Il commercio“tiene” Boom per ristorantie attività ambulanti
Studio Confesercenti: qui meno chiusure che altrove
Crescono B&b e affittacamere. «Sorpresi anche noi»
Il boom del commercio ambulante - un +20% solo nell’ultimo anno, che in cifre fa 200 nuove attività - incide e non poco nei dati che a leggerli sono positivi presentati da Confesercenti Toscana Nord, che ha diffuso uno studio suddiviso per regioni e province e che prende in esame un arco temporale di dieci anni, dal 2007 al 2017.
Massa-Carrara, secondo il report, è uno dei territori che hanno risentito meno della crisi economica, sia a livello toscano che nazionale. I numeri danno la spiegazione. Dal 2007 al 2017 il commercio al dettaglio, per esempio, è passato da 4.104 attività a 3.960, per un calo percentuale del 3,5%. Addirittura il segno + riguarda gli alberghi (in forte crescita soprattutto i bed and breakfast e gli affittacamere) e i ristoranti: siamo passati dai 1.862 del 2007 ai 2.086 di quest’anno. Sono in tutto 224 dunque le strutture ricettive e i locali che hanno aperto, pari a un aumento percentuale del 12,1%.
«Sono dati che hanno sorpreso anche noi, la nostra provincia è la 4ª migliore in Toscana - dice Adriano Rapaioli, responsabile locale di Confesercenti - è del tutto evidente che l’economia provinciale in questi dieci anni si è sempre più convertita verso le categorie legate al turismo, che pur tra alti e bassi ha resistito. Il commercio al dettaglio, con il suo meno 3,5%, risulta il settore meno colpito come percentuale a livello regionale. Un dato che potrebbe essere visto come positivo, ma che ha un risvolto della medaglia. Le attività al dettaglio fisso sono diminuite mentre quelle ambulanti sono aumentate rendendo meno negativo il bilancio. Conforta invece il dato delle attività legate al turismo come pubblici esercizi e strutture ricettive: il più 12,1% fa della nostra provincia la quarta in Toscana come incremento».
Ma c’è comunque da lavorare, due i fronti su cui l’associazione concentra la sua attenzione. Spiega ancora Rapaioli: «Innanzitutto quello di far rivivere i centri storici con un modello di gestione e sviluppo urbano in cui le attività tradizionali convivano con i pubblici esercizi. Secondo fronte, infine, fare del turismo, ancora di più, il traino per l’economia in modo da allargare i benefici anche agli altri settori. E questo nella nostra provincia sfruttando una offerta variegata che deve essere il nostro valore aggiunto».
La deregulation introdotta nel 2012 dal Governo Monti ha portato poi i suoi effetti. Da una parte ci sono meno restrizioni per i ristoranti (è stata eliminata per esempio la limitazione della distanza da rispettare tra le attività), «su questo tema ci vorrebbe però una regolamentazione a livello comunale per evitare eccessive concentrazioni», sottolinea Rapaioli. Dall’altra, come afferma il presidente di Confesercenti Toscana Nord Alessio Lucarotti, «la liberalizzazione è insostenibile per i piccoli, e ha favorito solo la grande distribuzione, la cui quota di mercato nel periodo è passata dal 57,7 al 60,2% (dato riferito all’intera Toscana, ndr)».
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