Il Tirreno

Carrara, ferito in cava, rifiuta di trasferirsi. Fa ricorso ma perde in tribunale

di Libero Red Dolce
Carrara, ferito in cava, rifiuta di trasferirsi. Fa ricorso ma perde in tribunale

Per i danni non può fare l’operaio, trasformato in magazziniere: la sede è a Carugate, in Lombardia. Secondo il giudice però non ci sono soluzioni alternative ed è stato pagato per tre anni senza lavorare 

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. “Gravissimo un meccanico”, titolava Il Tirreno sette anni fa. Un meccanico specializzato sta lavorando su un escavatore a Cava Vennai, a Miseglia, quando prende una botta in testa da un’asta che lo manda a terra svenuto. Quasi non respira, lo salvano due cavatori con una manovra. Ma i danni sono gravi. Nel 2016 l’uomo viene licenziato dalla Cgt (compagnia generale trattori): non accetta il trasferimento a Carugate, in provincia di Milano, con la nuova funzione di magazziniere. Fa ricorso, a in tribunale perde.

È la storia di Leonardo Vanelli, un operaio, in qualche modo un distillato puro delle complicate vicende che spesso riguardano il lavoro in cava e gli incidenti. Responsabilità da ambo le parti, sicurezza sul lavoro vissuta con leggerezza e soprattutto i danni tremendi sull’integrità fisica quando si ha a che fare con il marmo e i macchinari per lavorarlo.

Dopo l’incidente, che gli procura dei danni molto seri, soprattutto ai riflessi, la qualifica di Vanelli passa da “Operaio meccanico specializzato” a “Magazziniere”. Dunque trasferimento a Carugate, in Lombardia, dove c’è il magazzino dell’azienda. L’unico sul territorio. Vanelli rifiuta e l’azienda avvia una procedura per licenziamento per giustificato motivo. Lui non ci sta e impugna: si tratta di licenziamento discriminatorio.

La tesi dell’operaio però viene rigettata dal giudice. Secondo Vanelli infatti il trasferimento è solo una pressione per farlo andare via, utilizzato in modo strumentale dall’azienda come scusa per risolvere il contratto di lavoro. E sostiene che la sua inidoneità fisica era stata causata proprio dall’incidente con il macchinario, del quale l’azienda è quantomeno corresponsabile.

Nella sentenza, il giudice Augusto Lama rileva la regolarità formale del provvedimento di licenziamento: tutto fatto secondo le norme. E sull’idoneità fisica dà ragione a Cgt, perché «al fine di conservare il rapporto di lavoro era necessario modificare il profilo professionale di Vanelli». Insomma, non potendo più fare il suo mestiere di operaio non c’era altra soluzione che ricollocarlo come magazziniere. Non è tutto. Fa notare come l’azienda abbia retribuito per tre anni l’operaio anche se non andava a lavoro, avendogli anche versato «a titolo di risarcimento» la somma di 460mila euro per l’incidente.

Veniamo al più complesso capitolo sulla corresponsabilità. Dopo l’incidente Tra azienda e Vanelli si apre un contenzioso penale, che finisce per stabilire che parte della responsabilità è da ascrivere agli uffici preposti alla formazione alla vigilanza sulla sicurezza dei lavoratori di Cgt.

E per questo Vannelli chiede ragione di un licenziamento dovuto a un incidente causato anche dai mancati controlli altrui.

Ma per il giudice del lavoro il licenziamento è in qualche modo un caso a sé: va esaminata la serie di cause legata dunque a quel procedimento, che si riferisce anche a tre giudizi medici di non idoneità fisica alla mansione di operaio presentati dallo stesso Vanelli. Il cambio di ruolo insomma era una condizione obbligata, non un’azione discriminatoria. La corresponsabilità dell’azienda nell’infortunio non porta perciò a dichiarare illegittimo il licenziamento.

L’azienda, secondo la sentenza, può perciò ricollocare il lavoratore secondo le sue nuove, ridotte, capacità lavorative e la sua eventuale responsabilità non fa sì che l’operaio possa scegliere la mansione o il posto di lavoro in contrasto con le norme previste.

Per di più nel processo penale si stabilì che Vannelli durante l’incidente era senza casco pur essendone dotato e fece la manovra con l’escavatore accesso: cosa del tutto irregolare. Un’operazione non prevista dalle procedure e che riporta parte della responsabilità sulle sue spalle.

Vanelli ha anche chiesto all’azienda il trasferimento nelle altre sedi toscane, Arezzo e Livorno, ma lì, come a Carrara, non ci sono i magazzini.

Considerato questo quadro complessivo, per il giudice Lama la «soluzione offerta dall’azienda – cioè il trasferimento a Carugate – è l’unica ipotesi oggettivamente prospettabile per il mantenimento del rapporto di lavoro in essere». E dunque ricorso respinto e Vanelli rimane fuori dall’azienda. Una sentenza che farà discutere.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web