Il presidio
Video e insulti su Facebook alla Polizia Locale: 35 indagati
di Fabrizio Palagi
Presi di mira gli agenti del Comune di Carasco, le indagini condotte anche da Santo Stefano Magra I reati contestati sono diffamazione, oltraggio e istigazione a delinquere: multe fino a 6.000 euro
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SANTO STEFANO MAGRA. L'aver postato sui social un video fuorviante in merito alla reale attività svolta da una pattuglia della Polizia Locale di Carasco (Comune in provincia di Genova), potrebbe costare caro a un uomo e a una donna, così come ad altri: 35 persone, poi indagate, che hanno commentato la cosa, finendo però nel mirino degli agenti di Santo Stefano, uno dei quali, lo scorso luglio è venuto a conoscenza del tutto.
Questi sono i fatti. Lo scorso 11 luglio, un agente della Polizia Locale di Santo Stefano viene a conoscenza che qualcuno aveva girato un video contro i colleghi di Carasco. In particolare, l’autore del video ha filmato gli agenti genovesi mentre stavano svolgendo un servizio di polizia stradale. «Tale persona - fa sapere una nota della Polizia Locale - ha quindi insultato il comando, additando gli appartenenti come ladri in quanto, a detta dello stesso, gli operatori di polizia avrebbero lasciato un autovelox all’interno di un’auto senza scritte e fregi istituzionali, e loro si sarebbero “imboscati” più avanti. In realtà la pattuglia aveva installato un’apparecchiatura in dotazione, un rilevatore di targhe che comunica in tempo reale agli operatori se la targa inquadrata è di un veicolo rubato, non assicurato oppure non revisionato, garantendo di effettuare un ottimo servizio di polizia stradale».
Ancora l’intervento della Polizia Locale del Comune di Santo Stefano Magra: «L’uomo, invece di informarsi meglio, ha scelto la via più breve, la diffamazione, raggiungendo moltissimi contatti attraverso WhatsApp e facendo diventare virale il video, poi diramato su Facebook, raggiungendo in poche ore oltre 40.000 visualizzazioni e oltre 3.500 condivisioni. Da ciò è possibile immaginare i commenti che ne sono scaturiti. Oltretutto, sui circa 300 commenti esistenti prima che il post venisse rimosso, solo 35 sono stati contro la Polizia Locale, facendo quindi emergere anche un discreto insuccesso da parte dell’autore del video in questione».
«Infatti - prosegue la nota - nei restanti commenti, gli utenti Facebook hanno per lo più spiegato di quale strumento si trattasse, fornendo anche una descrizione molto accurata». Sono quindi partite le indagini a opera delle Polizie Locali di Carasco e Santo Stefano Magra che hanno indagato, riuscendo a risalire alla corretta identità di tutti gli pseudonimi Facebook che spesso non corrispondono ai reali nomi e cognomi.
Spiega ancora il comando di Polizia Locale: «Subito identificati l’autore del video e la donna che lo ha postato su Facebook. A seguire tutti gli altri che non hanno saputo tenere a freno la tastiera e questo ha comportato un’indagine che si è tenuta ben oltre il regolare orario di servizio: infatti gli agenti dei due comandi, anche liberi dal servizio, hanno svolto accurati accertamenti durati oltre due mesi e che hanno visto la collaborazione di numerosi comandi sparsi per tutto il paese».
Alla fine come detto sono ben 35 le persone indagate, che sono state tutte identificate e convocate nelle sedi delle Polizie Locali dei rispettivi Comuni di residenza, dove a tutti sono stati notificati gli atti dell’indagine svolta. I capi d’imputazione contestati in questo caso vanno dalla diffamazione, all’oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, per terminare, in alcuni casi, con l’istigazione a delinquere. Infatti, tra i 35 indagati, c’è stato chi ha avuto l’idea di incitare terzi a commettere delitti. Infine c’è stato anche chi, per colorire meglio le proprie frasi, ha aggiunto bestemmie al proprio commento, e per questo è stato sanzionato a norma dell’articolo 724 codice penale che prevede una multa di 102 euro per oltraggio alla divinità dello Stato.
«Il Comune di Carasco ha sempre operato nel lecito – riferisce il sindaco Massimo Casaretto - e ha inoltre investito proprio per l’acquisto di strumenti che consentano alla Polizia locale di operare all’insegna della legalità e della trasparenza. Accertare, per esempio, infrazioni al codice della strada per la mancanza della copertura assicurativa, vuol dire di non poter escludere che quel conducente si renda un domani protagonista di atti di pirateria della strada, ovvero non si fermi e fugga in caso di incidente».
