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«Aiutavano i carabinieri indagati»
di Alessandra Vivoli
Ecco perché sono indagati l’ex comandante provinciale dei carabinieri e l’ex comandante della Compagnia di Pontremoli
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MASSA. Sono 33 gli indagati nella maxi inchiesta della Procura di Massa Carrara (nella lista dell’avviso conclusione indagini si arriva al numero 37, quattro numeri vengono saltati). Un’indagine, condotta dai sostituti procuratori Alessia Iacopini e Marco Mansi, con la regia del procuratore capo Aldo Giubilaro, che ha scosso dalle fondamenta l’Arma provinciale e l’intera comunità della Lunigiana. Ci sono due elementi nuovi che emergono dalle 43 pagine di avviso conclusione indagini depositato martedì scorso dalla Procura. È iscritto al registro degli indagati non solo – come anticipato da Il Tirreno – il colonnello Valerio Liberatori, ormai ex comandante provinciale dei carabinieri, ma anche Saverio Cappelluti, ex comandante dei carabinieri di Pontremoli. Il reato contestato nei loro confronti – e in concorso – è quello di favoreggiamento (art. 378 c. p.) .
L’avviso di conclusione indagini. Una discesa agli inferi. Quarantatrè pagine che mettono insieme, uno dopo l’altro, gli episodi su cui ha messo la lente la Procura di Massa-Carrara dopo le denunce di maltrattamenti all’interno della caserma dei carabinieri di Aulla (e non solo) da parte di alcuni uomini dell’Arma. Esce un quadro – accusatorio – complesso e trentatrè nomi iscritti sul registro degli indagati. Ci sono i racconti dei pestaggi: dei calci in faccia e delle pistole puntate in faccia. Una vera e propria discesa agli inferi anche se, è doveroso sottolinearlo, si tratta della ricostruzione dell’accusa. Le difese dei trentatrè indagati (fra il gotha degli avvocati c’è anche il sindaco di Aulla Roberto Valettini) hanno venti giorni di tempo, dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, per depositare le proprie memorie e anche eventualmente per chiedere l’interrogatorio dei propri assistiti.
Ecco perché sono indagati l’ex comandante provinciale dei carabinieri e il comandante di Pontremoli. A trascinare, è proprio questo il termine appropriato, nella maxi inchiesta della Procura il colonnello Liberatori e l’exl comandante della Compagnia di Pontremoli Cappelluti, è Alessandro Fiorentino, brigadiere 45enne in servizio presso la Stazione di Aulla. Ed è proprio da un procedimento penale (per percosse) – nei suoi confronti – che ha preso le mosse l’indagine.
A denunciare Fiorentino era stato un magrebino per un fatto del 2011. Un episodio ancora tutto da chiarire (dal giudice di Pace la nuova udienza è fissata al primo febbraio) che ha comunque avrebbe spinto la Procura a mettere sotto la lente le caserme della Lunigiana.
L’accusa di favoreggiamento mossa nei confronti del colonnello Liberatori e del comandate Cappelluti è legata proprio alla situazione di Fiorentino per cui, entrambi gli ex comandanti di Compagnia («per aiutare i carabinieri indagati») avrebbero imposto all’allora comandante di Aulla, Andrea Tellini, «di predisporre servizi esterni in pattuglia in cui al Fiorentino fosse impedito di continuare a svolgere il ruolo di capo-pattuglia, affiancandogli un militare più alto in grado o più anziano». «Così– si legge nell’avviso – limitandone l’azione e la potestà decisionale nell’ambito del servizio e rendendo dunque infruttuosa l’attività di intercettazione tra presenti disposta sulle autovetture in uso dai militari della stazione dei carabinieri di Aulla proprio per indagare sulla condotta dello stesso Fiorentino».
Le accuse al brigadiere Fiorentino. Il brigadiere della stazione di Aulla deve rispondere di tutta una serie di accuse. Come la tentata concussione (art. 317 c. p.) nei confronti di Chiara Lorenzelli, legale difensore del cittadino marocchino El Khir. L’avvocata aveva depositato un’integrazione di querela per conto del suo assistito.
«Fiorentino – si legge nell’avviso di conclusione indagini – avrebbe minacciato la Lorenzelli di ritirarle la patente e mandarla a piedi». Fino alle vicende relative ai pestaggi. Schiaffi (come quello del giugno dello scorso anno riportato nelle carte della Procura) durante una perquisizione per costringere Khalid Bouafia, a aprire un appartamento chiuso a chiave. E minacce pesanti.
