Il Tirreno

Via Argine Destro fa acqua nuovo allarme sul Carrione

di Libero Red Dolce
Via Argine Destro fa acqua nuovo allarme sul Carrione

Cittadini preuccupati per le pozze che su creano lungo il nuovo muro Il vicesindaco: faremo altre verifiche, ma è un problema legato all’asfalto

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CARRARA. La ferita del crollo degli argini del Carrione è di quelle che non si chiudono mai. Rifatto il muro e ricostruita la strada, torna l’allarme per quelle che ad alcuni cittadini sono sembrate delle infiltrazioni d’acqua che dal muro sul torrente finiscono su via Argine Destro. Il timore che, nonostante i lavori fresco e il basso livello del torrente, qualcosa non vada con i lavori fatti. Un falso allarme, in parte, ma un problema reale sul rifacimento della strada che già gli imprenditori delle segherie limitrofe hanno segnalato alla Regione.

Trecento metri di asfalto appena messo, una striscia nera in contrasto di tono con l’imponente muro messo a protezione del Carrione. Lavori appaltati a una società e portati a termine da poco, circa alla metà di novembre. Un intervento per mettere in sesto la strada, devastata dall’alluvione e in verità già piuttosto consunta dal logorio del traffico di tir prima del crollo e che secondo le ditte in questione non sarebbe stato fatto a regola d’arte. Quando piove infatti l’acqua si accumula in diversi punti del nastro di cemento, formando delle pozze stantie che evaporano in poco tempo. Per gli imprenditori una seria minaccia «alla stabilità e alla sicurezza della strada».

E una ferita aperta non la si trascura. Appena ricevuta la segnalazione l’amministrazione si è attivata. Il vicesindaco Matteo Martinelli è andato nel pomeriggio di ieri a fare un sopralluogo, per rendersi conto di persona di cosa si trattasse. «Per fortuna non si tratta di una perdita dal muro o di un problema sugli argini, ma sembra essere una questione legata alla strada. I tecnici hanno già fatto un sopralluogo e ne effettueranno un altro per sincerarsi del problema. Il muro sembra essere a posto, ma la prudenza non è mai troppa. Adesso che ho visto di cosa si tratta però sono più sereno».

Gli imprenditori a novembre, durante la fase di realizzazione della strada, hanno fatto delle verifiche. Muniti di metro e livella hanno preso le misure e fatto i controlli sull’asfalto. E hanno scoperto qualcosa che a loro dire non torna.

In una lettera dell’avvocato Riccardo Diamanti le società Mondial Marmi, Fibra, Darmar, Fontanini, I.Ivan, Doganella Graniti e Verdini Marmi si rivolgo direttamente alla polizia municipale. Secondo la lettera la ditta appaltatrice ha realizzato «un unico strato di asfalto dello spessore di tre centimetri e senza sanare il sottofondo, benché il relativo progetto esecutivo preveda due strati di asfalto, uno di sei centimetri e uno di tre centimetri».

Il comando della municipale ha risposto così: «In merito alla modalità di esecuzione dei lavori di rifacimento stradale si comunica che nessuna competenza è ascrivibile alla polizia locale». Risposta che non ha soddisfatto molto le aziende, che qualche settimana prima avevano ricevuto dalla Regione un testo dove si spiegava che «i lavori di asfaltatura nono sono stati ad oggi consegnati alla Regione Toscama pertanto l’unica responsabile per eventuali inadempienze è la ditta appaltatrice».

Il vicesindaco spiega che «una risposta dalla Regione è arrivata anche agli uffici comunali, ora verificheremo che tutto è stato fatto a regola».

C’è chi però da quella notte del 5 novembre 2014 ha imparato che al vocabolario del rammarico a posteriori si risponde con l’alfabeto della prevenzione. Sabrina Bertoloni, che abitata vicino al torrente perse tutto, subì danni per migliaia di euro e ricevette soli 5mila euro di rimborso. È stata lei a segnalare per prima un problema. Aveva visto l’acqua colare dai buchi tappati sul muro. «Da dove arriva quell’acqua e perché viene giù?», si chiede. In effetti in alcune parti del muro si vedono delle ombreggiature colate verso il basso, come se l’acqua ci passasse attraverso. Segnalazioni che erano già arrivate al vicesindaco che, spiega, «sono state in parte risolte mettendo dei tappi chiusi, ma non hanno a che fare con la tenuta della struttura. In ogni caso verificheremo anche questo».

«La mia vita da quel giorno è cambiata – continua indomita Sabrina – io sono disposta ad andare in Procura anche da sola se nessuno vorrà prendersi la briga di accertarlo. Voglio che la Regione o chi per lei mi assicuri che va tutto bene, che è una cosa normale e che non c’è niente da temere». Solo l’attenzione e la cura faranno sì che, forse, un giorno, il dito possa scorrere su quella ferita come su un brutto ricordo. Finalmente riappacificato.

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