Per reati di diffamazione e oltraggio a un corpo amministrativo, politico e giudiziario, gli indagati rischiano pene che vanno fino a tre anni di reclusione e una multa fino a un massimo di 6.000 euro. Inoltre, come ha recentemente ribadito la suprema Corte di Cassazione con sentenza numero 50 del 2017, «la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca Facebook integra un'ipotesi di diffamazione aggravata, poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone. Infine, per il reato di istigazione a delinquere, la pena prevista è fino a 5 anni di reclusione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questi sono i fatti. Lo scorso 11 luglio, un agente della Polizia Locale di Santo Stefano viene a conoscenza che qualcuno aveva girato un video contro i colleghi di Carasco. In particolare, l’autore del video ha filmato gli agenti genovesi mentre stavano svolgendo un servizio di polizia stradale. «Tale persona - fa sapere una nota della Polizia Locale - ha quindi insultato il comando, additando gli appartenenti come ladri in quanto, a detta dello stesso, gli operatori di polizia avrebbero lasciato un autovelox all’interno di un’auto senza scritte e fregi istituzionali, e loro si sarebbero “imboscati” più avanti. In realtà la pattuglia aveva installato un’apparecchiatura in dotazione, un rilevatore di targhe che comunica in tempo reale agli operatori se la targa inquadrata è di un veicolo rubato, non assicurato oppure non revisionato, garantendo di effettuare un ottimo servizio di polizia stradale».
Ancora l’intervento della Polizia Locale del Comune di Santo Stefano Magra: «L’uomo, invece di informarsi meglio, ha scelto la via più breve, la diffamazione, raggiungendo moltissimi contatti attraverso WhatsApp e facendo diventare virale il video, poi diramato su Facebook, raggiungendo in poche ore oltre 40.000 visualizzazioni e oltre 3.500 condivisioni. Da ciò è possibile immaginare i commenti che ne sono scaturiti. Oltretutto, sui circa 300 commenti esistenti prima che il post venisse rimosso, solo 35 sono stati contro la Polizia Locale, facendo quindi emergere anche un discreto insuccesso da parte dell’autore del video in questione».
«Infatti - prosegue la nota - nei restanti commenti, gli utenti Facebook hanno per lo più spiegato di quale strumento si trattasse, fornendo anche una descrizione molto accurata». Sono quindi partite le indagini a opera delle Polizie Locali di Carasco e Santo Stefano Magra che hanno indagato, riuscendo a risalire alla corretta identità di tutti gli pseudonimi Facebook che spesso non corrispondono ai reali nomi e cognomi.
Spiega ancora il comando di Polizia Locale: «Subito identificati l’autore del video e la donna che lo ha postato su Facebook. A seguire tutti gli altri che non hanno saputo tenere a freno la tastiera e questo ha comportato un’indagine che si è tenuta ben oltre il regolare orario di servizio: infatti gli agenti dei due comandi, anche liberi dal servizio, hanno svolto accurati accertamenti durati oltre due mesi e che hanno visto la collaborazione di numerosi comandi sparsi per tutto il paese».
Alla fine come detto sono ben 35 le persone indagate, che sono state tutte identificate e convocate nelle sedi delle Polizie Locali dei rispettivi Comuni di residenza, dove a tutti sono stati notificati gli atti dell’indagine svolta. I capi d’imputazione contestati in questo caso vanno dalla diffamazione, all’oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, per terminare, in alcuni casi, con l’istigazione a delinquere. Infatti, tra i 35 indagati, c’è stato chi ha avuto l’idea di incitare terzi a commettere delitti. Infine c’è stato anche chi, per colorire meglio le proprie frasi, ha aggiunto bestemmie al proprio commento, e per questo è stato sanzionato a norma dell’articolo 724 codice penale che prevede una multa di 102 euro per oltraggio alla divinità dello Stato.
«Il Comune di Carasco ha sempre operato nel lecito – riferisce il sindaco Massimo Casaretto - e ha inoltre investito proprio per l’acquisto di strumenti che consentano alla Polizia locale di operare all’insegna della legalità e della trasparenza. Accertare, per esempio, infrazioni al codice della strada per la mancanza della copertura assicurativa, vuol dire di non poter escludere che quel conducente si renda un domani protagonista di atti di pirateria della strada, ovvero non si fermi e fugga in caso di incidente».
Per reati di diffamazione e oltraggio a un corpo amministrativo, politico e giudiziario, gli indagati rischiano pene che vanno fino a tre anni di reclusione e una multa fino a un massimo di 6.000 euro. Inoltre, come ha recentemente ribadito la suprema Corte di Cassazione con sentenza numero 50 del 2017, «la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca Facebook integra un'ipotesi di diffamazione aggravata, poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone. Infine, per il reato di istigazione a delinquere, la pena prevista è fino a 5 anni di reclusione».
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