Le intercettazioni: vi do fuoco, vi stacco la testa a tutti quanti. Nell’avviso di conclusione delle indagini, sempre nel capitolo dei reati contestati al brigadiere Fiorentino, ci sono brani di intercettazioni ambientali. In una del 14 luglio 2016 si legge questo: «Digli ai tuoi amici – si rivolge a soggetti non identificati, così si legge nelle carte della Procura – che se toccano me la mia macchina e la mia famiglia o qualcuno vicino a me io gli do fuoco... Tu registra e di agli altri che se mi succede tanto così a me alla mia macchcina o alla mia famiglia io vi stacco la testa a tutti quanti uno per uno capito? »
E ancora, il 18 luglio scorso il brigadiere Fiorentino minaccia Jovanovic Pera con queste parole: «Se te becco a vendere i cani, se ti becco a vendere i cuccioli di cane come hai fatto a Villafranca io ti spezzo le gambe capito? Tue gambe crac»
Le percosse. Sono messi in fila, uno dietro l’altro, gli episodi di percosse che l’accusa contesta, a vario titolo ai carabinieri indagati. Uno di questi risale al 14 settembre scorso e vede protagonista oltre al brigadiere Fiorentino i colleghi Luigi Stasio, Giovanni Farina e Flavio Tursi che, secondo l’accusa avrebbero agito in concorso. Il Fiorentino – così nelle carte della Procura – «agendo materialmente, e gli altri fornendo un contributo morale all’azione nonché omettendo di intervenire.
Dapprima colpendo Maharach Houcine con schiaffi e spingendolo contro l’armadio all’interno della sua camera d’albergo. Di seguito colpendolo nuovamente in caserma e sbattendogli la testa contro il citofono gli cagionavano contusioni multiple al volto giudicate guaribili in sette giorni».
Venti minuti di pugni, calci e scariche elettriche. È un altro episodio che fa capo alle accuse di lesioni. Contestato questa volta sempre al Fiorentino in concorso con altri carabinieri Gianluca Varone, Daniele Bacchieri e Simone Del Polito. I quattro, secondo quanto riportato nelle carte della Procura, avrebbero «colpito reiteratamente e per un lungo periodo temporale (circa venti minuti) El Abyad Kamal con pugni, calci e scar iche elettrice prodotte da due storditori. Gridando rabbiosamente di indicare il luogo dove si era disfatto di ciò che ipotizzavano essere sostanza stupefacente. Mentre costui si trovava sdraiato a terra e ammanettato con le mani dietro la schiena».
I quattro, si legge scorrendo le carte della Procura, «incolpavano poi El Abyad Kamal del reato di resistenza a pubblico ufficiale, pur sapendolo innocente».
«I marocchini capiscono solo quello, capiscono solo se gli dai delle legnate e basta». È un’altra delle intercettazioni ambientali che vede Fiorentino parlare con il neo promosso carabiniere Francesco Rosignoli in servizio ad Aulla: «Lo istigava a commettere violenza per motivi razziali affermando – così ricostruisce la Procura– e in riferimento ai cittadini marocchini: loro capiscono solo quello, capiscono sole se gli dai delle legnate a basta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’avviso di conclusione indagini. Una discesa agli inferi. Quarantatrè pagine che mettono insieme, uno dopo l’altro, gli episodi su cui ha messo la lente la Procura di Massa-Carrara dopo le denunce di maltrattamenti all’interno della caserma dei carabinieri di Aulla (e non solo) da parte di alcuni uomini dell’Arma. Esce un quadro – accusatorio – complesso e trentatrè nomi iscritti sul registro degli indagati. Ci sono i racconti dei pestaggi: dei calci in faccia e delle pistole puntate in faccia. Una vera e propria discesa agli inferi anche se, è doveroso sottolinearlo, si tratta della ricostruzione dell’accusa. Le difese dei trentatrè indagati (fra il gotha degli avvocati c’è anche il sindaco di Aulla Roberto Valettini) hanno venti giorni di tempo, dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, per depositare le proprie memorie e anche eventualmente per chiedere l’interrogatorio dei propri assistiti.
Ecco perché sono indagati l’ex comandante provinciale dei carabinieri e il comandante di Pontremoli. A trascinare, è proprio questo il termine appropriato, nella maxi inchiesta della Procura il colonnello Liberatori e l’exl comandante della Compagnia di Pontremoli Cappelluti, è Alessandro Fiorentino, brigadiere 45enne in servizio presso la Stazione di Aulla. Ed è proprio da un procedimento penale (per percosse) – nei suoi confronti – che ha preso le mosse l’indagine.
A denunciare Fiorentino era stato un magrebino per un fatto del 2011. Un episodio ancora tutto da chiarire (dal giudice di Pace la nuova udienza è fissata al primo febbraio) che ha comunque avrebbe spinto la Procura a mettere sotto la lente le caserme della Lunigiana.
