Il presidio
L’analisi di Revelli: dai populismi al voto “di vendetta”
di Cinzia Chiappini
Lo scrittore: il sistema politico è in fase di decomposizione L’incontro di Crepet: intitolate l’Accademia a Michelangelo
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CARRARA. Il populismo non come causa ma come sintomo del malessere del mondo occidentale, che soffre la crisi congiunta di economia e politica iniziata a cavallo tra gli anni’80 e’90 del secolo scorso. È un’analisi articolata e approfondita del populismo, anzi dei populismi, quella che è uscita dalla chiacchierata tra lo scrittore e politologo Marco Revelli e il direttore del Tirreno Luigi Vicinanza ospiti ieri di Con-Vivere nella splendida cornice di Palazzo Binelli.
Nel giardino gremito della sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, il giornalista e lo scrittore hanno sviscerato il «mood» della contemporaneità, «un “ismo” non tradizionale, ben diverso dal fascismo e dal comunismo» che pur in «assenza di un testo sacro di riferimento» accomuna «tutti quelli che pensano sia stato tolto loro qualcosa», non solo in termini economici ma anche di “staus”. È successo in Italia, negli Stati Uniti, in Francia e nel Regno Unito, i paesi dove i “populismi” sono più evidenti e gli stessi in cui, ha spiegato Revelli, secondo uno studio condotto da McKinsey, i cittadini hanno percepito di più la diminuzione del reddito provocata dalla crisi. Non è un caso dunque, se i minatori della Rust Belt negli Usa hanno puntato su Trump, «in un voto non di protesta ma di vendetta» ha sottolineato lo scrittore, o se in Italia abbiamo assistito al susseguirsi di addirittura tre populismi, quello berlusconiano, quello renziano e quello grillino.
«L’Italia ha questo primato non perché sia la più povera ma perché è caduta da più in alto e ha un fortissimo senso di deprivazione» ha sintetizzato Revelli, puntando il dito contro l’«inefficacia e l’inefficienza di chi ha compiti di governo» e, in particolare, contro quanto accaduto nel 2011, «quando la politica ha abdicato ai tecnici».
E quando il direttore Luigi Vicinanza lo ha interpellato sulla imminente chiamata alle urne, prima per i siciliani e poi probabilmente a primavera per tutti gli italiani, Revelli ha dato quella che lui stesso ha definito una “risposta scontata” : «Si andrà a un nulla di fatto torneremo a votare entro un anno, forse meno. Perché – ha concluso il politologo – il nostro sistema politico è in una fase non di ricomposizione ma di decomposizione».
Crepet: intitolate l’Accademia ma Michelangelo. «Chiamate la vostra Accademia “Michelangelo Buonarroti “un signore che è passato di qua! Sarebbe un atto dovuto e se il marmo potesse parlare direbbe la stessa cosa, credetemi! L’ho detto prima al vostro sindaco e lo voglio dire a voi» .
Questo l’appello dello psichiatra Paolo Crepet nella giornata inaugurale di Con-vivere.
«Qui al festival sto facendo una cosa rivoluzionaria perché stiamo parlando, stiamo ragionando e non abbiamo lo sguardo fisso sul schermi tablet e telefonini. Lasciatemi dire quello che penso su questi marchingegni contemporanei visto che a questo festival altri li osanneranno. Eliminano le relazioni e sono molto deleteri soprattutto per i bambini. Sono diventati le baby sitter di oggi, un virus che impedisce a un bimbo che cresca senza relazioni rendendolo più debole. Non gli fa sviluppare i suoi sensi saranno bimbi che cresceranno senza relazioni perché queste scaturiscono dal gioco, nel cortili, nelle piazze, nel prati che erano luoghi emotivi importantissimi».
Al festival Crepetè stato protagonista dell’incontro “Baciami senza rete” che ricalca l’omonimo titolo del suo libro datato 2016, edito da Mondadori. «Non sono un anti tecnologico», ha precisato il noto sociologo, psichiatra, nonché scrittore dal palco allestito all'interno del cortile della Biblioteca civica di Carrara, prima di addentrarsi nelle “reti” dell'amore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel giardino gremito della sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, il giornalista e lo scrittore hanno sviscerato il «mood» della contemporaneità, «un “ismo” non tradizionale, ben diverso dal fascismo e dal comunismo» che pur in «assenza di un testo sacro di riferimento» accomuna «tutti quelli che pensano sia stato tolto loro qualcosa», non solo in termini economici ma anche di “staus”. È successo in Italia, negli Stati Uniti, in Francia e nel Regno Unito, i paesi dove i “populismi” sono più evidenti e gli stessi in cui, ha spiegato Revelli, secondo uno studio condotto da McKinsey, i cittadini hanno percepito di più la diminuzione del reddito provocata dalla crisi. Non è un caso dunque, se i minatori della Rust Belt negli Usa hanno puntato su Trump, «in un voto non di protesta ma di vendetta» ha sottolineato lo scrittore, o se in Italia abbiamo assistito al susseguirsi di addirittura tre populismi, quello berlusconiano, quello renziano e quello grillino.
«L’Italia ha questo primato non perché sia la più povera ma perché è caduta da più in alto e ha un fortissimo senso di deprivazione» ha sintetizzato Revelli, puntando il dito contro l’«inefficacia e l’inefficienza di chi ha compiti di governo» e, in particolare, contro quanto accaduto nel 2011, «quando la politica ha abdicato ai tecnici».
E quando il direttore Luigi Vicinanza lo ha interpellato sulla imminente chiamata alle urne, prima per i siciliani e poi probabilmente a primavera per tutti gli italiani, Revelli ha dato quella che lui stesso ha definito una “risposta scontata” : «Si andrà a un nulla di fatto torneremo a votare entro un anno, forse meno. Perché – ha concluso il politologo – il nostro sistema politico è in una fase non di ricomposizione ma di decomposizione».
Crepet: intitolate l’Accademia ma Michelangelo. «Chiamate la vostra Accademia “Michelangelo Buonarroti “un signore che è passato di qua! Sarebbe un atto dovuto e se il marmo potesse parlare direbbe la stessa cosa, credetemi! L’ho detto prima al vostro sindaco e lo voglio dire a voi» .
Questo l’appello dello psichiatra Paolo Crepet nella giornata inaugurale di Con-vivere.
«Qui al festival sto facendo una cosa rivoluzionaria perché stiamo parlando, stiamo ragionando e non abbiamo lo sguardo fisso sul schermi tablet e telefonini. Lasciatemi dire quello che penso su questi marchingegni contemporanei visto che a questo festival altri li osanneranno. Eliminano le relazioni e sono molto deleteri soprattutto per i bambini. Sono diventati le baby sitter di oggi, un virus che impedisce a un bimbo che cresca senza relazioni rendendolo più debole. Non gli fa sviluppare i suoi sensi saranno bimbi che cresceranno senza relazioni perché queste scaturiscono dal gioco, nel cortili, nelle piazze, nel prati che erano luoghi emotivi importantissimi».
Al festival Crepetè stato protagonista dell’incontro “Baciami senza rete” che ricalca l’omonimo titolo del suo libro datato 2016, edito da Mondadori. «Non sono un anti tecnologico», ha precisato il noto sociologo, psichiatra, nonché scrittore dal palco allestito all'interno del cortile della Biblioteca civica di Carrara, prima di addentrarsi nelle “reti” dell'amore».
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