Il Tirreno

Quelle ore nella bufera a fianco di Claudio che non rispondeva

di Melania Carnevali
Quelle ore nella bufera a fianco di Claudio che non rispondeva

Parla uno degli escursionisti coinvolti nella tragedia di domenica «E così ho tenuto sveglio Fabio in attesa dei soccorritori»

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STAZZEMA. Sono rimasto lì accanto a loro. Claudio non rispondeva, non si muoveva. Immaginavo che fosse morto. Allora cercavo di parlare a Fabio per tenerlo sveglio. Ma non era facile stare svegli, c’era freddo, tanto freddo. Avevo voglia di dormire». Le parole di Gianmarco Mazzucchi si distinguono appena al telefono. Il giorno dopo la tragedia sulle Apuane dove ha perso la vita Claudio Lotto (albergatore carrarese e presidente di Confimpresa Massa– Carrara Versilia) e dove è rimasto gravemente ferito un altro escursionista, Fabio Antonelli, la paura si è trasformata in tormento.

Un ricordo martellante. Come una pellicola mistica che si riavvolge all’infinito e lo tiene incollato lì, lungo il sentiero 126 che porta alla Pania della Croce. Rivede tutto: la partenza, i primi fiocchi di neve, il vento, la caduta, le grida, la corsa disperata alla ricerca di aiuto, il freddo, il vento, le parole di sostegno, l’attesa, l’arrivo dei soccorritori, il salvataggio, Claudio che non ce l’ha fatta. E poi, di nuovo, tutto daccapo.

«C’eravamo andati anche due settimane fa a Pania della Croce– si tormenta –: c’era neve, ma non il ghiaccio». Domenica scorsa era diverso. Il tempo era diverso. La neve picchiava forte mescolata ad acqua e ghiaccio. La strada che dal rifugio Del Freo sale verso la vetta era ghiacciata. All’altezza di Gorfigliette è avvenuto l’incidente.

Erano le 9 del mattino circa. «Stavamo pensando di tornare indietro. E poi è successo tutto all’improvviso. Ma non ho visto Claudio cadere», quasi bisbiglia Gianmarco. Ieri notte non è riuscito nemmeno a dormire. «Ho sentito l’altro (Fabio, ndr) gridare e mi sono accorto che era caduto anche lui». A quel punto Gianmarco e l’altro escursionista (Domenico Baldini, di Montignoso) si sono divisi: Domenico è andato in cerca di un telefono (in quella zona non c’è linea) mentre Giamarco è sceso giù, piano piano, lungo il sentiero ghiacciato su cui sono scivolati Fabio e Claudio e li ha raggiunti.

«Ci ho messo più di venti minuti per fare il percorso che loro due, scivolando, hanno fatto in pochi secondi». E poi è rimasto lì, accanto a loro, per ore, sotto la bufera, in attesa che arrivassero i soccorsi. Una veglia nel gelo. «Un inferno», ricorda. «Un inferno –ripete –. Non finiva più». Claudio Lotto era già morto. Fabio invece era vivo ma non riusciva a muoversi. Aveva fratture ovunque. «Ho provato anche ad alzarlo per farlo muovere, ma era pesante non ce la facevo», ricorda.

Poi resta in silenzio al telefono. «Gli parlavo per tenerlo sveglio». Ancora silenzio. «Mi diceva che aveva freddo. Anche io avevo freddo. Mi stavo addormentando pure io. Non mi sentivo più niente».

Nel frattempo Domenico camminava nella tempesta per arrivare al rifugio di Mosceta. Lì, ha fatto chiamare i soccorsi, poi ha preso coperte di lane ed è tornato sul luogo dell’incidente. «Ho avvolto Fabio nelle coperte. Ma sentiva freddo lo stesso», ricorda Gianmarco. «Il tempo non passava più, incominciavo a temere che i soccorsi non sarebbero mai arrivati».

Il Pegaso del 118 non riusciva infatti ad atterrare per la visuale scarsa. I soccorsi sono arrivati via terra, quattro squadre del soccorso alpino (leggi pezzo a fianco, ndr) che si sono dati il turno per recuperare i due escursionisti scivolati e poi per portarli a Levigliani, a piedi, il punto più vicino al sentiero in cui sono riusciti ad arrivare i mezzi.

Claudio Lotto è stato trasportato all’obitorio dell’ospedale Versilia solo nel tardo pomeriggio. Fabio Antonelli ha rischiato l’ipotermia. Dopo una pausa al rifugio, è stato trasportato all’ospedale Versilia. Ha riportato numerose fratture, è stato operato, e ora si trova nel reparto di rianimazione in coma farmacologico.

«Non so davvero cosa sia successo – racconta ancora –: ero di spalle, non ho visto. Claudio aveva nello zaino dei ramponcini. Non so perché non se li fossi messi». Nemmeno Fabio Antonelli li aveva. Avrebbero evitato la tragedia? «Non lo so», dice e fa una pausa. «Non dovevamo andare». Silenzio. «Non dovevamo andare», si ripete.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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