L’accusa di favoreggiamento mossa nei confronti del colonnello Liberatori e del comandate Cappelluti è legata proprio alla situazione di Fiorentino per cui, entrambi gli ex comandanti di Compagnia («per aiutare i carabinieri indagati») avrebbero imposto all’allora comandante di Aulla, Andrea Tellini, «di predisporre servizi esterni in pattuglia in cui al Fiorentino fosse impedito di continuare a svolgere il ruolo di capo-pattuglia, affiancandogli un militare più alto in grado o più anziano». «Così– si legge nell’avviso – limitandone l’azione e la potestà decisionale nell’ambito del servizio e rendendo dunque infruttuosa l’attività di intercettazione tra presenti disposta sulle autovetture in uso dai militari della stazione dei carabinieri di Aulla proprio per indagare sulla condotta dello stesso Fiorentino».
Le accuse al brigadiere Fiorentino. Il brigadiere della stazione di Aulla deve rispondere di tutta una serie di accuse. Come la tentata concussione (art. 317 c. p.) nei confronti di Chiara Lorenzelli, legale difensore del cittadino marocchino El Khir. L’avvocata aveva depositato un’integrazione di querela per conto del suo assistito.
«Fiorentino – si legge nell’avviso di conclusione indagini – avrebbe minacciato la Lorenzelli di ritirarle la patente e mandarla a piedi». Fino alle vicende relative ai pestaggi. Schiaffi (come quello del giugno dello scorso anno riportato nelle carte della Procura) durante una perquisizione per costringere Khalid Bouafia, a aprire un appartamento chiuso a chiave. E minacce pesanti.
Le intercettazioni: vi do fuoco, vi stacco la testa a tutti quanti. Nell’avviso di conclusione delle indagini, sempre nel capitolo dei reati contestati al brigadiere Fiorentino, ci sono brani di intercettazioni ambientali. In una del 14 luglio 2016 si legge questo: «Digli ai tuoi amici – si rivolge a soggetti non identificati, così si legge nelle carte della Procura – che se toccano me la mia macchina e la mia famiglia o qualcuno vicino a me io gli do fuoco... Tu registra e di agli altri che se mi succede tanto così a me alla mia macchcina o alla mia famiglia io vi stacco la testa a tutti quanti uno per uno capito? »
E ancora, il 18 luglio scorso il brigadiere Fiorentino minaccia Jovanovic Pera con queste parole: «Se te becco a vendere i cani, se ti becco a vendere i cuccioli di cane come hai fatto a Villafranca io ti spezzo le gambe capito? Tue gambe crac»
Le percosse. Sono messi in fila, uno dietro l’altro, gli episodi di percosse che l’accusa contesta, a vario titolo ai carabinieri indagati. Uno di questi risale al 14 settembre scorso e vede protagonista oltre al brigadiere Fiorentino i colleghi Luigi Stasio, Giovanni Farina e Flavio Tursi che, secondo l’accusa avrebbero agito in concorso. Il Fiorentino – così nelle carte della Procura – «agendo materialmente, e gli altri fornendo un contributo morale all’azione nonché omettendo di intervenire.
Dapprima colpendo Maharach Houcine con schiaffi e spingendolo contro l’armadio all’interno della sua camera d’albergo. Di seguito colpendolo nuovamente in caserma e sbattendogli la testa contro il citofono gli cagionavano contusioni multiple al volto giudicate guaribili in sette giorni».
Venti minuti di pugni, calci e scariche elettriche. È un altro episodio che fa capo alle accuse di lesioni. Contestato questa volta sempre al Fiorentino in concorso con altri carabinieri Gianluca Varone, Daniele Bacchieri e Simone Del Polito. I quattro, secondo quanto riportato nelle carte della Procura, avrebbero «colpito reiteratamente e per un lungo periodo temporale (circa venti minuti) El Abyad Kamal con pugni, calci e scar iche elettrice prodotte da due storditori. Gridando rabbiosamente di indicare il luogo dove si era disfatto di ciò che ipotizzavano essere sostanza stupefacente. Mentre costui si trovava sdraiato a terra e ammanettato con le mani dietro la schiena».
I quattro, si legge scorrendo le carte della Procura, «incolpavano poi El Abyad Kamal del reato di resistenza a pubblico ufficiale, pur sapendolo innocente».
«I marocchini capiscono solo quello, capiscono solo se gli dai delle legnate e basta». È un’altra delle intercettazioni ambientali che vede Fiorentino parlare con il neo promosso carabiniere Francesco Rosignoli in servizio ad Aulla: «Lo istigava a commettere violenza per motivi razziali affermando – così ricostruisce la Procura– e in riferimento ai cittadini marocchini: loro capiscono solo quello, capiscono sole se gli dai delle legnate a basta».
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