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Allarme abusi sulle donne Oltre duecento nuovi casi

Allarme abusi sulle donne Oltre duecento nuovi casi

È il dato provinciale di Massa Carrara che emerge dal rapporto della Regione I centri anti violenza lanciano l’appello: «Abbiamo bisogno di finanziamenti»

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MASSA. Sono più consapevoli nel riconoscere i comportamenti violenti e sono sempre più giovani le donne che si rivolgono ai centri anti violenza, fotografate dal rapporto sulla violenza di genere pubblicato dalla Regione. Tremila i nuovi casi nella regione di cui più di duecento (212) nell’ultimo anno nella provincia di Massa-Carrara, che i quattro centri anti violenza (Cav, in sigla) presenti sul territorio, il centro Duna per il comune di Massa, il Centro donna per la Lunigiana, l’associazione Sabine per Montignoso e Donna chiama donna per Carrara, hanno segnalato e trasmesso all’osservatorio sociale regionale che si occupa di monitorare il fenomeno.

Duecento accessi ai Cav solo nell’ultimo anno che, sommati a quelli degli anni precedenti, mostrano il tasso di incidenza “peggiore” della regione, con un accesso ogni 200-300 donne residenti sul territorio.

«Essendo un fenomeno tradizionalmente sommerso non è necessariamente un dato negativo – ha spiegato Francesca Menconi, del centro Donna chiama donna di Carrara – l’aumento degli accessi dimostra una presa di coscienza da parte delle donne nei confronti delle violenze, donne sempre più giovani che grazie al lavoro dei Cav, delle Asl e dei progetti nelle scuole maturano una consapevolezza maggiore del fenomeno».

Violenze che il report della Regione ha riconosciuto in sette tipologie: in forma fisica, psicologica, economica, stalking, violenza sessuale, molestie sessuali e mobbing, ma che potrebbe estendersi nei prossimi anni anche alla violenza online e in rete «considerati gli effetti – scrive la Regione nel rapporto – che essa produce e le caratteristiche specifiche, in particolare per la rapidità e sostanziale incontrollabilità nel tempo della sua diffusione». «Anche se complessa da gestire perché difficilmente quantificabile è importante insistere anche sulla violenza online, che in alcuni casi ha portato al suicidio delle donne. Al di là dello schermo le persone credono che la comunicazione perda di significato – continua Menconi – ma è querelabile e individuabile».

Non solo le donne al centro dell’analisi della Regione, ma anche chi la violenza è costretto a subirla da spettatore.

«La violenza assistita rimane uno dei punti sul quale c’è ancora molto da fare – è intervenuta la presidente dell’associazione Sabine di Montignoso, Giovanna Del Freo – un tema sensibile per la Regione che si sta adoperando per gestirlo in maniera appropriata, anche attraverso contributi finalizzati all’inserimento lavorativo delle donne che subiscono violenza. L’indipendenza economica, infatti, rimane un punto di svolta per le donne che si sentono ricattate economicamente dai proprio maltrattanti. Poter contare sulle proprie forze per il proprio mantenimento e quello di un ipotetico figlio potrebbe fare la differenza nella scelta di una donna di denunciare o meno le violenze subite».

Resta aperto il problema dei finanziamenti ai Cav, tenuti in vita nella maggior parte dei casi grazie al contributo volontario delle operatrici. «Finanziamenti che ad oggi non sono continuativi e nemmeno congrui – ha spiegato Francesca Rivieri, operatrice del centro Duna – non c’è ancora una visione nazionale che affronti la tematica e la mancanza di pianificazione dei fondi crea non poca difficoltà ai centri».

Camilla Palagi

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