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Due famiglie musulmane ospiti nel Duomo cittadino
L’iniziativa umanitaria voluta dal parroco Don Raffaello «Sono bisognose, qui c’era spazio: siamo tutti figli di Dio»
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CARRARA. Il parroco don Raffaello ospita negli spazi di pertinenza del Duomo persone in difficoltà. Una famiglia è già arrivata e una seconda si aggiungerà a giorni. Si tratta di persone di origine marocchina e di fede islamica. «Siamo tutti uguali davanti a Dio», sottolinea Don Raffaello Piagentini. Due sorelline, una di pochi mesi e una iscritta alle scuole elementari accompagnate dai loro genitori. E tre fratellini tutti sotto i 10 anni con la mamma e il padre disabile. In comune hanno la provenienza, sono cittadini marocchini, la fede islamica e una condizione di indigenza. Tanto da essere accolti sotto il tetto della principale chiesa cattolica della città di Carrara, il Duomo di Sant’Andrea.
«Ricevere i migranti è un comandamento di Dio» ha dichiarato, a inizio settembre, Papa Francesco e il parroco del Duomo, Don Raffaello, l’ha preso alla lettera. Da parroco di strada qual è, sempre schierato con i più deboli e contro le prevaricazioni (sono celebri le sue sparate contro i “baroni del marmo”, ndc) Piagentini ha deciso di aprire le porte della sua parrocchia a due famiglie in difficoltà; come detto, cittadini stranieri, di origine marocchina e di religione islamica.
Insomma la casa di Dio che spalanca le sue porte a quelli che ai tempi delle crociate venivano chiamati “gli infedeli”. «Io sto con Cristo tutti i giorni e non vedo cosa ci sia di strano. Il mondo è di chi lo abita» premette il parroco indicando questa come la sua “filosofia” dell’accoglienza. Insomma per il sacerdote del Duomo poco contano la provenienza e la fede, quando alla porta della sua chiesa si presenta qualcuno in difficoltà. «Una famiglia è già ospite qui da noi. Hanno una bimba di pochi mesi e una più grandicella che frequenta le elementari. Ora per fortuna il papà ha trovato lavoro e speriamo di riuscire a sistemarli in una casetta» spiega Piagentini. Ma per un “ospite” che parte, un altro è dato in arrivo. «Abbiamo preparato tre stanze per un’altra famiglia. Sono tre figli, tutti sotto i 10 anni con i genitori. Il papà è l’uomo ferito da uno sparo a Sarzana» racconta il parroco. Il riferimento è al 47enne marocchino raggiunto da un colpo di fucile sparato da un cacciatore, lo scorso 1° ottobre, a Sarzana: lo straniero è stato raggiunto da una pallottola all’addome, al termine di una lite. A fare fuoco era stato un uomo di 52 anni, di Castelnuovo Magra, fermato dai carabinieri al termine di una breve fuga. La vittima era rimasta ferita in modo grave e dopo il ricovero all’Ospedale delle Apuane era stato trasferito a Firenze: «Quando sarà dimesso verrà qui da noi, insieme alla famiglia che finalmente potrà riunirsi. I bambini adesso sono ospiti di uno zio» precisa il sacerdote lasciando intendere che in questo caso, la situazione è aggravata dalle precarie condizioni fisiche del padre di famiglia. E quando gli si chiede se non teme che il suo gesto possa destare qualche malumore tra i suoi parrocchiani, visto il grande numero di famiglie italiane in difficoltà, Don Raffaello risponde senza esitazione: «Siamo tutti uguali davanti a Dio... e per chi non crede, siamo tutti uguali lo stesso». Un modo efficace per mettere a tacere chi, credente o no, riesce a fare distinzioni o peggio ancora graduatorie – davvero poco cristiane – tra bisognosi.
Cinzia Chiappini
«Ricevere i migranti è un comandamento di Dio» ha dichiarato, a inizio settembre, Papa Francesco e il parroco del Duomo, Don Raffaello, l’ha preso alla lettera. Da parroco di strada qual è, sempre schierato con i più deboli e contro le prevaricazioni (sono celebri le sue sparate contro i “baroni del marmo”, ndc) Piagentini ha deciso di aprire le porte della sua parrocchia a due famiglie in difficoltà; come detto, cittadini stranieri, di origine marocchina e di religione islamica.
Insomma la casa di Dio che spalanca le sue porte a quelli che ai tempi delle crociate venivano chiamati “gli infedeli”. «Io sto con Cristo tutti i giorni e non vedo cosa ci sia di strano. Il mondo è di chi lo abita» premette il parroco indicando questa come la sua “filosofia” dell’accoglienza. Insomma per il sacerdote del Duomo poco contano la provenienza e la fede, quando alla porta della sua chiesa si presenta qualcuno in difficoltà. «Una famiglia è già ospite qui da noi. Hanno una bimba di pochi mesi e una più grandicella che frequenta le elementari. Ora per fortuna il papà ha trovato lavoro e speriamo di riuscire a sistemarli in una casetta» spiega Piagentini. Ma per un “ospite” che parte, un altro è dato in arrivo. «Abbiamo preparato tre stanze per un’altra famiglia. Sono tre figli, tutti sotto i 10 anni con i genitori. Il papà è l’uomo ferito da uno sparo a Sarzana» racconta il parroco. Il riferimento è al 47enne marocchino raggiunto da un colpo di fucile sparato da un cacciatore, lo scorso 1° ottobre, a Sarzana: lo straniero è stato raggiunto da una pallottola all’addome, al termine di una lite. A fare fuoco era stato un uomo di 52 anni, di Castelnuovo Magra, fermato dai carabinieri al termine di una breve fuga. La vittima era rimasta ferita in modo grave e dopo il ricovero all’Ospedale delle Apuane era stato trasferito a Firenze: «Quando sarà dimesso verrà qui da noi, insieme alla famiglia che finalmente potrà riunirsi. I bambini adesso sono ospiti di uno zio» precisa il sacerdote lasciando intendere che in questo caso, la situazione è aggravata dalle precarie condizioni fisiche del padre di famiglia. E quando gli si chiede se non teme che il suo gesto possa destare qualche malumore tra i suoi parrocchiani, visto il grande numero di famiglie italiane in difficoltà, Don Raffaello risponde senza esitazione: «Siamo tutti uguali davanti a Dio... e per chi non crede, siamo tutti uguali lo stesso». Un modo efficace per mettere a tacere chi, credente o no, riesce a fare distinzioni o peggio ancora graduatorie – davvero poco cristiane – tra bisognosi.
Cinzia Chiappini
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