Il Tirreno

Finalmente partita la fase attuativa della bonifica Syndial

Finalmente partita la fase attuativa della bonifica Syndial

Iniziata la demolizione dei fabbricati dell’ex Rumianca Solo per intervenire sui suoli serviranno tre anni e mezzo

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CARRARA. Da ieri è finalmente partita la fase attuativa della bonifica dell’area Sin dell’ex Rumianca, con l’inizio dei lavori di demolizione dell’ultimo capannone. Da qui a fine ottobre il fabbricato sarà interamente raso al suolo. Dal 2018, poi, partirà la bonifica dei terreni, contaminati dai peggiori veleni dell’industria chimica. Gli interventi sui suoli dovrebbero durare almeno 3 anni e mezzo ed occorrerà scarnificare il terreno per alcuni metri e in alcuni casi, se necessario, fino alla falda. Le terre asportate saranno conferite in una discarica vicino a Lipsia, in Germania. I tempi necessari alla completa purificazione delle acque, invece, non sono neppure ipotizzati. Nel frattempo la società Syndial Spa, controllata dall’Eni ed attuale proprietaria dell’area, prosegue la messa in sicurezza della falda, iniziata nel 2004, con emungimento e trattamento delle acque contaminate, che vengono poi scaricate nel Lavello, come autorizzato dalla Provincia. Sembra però che già a bonifica dei suoli terminata, il sito ex Rumianca potrebbe accogliere alcuni insediamenti del marmo, a patto che queste ditte mantengano in funzione un sistema di pozzi di emungimento. Dopo 30 anni di progetti presentati al ministero dell’Ambiente, con innumerevoli prescrizioni e normative, sembra proprio che la bonifica dei 17 ettari dell’ex Rumianca stavolta sia partita veramente. A preoccupare è però l’elevata concentrazione di inquinanti ancora presente nei terreni dell’ex stabilimento. Nel verbale della conferenza dei servizi istruttoria sul Sin apuano dello scorso 26 giugno al ministero dell’Ambiente, si parla di Deet (il fitofarmaco dietiltoluamide), pentaclorotoluene, gamma-esaclorocicloesano, tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene, dieldrin, alfa-esaclorocicloesano e mercurio. “Considerate le elevate concentrazioni riscontrate in alcuni punti -si legge nel documento- si suggerisce che i terreni presentino caratteristiche di pericolo acuto”. Ma a suscitare maggiore preoccupazione è quanto riportato al punto 23 del verbale: “I progettisti hanno previsto la possibilità di rinvenire durante gli scavi serbatoi interrati, fusti, ecc.”. Dalle analisi effettuate in contraddittorio con Arpat è poi emersa la presenza di mercurio, tricloroetilene, tetracloroetilene, dieldrin e alfa-esaclorocicloesano, che dai terreni esalano anche nell’aria. Si tratta della stessa aria che adesso potrebbero respirare i lavoratori che dovranno bonificare il sito ex Rumianca. La riunione a Roma, infatti, era stata convocata proprio per discutere di questo. In quell’occasione sia l’Arpat che l’Ispra hanno chiesto ulteriori approfondimenti riguardo l’analisi di rischio specifica, temendo pericoli per la salute di questi operai. I due enti di protezione ambientale hanno segnalato anche il problema del "capping", ovvero la copertura dei terreni inquinati, ricordando che tra la planimetria presentata dalla Syndial e l'effettivo stato dei luoghi sarebbero emerse difformità, con superfici non pavimentate o fratturate.

David Chiappuella

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