Carrara, il Comune sfratta l’artista Buffoni dal fondo di 12 metri
«Mi era stato affidato ufficialmente nel 2005 per il rilancio del centro storico: il 23 riconsegno le chiavi»
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CARRARA. Proprio nel periodo in cui Carrara viene premiata entrando all'interno della rete Unesco delle città creative (per l'artigianato) per un noto artista della città arriva la doccia gelata: entro il 23 novembre, infatti, l'artista carrarese Romeo Buffoni, con studio nel centro storico, dovrà riconsegnare le chiavi del fondo del Comune, dove espone le opere, altrimenti verrà sfrattato. Ma andiamo con ordine ripercorrendo le tappe di una storia che nasce circa 12 anni fa e arriva all'amaro epilogo di queste settimane.
Romeo Buffoni nel centro di Carrara è conosciuto da tutti: da anni, infatti, porta avanti il suo atelier di pittura in vicolo dell'Arancio dove inoltre organizza esposizioni personali e collettive. A Carrara, oltre a far parte degli Artisti del Borgo («sono nati qui in vicolo dell'Arancio», racconta), è tra gli organizzatori del Simposio internazionale di scultura a mano, atteso evento estivo di piazza Duomo. Tra le sue molte opere troviamo un quadro in sala di rappresentanza a Palazzo civico, nonché il murale dedicato al mondo del marmo proprio nei pressi del suo laboratorio. Un lavoro artistico portato avanti da circa vent'anni nel suo atelier a cui, nell'estate del 2005, viene aggiunto un piccolo fondo (all'incirca 12 metri quadrati); piccolo fondo che, dopo averlo risistemato, da allora il pittore carrarese comincia a utilizzare per le esposizioni. «Nel 2005 – ci spiega Buffoni assieme all'avvocato Vittorio Briganti – il Comune e l'allora assessore al sociale Carlo Martini mi danno questo fondo in custodia che io avevo precedentemente risistemato, a mie spese. L'affitto gratis, ma la mia attività per il fondo doveva essere senza scopo di lucro. Si tratta di un fondo di proprietà comunale, adiacente al mio, un “sottoscala” per la precisione di 5 metri per circa 2,5, che mi veniva dato per il progetto Urban che proponeva in questo modo il rilancio del centro storico». Un fondo, però, che entro il prossimo 23 novembre dovrà riconsegnare al Comune. Sì, perché dagli uffici municipali alla fine del mese scorso a Buffoni è arrivata una chiara comunicazione: un vero fulmine a ciel sereno, riflette. «Mi sento offeso – commenta a riguardo l'artista - come cittadino, per il trattamento che ho ricevuto dopo tanti anni di iniziative per il rilancio del centro storico. Avrei voluto un dialogo, invece mi hanno mandato questa lettera: mi sfrattano se non consegno le chiavi entro il 23 novembre e dovrò pagare 209 euro di affitto per il mese in corso. Dicono che non ho il titolo, ma mi è stato dato nel 2005», aggiunge mentre ci fa vedere la lettera (prot. 554 del 21 luglio 2005). Non è la prima volta che nasce un problema di questo tipo, fa sapere, ma precedentemente, nel 2011, tutto era stato risolto proprio con un incontro. Ma all'interno della comunicazione, fa notare, «questa volta non ci sono margini di dialogo». E così lui il 23, salvo ripensamenti da piazza Due Giugno, riconsegnerà queste chiavi, ma non ci sta. «Nessuna azione legale, è una questione – conclude amareggiato Buffoni – anche di metodi: voglio far nascere una discussione su questo argomento in città. Ma poi non erano loro quelli dei fondi sfitti? Chiudendo luoghi come questo non si fa di certo cultura. Il 23 riconsegnerò tuttavia le chiavi». «Il centro storico – chiosa Vittorio Briganti – cade a pezzi, c'è una possibilità, gratis, di avere uno spazio inclusivo non capisco perché fare la guerra a un fondo che fa cultura: tanto si chiude per non dare a nessuno, è mancato il dialogo».
Luca Barbieri
Romeo Buffoni nel centro di Carrara è conosciuto da tutti: da anni, infatti, porta avanti il suo atelier di pittura in vicolo dell'Arancio dove inoltre organizza esposizioni personali e collettive. A Carrara, oltre a far parte degli Artisti del Borgo («sono nati qui in vicolo dell'Arancio», racconta), è tra gli organizzatori del Simposio internazionale di scultura a mano, atteso evento estivo di piazza Duomo. Tra le sue molte opere troviamo un quadro in sala di rappresentanza a Palazzo civico, nonché il murale dedicato al mondo del marmo proprio nei pressi del suo laboratorio. Un lavoro artistico portato avanti da circa vent'anni nel suo atelier a cui, nell'estate del 2005, viene aggiunto un piccolo fondo (all'incirca 12 metri quadrati); piccolo fondo che, dopo averlo risistemato, da allora il pittore carrarese comincia a utilizzare per le esposizioni. «Nel 2005 – ci spiega Buffoni assieme all'avvocato Vittorio Briganti – il Comune e l'allora assessore al sociale Carlo Martini mi danno questo fondo in custodia che io avevo precedentemente risistemato, a mie spese. L'affitto gratis, ma la mia attività per il fondo doveva essere senza scopo di lucro. Si tratta di un fondo di proprietà comunale, adiacente al mio, un “sottoscala” per la precisione di 5 metri per circa 2,5, che mi veniva dato per il progetto Urban che proponeva in questo modo il rilancio del centro storico». Un fondo, però, che entro il prossimo 23 novembre dovrà riconsegnare al Comune. Sì, perché dagli uffici municipali alla fine del mese scorso a Buffoni è arrivata una chiara comunicazione: un vero fulmine a ciel sereno, riflette. «Mi sento offeso – commenta a riguardo l'artista - come cittadino, per il trattamento che ho ricevuto dopo tanti anni di iniziative per il rilancio del centro storico. Avrei voluto un dialogo, invece mi hanno mandato questa lettera: mi sfrattano se non consegno le chiavi entro il 23 novembre e dovrò pagare 209 euro di affitto per il mese in corso. Dicono che non ho il titolo, ma mi è stato dato nel 2005», aggiunge mentre ci fa vedere la lettera (prot. 554 del 21 luglio 2005). Non è la prima volta che nasce un problema di questo tipo, fa sapere, ma precedentemente, nel 2011, tutto era stato risolto proprio con un incontro. Ma all'interno della comunicazione, fa notare, «questa volta non ci sono margini di dialogo». E così lui il 23, salvo ripensamenti da piazza Due Giugno, riconsegnerà queste chiavi, ma non ci sta. «Nessuna azione legale, è una questione – conclude amareggiato Buffoni – anche di metodi: voglio far nascere una discussione su questo argomento in città. Ma poi non erano loro quelli dei fondi sfitti? Chiudendo luoghi come questo non si fa di certo cultura. Il 23 riconsegnerò tuttavia le chiavi». «Il centro storico – chiosa Vittorio Briganti – cade a pezzi, c'è una possibilità, gratis, di avere uno spazio inclusivo non capisco perché fare la guerra a un fondo che fa cultura: tanto si chiude per non dare a nessuno, è mancato il dialogo».
Luca Barbieri
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