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Eccezionale ritrovamento a Vara: blocco del 1° secolo d.C.
Il reperto è il più grande mai trovato fino a oggi a Carrara La scritta a scalpello fatta dai romani è ben leggibile
CARRARA. Nei giorni scorsi Enrico Dolci, lo studioso che da decenni compie rilevamenti e studi sulla cave antiche di Carrara, ha individuato e documentato un reperto marmoreo di eccezionale interesse archeologico, trovato in località Vara, nei pressi dei ponti famosi in tutto il mondo. Si tratta di un grande informe di marmo bianco ordinario di buona qualità, parzialmente lavorato, delle dimensioni di circa 4,2 metri per 2,7 per 1,6, equivalenti a circa 18 metri cubi di materiale (all’incirca, oltre 40 tonnellate). Come volumetria, si tratta del più grosso tra i materiali marmorei mobili di interesse archeologico rinvenuti fino ad oggi a Carrara. Il blocco presenta una importante "nota lapicidinae" incisa a scalpello (cioè una marcatura tecnica effettuata direttamente in cava al momento della lizzatura a valle del marmo) ben leggibile. Il testo originale è il seguente: "L(oco) X CAE(saris) CCCX". È quindi indicato il numero progressivo della cava (il "locus") ed il numero di produzione del blocco (310). E' molto probabile che, date le eccezionali dimensioni del blocco, la cava antica di provenienza fosse nella stessa zona di Vara, dove già in passato erano state localizzate tracce di antica escavazione.
Un ritrovamento straordinario per dimensioni, e or ovviamente si pone il tema della sua destinazione. Il posizionamento naturale sarebbe mel Museo del marmo dove, lo ricordiamo, si trova la più importante collezione al mondo di manufatti di cava contrassegnati con scritte romane, una delle eccellenze cittadine purtroppo poco valorizzate e poco pubblicizzate, un tesoro di livello mondiale che sicuramente se fosse altrove avrebbe ben altra visibilità. A idearlo e crearlo fu proprio lo stesso Dolci nel 1982. Si diceva del blocco: vi è tuttora in vigore un’ordinanza del sindaco Marchetti che impone la tutela di simili reperti e anche lo statuto del Museo del marmo prevede di ospitare questi eccezionali ritrovamenti; gli spazi all’perto si potrebbero trovare.
Per quanto riguarda infine la datazione del blocco, l’impressione secondo Dolci è che risalga al primo secolo dopo Cristo.
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