Il Tirreno

Le detenute vanno in scena al teatro della Rosa

Le detenute vanno in scena al teatro della Rosa

Il titolo è “Bella e Bestia. Metamorfosi di pregiudizi” Quarta tappa venerdì 20 e sabato 21 a partire dalle 21

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PONTREMOLI. Il teatro come ponte tra il carcere e la società civile, come luogo di contatto tra i detenuti e i cittadini. Ma anche un modello di quel recupero, sociale e culturale che il teatro in carcere, e la cultura in generale, dovrebbero operare in vista di quella rieducazione a cui tende o dovrebbe tendere l'istituzione penitenziaria.

Con questo spirito è ormai operativo dal 2013 il percorso artistico-formativo "Saran rose e fioriranno" il progetto che coinvolge le detenute dell'Istituto Penale Minorile Femminile di Pontremoli. E che vedrà divenire operativa la sua quarta tappa venerdì 20 e sabato 21 ottobre alle ore 21 al Teatro della Rosa che sarà il palcoscenico dello spettacolo “Bella e Bestia. Metamorfosi di pregiudizi”.

Uno spettacolo che è stato presentato ieri mattina nella sede dell’istituto alla presenza del sottosegretario alla giustizia, Cosimo Maria Ferri, del direttore dell’istituto penale Mario Abrate, del presidente del consiglio comunale Patrizio Bertolini, del regista dello spettacolo Paolo Billi e del docente dell’accademia delle Belle Arti di Carrara Piero Ricci.

Rappresentazione che mette al centro del lavoro una fiaba che ha avuto gran fortuna e diverse letture nel Novecento: La Bella e la Bestia, che nella rilettura di Belli ha la sua chiave di lettura fondamentale nel pregiudizio, nelle sue stratificazioni e nelle sue metamorfosi. Un'ora di immersione in una atmosfera dark e onirica di forte impatto visivo. «Ho deciso – ha raccontato Belli – di capovolgere la struttura classica della fiaba che vede protagonista la Bestia mentre in questo caso sarà la figura femminile ad emergere maggiormente”. E poi Belli annuncia un finale a sorpresa “che chiaramente non posso svelare adesso».

Saranno otto le ragazze dell’istituto impegnate nella rappresentazione (oltre il 50% delle attuali ospiti della struttura) ma il momento dello spettacolo è stato preceduto da un ampio lavoro che coinvolto le ragazze ma anche la società pontremolese, simbolo del rapporto diretto che c’è tra la struttura ed il mondo della città, come evidenziato dal direttore Abrate.

Quindi il lavoro di scenografia realizzata anche quest'anno in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Carrara, (e il docente Ricci si è detto fiero ed entusiasta di questa collaborazione che dura nel tempo) e poi un laboratorio di sartoria per la realizzazione dei costumi di scena, in IPM e presso il Centro Giovanile Mons. G. Sismondo, e un laboratorio di movimento e di teatro in IPM. Confermato anche quest’anno il lavoro comune nella fase di scrittura del testo (a cura di Filippo Milani) tra le ragazze dell’istituto penale e i giovani frequentanti le scuole superiori.

Quest’anno oltre all’istituto “Malaspina” (già attivo l’anno passato) si è aggiunto anche il “Belmesseri” e a testimonianza di questa sinergia tre giovani “scrittori” erano presenti alla presentazione dell’iniziativa ed incalzati dal sottosegretario Ferri, nella veste anche di “stimolatore”, hanno raccontato alcuni momenti della loro esperienza fianco a fianco alle giovani detenute. Ed è stato poi proprio il sottosegretario a tirare le fila della mattinata, partendo dal ringraziare tutte le associazioni coinvolte (oltre a quelle già citate, il Lions Club Pontremoli, le associazioni Ponti Aperti e Centro Teatro Pontremoli, lo stesso Comune di Pontremoli) un fatto che dimostra «la grande sensibilità ed attenzione che circonda il mondo dell’istituto penale di Pontremoli. In questi anni è cresciuto il numero dei volontari che offrono il loro apporto alla struttura e tanti di loro sono giovani. Non è un fatto scontato, anzi, e segnala di un rapporto importante». E il sottosegretario ha lanciato poi l’idea di una sfida-progetto per cercare di capire meglio quanto sia riuscito a funzionare, questo percorso di reinserimento nella società. “«Si potrebbe pensare ad organizzare un momento di rincontro tra le ragazze uscite che hanno fatto parte del progetto teatrale. Un modo per sapere di cosa è rimasto loro di questa esperienza e se è stata utile nel ritornare ad affrontare la vita fuori dall’istituto di detenzione». (r.s.)

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