.
Una parte del territorio però è rimasta ferita gravemente: la costa di Marina di Massa, da cui sono spariti altri 20 metri di spiaggia, quattro stabilimenti balneari, tanto che dal Lungomare all’acqua oggi non passano più di quattro metri. Ci troviamo nell’ultimo tratto di costa al confine con Marina di Carrara: spiaggia della Torre Fiat, Don Bosco, Baracchino Rosso, Chiosco Angolo del mare e Croce Rossa. Durante la notte le onde si sono mangiate 20 chilometri di spiaggia ed hanno non soltanto sommerso, ma in un caso addirittura sfondato le scogliere a protezione della costa (quella davanti alla colonia Ugo Pisa). Eppure, non è stata una mareggiata straordinaria: è stata una mareggiata come se ne sono viste tante negli anni, forte come tutte quelle che di questi tempi arrivano sulla costa apuana.
«Ma qui ormai è tutto sbriciolato- commenta Francesco Ferraro, uno dei titolari e gestori della colonia Fiat-; ciò che è accaduto stanotte è il simbolo delle numerose contraddizioni che vive il territorio massese e che noi che facciamo impresa e turismo subiamo nostro malgrado».
Per vedere i danni dell’ultima mareggiata, alcuni dei quali potrebbero essere irreparabili, siamo andati sulla terrazza della Torre. Ferraro mostra fin dove è arrivato il mare; dalla tettoia del bagno Croce Rossa, fino all’angolo con le due scogliere frontali, nel 2012 c’era la sabbia e sei file di ombrelloni; oggi l’onda non soltanto non è più frenata dalle scogliere, ma le sorpassa scivolando su un fondale bassissimo delle vasche, arrivando così fino alla strada. E ancora: il lavoro naturale del mare, prendere sabbia per restituirla con l’andamento delle correnti, ormai non "funziona" più e quelle strutture, pennelli e scogliere create per impedire al mare di erodere la costa, sono diventate come uno scivolo, che ha l’effetto contrario.
Danni consistenti: strutture in legno distrutte, casottini allagati; meno spiaggia e uno scalino di 30 centimetri da ripianare con un ripascimento che chissà quale sabbia deciderà di utilizzare il prossimo anno; sono spuntati dal fondale anche massi di cemento, posizionati durante i lavori del 2013 a protezione del tratto di costa davanti alla torre Fiat, che mai erano stati visti emersi e una scogliera è stata quasi distrutta dalla forza del mare. Il segno che ormai non si può più "rattoppare" nulla.
Fiumi e canali hanno retto: il Frigido, costantemente monitorato, anche fino a tarda notte dai tecnici del comune e dal sindaco Alessandro Volpi con l’assessore Giovanni Rutili, è rimasto a pelo all’interno dei suoi argini, sommergendoli soltanto per un tratto, quello lungo la passeggiata, ed ha sfiorato l’altezza del ponte alla sua foce, lasciando senza dormire centinaia di famiglie massesi.
Anche la montagna si è salvata e, tralasciando gli inevitabili allagamenti di strade, tombini tracimanti e sottopassi impraticabili, soprattutto durante il momento di maggiore afflusso di pioggia, è possibile dire che la città, nel complesso, ha superato indenne una allerta rossa che invece preoccupava molto.
Una parte del territorio però è rimasta ferita gravemente: la costa di Marina di Massa, da cui sono spariti altri 20 metri di spiaggia, quattro stabilimenti balneari, tanto che dal Lungomare all’acqua oggi non passano più di quattro metri. Ci troviamo nell’ultimo tratto di costa al confine con Marina di Carrara: spiaggia della Torre Fiat, Don Bosco, Baracchino Rosso, Chiosco Angolo del mare e Croce Rossa. Durante la notte le onde si sono mangiate 20 chilometri di spiaggia ed hanno non soltanto sommerso, ma in un caso addirittura sfondato le scogliere a protezione della costa (quella davanti alla colonia Ugo Pisa). Eppure, non è stata una mareggiata straordinaria: è stata una mareggiata come se ne sono viste tante negli anni, forte come tutte quelle che di questi tempi arrivano sulla costa apuana.
«Ma qui ormai è tutto sbriciolato- commenta Francesco Ferraro, uno dei titolari e gestori della colonia Fiat-; ciò che è accaduto stanotte è il simbolo delle numerose contraddizioni che vive il territorio massese e che noi che facciamo impresa e turismo subiamo nostro malgrado».
Per vedere i danni dell’ultima mareggiata, alcuni dei quali potrebbero essere irreparabili, siamo andati sulla terrazza della Torre. Ferraro mostra fin dove è arrivato il mare; dalla tettoia del bagno Croce Rossa, fino all’angolo con le due scogliere frontali, nel 2012 c’era la sabbia e sei file di ombrelloni; oggi l’onda non soltanto non è più frenata dalle scogliere, ma le sorpassa scivolando su un fondale bassissimo delle vasche, arrivando così fino alla strada. E ancora: il lavoro naturale del mare, prendere sabbia per restituirla con l’andamento delle correnti, ormai non "funziona" più e quelle strutture, pennelli e scogliere create per impedire al mare di erodere la costa, sono diventate come uno scivolo, che ha l’effetto contrario.
Danni consistenti: strutture in legno distrutte, casottini allagati; meno spiaggia e uno scalino di 30 centimetri da ripianare con un ripascimento che chissà quale sabbia deciderà di utilizzare il prossimo anno; sono spuntati dal fondale anche massi di cemento, posizionati durante i lavori del 2013 a protezione del tratto di costa davanti alla torre Fiat, che mai erano stati visti emersi e una scogliera è stata quasi distrutta dalla forza del mare. Il segno che ormai non si può più "rattoppare" nulla.
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