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L’inchiesta sulla Stidda arriva davanti al gup

L’inchiesta sulla Stidda arriva davanti al gup

Primo round dal giudice dell’udienza preliminare al tribunale di Genova L’indagato è accusato di aver estorto undicimila euro a un imprenditore

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MASSA. Si deciderà entro il mese di novembre il rinvio a giudizio di Bartolomeo Monachella, 42 anni, originario di Gela. L'uomo, a piede libero, è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, Monachella ha chiesto e ottenuto in quasi un anno undicimila euro dal suo datore di lavoro, imprenditore titolare di una ditta con sede legale nel nisseno ma impegnata in un subappalto alla Nuovo Pignone, in provincia di Massa, dietro minaccia di ritorsioni da parte della Stidda, l'associazione mafiosa conosciuta soprattutto nell'entroterra siciliano.

Era stato proprio l’imprenditore ad assumerlo: Monachella, secondo quanto ha raccontato la vittima agli inquirenti, non faceva assolutamente nulla. E quando il datore di lavoro si era lamentato minacciando di licenziarlo erano scattate le ritorsioni. Oltre ai mezzi dati alle fiamme anche degli spari contro l’abitazione dell’imprenditore. A Gela. Da qui la decisione di chiedere aiuto alle forze dell’ordine. La squadra mobile dopo il suo racconto aveva cercato i riscontri e li aveva trovati.

E proprio di questo si è parlato nella prima udienza preliminare, con la difesa dell’indagato che ha insistito sul fatto che l’assistito non ha mai minacciato nessuno. Limitandosi a fare il proprio lavoro e basta. Il giudice, però, vista la mole di documenti raccolta ha fìssato per fine novembre la data della sua decisione sul rinvio a giudizio o meno.

La Direzione distrettuale antimafia di Genova, almeno per il filone che si limita all’estorsione, l’inchiesta l’ha chiusa alla fine di maggio. Ma la Dda non si è fermata qui. Perché quello che è successo viene ritenuto di estrema gravità. Al Nuovo Pignone per quasi un anno ha lavorato una ditta che aveva tra i suoi dipendenti - fino a prova contraria - l’appartenente a una cosca mafiosa. Pericolosa. Perché è stato assunto? Il capo della squadra mobile, Antonio Dulvi Corcione, ha preso contatti con i colleghi di Caltanissetta per farsi un’idea di che tipo fosse Monachella. Nessun precedente specifico ma comunque un personaggio da tenere sotto controllo, visto che aveva un obbligo di soggiorno proprio per le sue frequentazioni malavitose. Il sospetto è che l’imprenditore lo avesse assunto su specifica richiesta degli stiddari gelesi, ma che poi lui se ne sia approfittato e invece di lavorare come aveva promesso si era messo a comandare. (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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