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Dalle perquisizioni nessuna traccia di quei dossier
di Libero Red Dolce
Il procuratore Giubilaro: «Non ci sono foto o documenti» «Sta indagando anche la chiesa, disposti a collaborare»
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MASSA. Don Luca Morini minacciava la curia con presunti dossier, contenenti rivelazioni scottanti sui comportamenti di altri preti. Avrebbe parlato, diceva, se non lo avessero accontentato. Ma di quei dossier, fossero essi fotografici o cartacei, non c’è traccia. Durante le indagini, e soprattutto le perquisizioni ordinate dalla procura, non un singolo documento è venuto fuori.
«Abbiamo fatto diverse perquisizioni, la collega Alessandra Conforti è stata molto scrupolosa e non ha lasciato niente di intentato per verificare questa ipotesi», spiega il procuratore generale Aldo Giubilaro. «Più che minacciato mi pare che il vescovo sia stato raggirato o truffato. Questi dossier che don Morini di tanto in tanto tirava fuori non sembrano esistere da nessuna parte. Anche nei controlli a largo raggio fatti, cercando cassette di sicurezza o altri luoghi segreti, non è venuto fuori nulla». E si viene ancora una volta alla descrizione delle istrioniche capacità da incantatore del parroco.
«Lui diceva “non sono il solo, non voglio essere l’unico a pagare. Se mi lasciate solo io parlo”», sintetizza il procuratore. Ma cosa avrebbe dovuto rivelare, almeno finora, non è venuto fuori. «Non è emersa alcuna minaccia concreta, nessuno ha mai tirato fuori nulla. Probabile che si trattasse di uno dei raggiri di don Luca, un’invenzione per domandare dei soldi».
Don Morini fu interrogato dalla procura. Ma da allora non è mai più stato sentito. «Non si è mai presentato per fare delle dichiarazioni e non ci ha fatto pervenire nessuna memoria difensiva nei termini stabiliti», spiega ancora don Luca. E quando interrogato si avvalse della facoltà di non rispondere.
Poi il procuratore specifica che «le valutazioni del nostro ufficio riguardano soltanto ciò che è notizia di reato. Noi accertiamo se c’è qualcosa che ha rilevanza penale, non possiamo né dobbiamo fare accertamenti che non ci riguardano, magari su comportamenti strani o altro».
E in parallelo va avanti una inchiesta interna del tribunale ecclesiastico. «Noi siamo disposti a collaborare se ci arrivassero richieste di documenti. La loro inchiesta, per quanto io ne so, non dovrebbe essere ancora ultimata». Ma su questo c’è il più netto riserbo da parte degli organi ecclesiastici.
La procura del tribunale invece lavora anche sui flussi di denaro, tra i 10mila e i 15mila euro, che dal vescovo Giovanni Santucci sarebbero stati accreditati sul conto di don Morini. Anche se bisogna ricordare che solo 1000 euro, accreditati sul conto “Fondazioni Pie Legati”, sono poi entrati nell’inchiesta. Cinque gli assegni che sono al vaglio , ma secondo l’ipotesi investigativa altro denaro veniva dato dal vescovo in contanti. E così è spuntata l’ipotesi di un ricatto.
Ultima nota sulla questione della provenienza dei soldi. Per la procura infatti si tratta di soldi illecitamente ottenuti truffando fedeli e altri da parte di don Morini. Che però ha parlato dell’eredità del padre. «Lo disse anche al tribunale del riesame – spiega Giubilaro – ma in quel caso la sua ricostruzione non fu considerata attendibile».
«Abbiamo fatto diverse perquisizioni, la collega Alessandra Conforti è stata molto scrupolosa e non ha lasciato niente di intentato per verificare questa ipotesi», spiega il procuratore generale Aldo Giubilaro. «Più che minacciato mi pare che il vescovo sia stato raggirato o truffato. Questi dossier che don Morini di tanto in tanto tirava fuori non sembrano esistere da nessuna parte. Anche nei controlli a largo raggio fatti, cercando cassette di sicurezza o altri luoghi segreti, non è venuto fuori nulla». E si viene ancora una volta alla descrizione delle istrioniche capacità da incantatore del parroco.
«Lui diceva “non sono il solo, non voglio essere l’unico a pagare. Se mi lasciate solo io parlo”», sintetizza il procuratore. Ma cosa avrebbe dovuto rivelare, almeno finora, non è venuto fuori. «Non è emersa alcuna minaccia concreta, nessuno ha mai tirato fuori nulla. Probabile che si trattasse di uno dei raggiri di don Luca, un’invenzione per domandare dei soldi».
Don Morini fu interrogato dalla procura. Ma da allora non è mai più stato sentito. «Non si è mai presentato per fare delle dichiarazioni e non ci ha fatto pervenire nessuna memoria difensiva nei termini stabiliti», spiega ancora don Luca. E quando interrogato si avvalse della facoltà di non rispondere.
Poi il procuratore specifica che «le valutazioni del nostro ufficio riguardano soltanto ciò che è notizia di reato. Noi accertiamo se c’è qualcosa che ha rilevanza penale, non possiamo né dobbiamo fare accertamenti che non ci riguardano, magari su comportamenti strani o altro».
E in parallelo va avanti una inchiesta interna del tribunale ecclesiastico. «Noi siamo disposti a collaborare se ci arrivassero richieste di documenti. La loro inchiesta, per quanto io ne so, non dovrebbe essere ancora ultimata». Ma su questo c’è il più netto riserbo da parte degli organi ecclesiastici.
La procura del tribunale invece lavora anche sui flussi di denaro, tra i 10mila e i 15mila euro, che dal vescovo Giovanni Santucci sarebbero stati accreditati sul conto di don Morini. Anche se bisogna ricordare che solo 1000 euro, accreditati sul conto “Fondazioni Pie Legati”, sono poi entrati nell’inchiesta. Cinque gli assegni che sono al vaglio , ma secondo l’ipotesi investigativa altro denaro veniva dato dal vescovo in contanti. E così è spuntata l’ipotesi di un ricatto.
Ultima nota sulla questione della provenienza dei soldi. Per la procura infatti si tratta di soldi illecitamente ottenuti truffando fedeli e altri da parte di don Morini. Che però ha parlato dell’eredità del padre. «Lo disse anche al tribunale del riesame – spiega Giubilaro – ma in quel caso la sua ricostruzione non fu considerata attendibile».
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