«Più residenziale nelle colonie: così ripartono i progetti»
Il Comune di Massa spiega perché la quota di case private sale al 25%
MASSA. Recupero delle ex colonie marine, si riparte dal 25%. Il futuro di un pezzo importante di Marina di Massa, quello che va dalla Turimar alla Partaccia, dove una volta facevano le vacanze i figli degli operai delle industrie del Nord (Olivetti, Fiat, Edison...) è in buona parte legato a una percentuale. Cioè alla quota di volumetrie che di quelle colonie potrà essere trasformata in case da vendere sul mercato (e non in strutture turistiche, come vuole la vocazione dell’area).
Ebbene, il Piano strutturale del Comune (il Piano strutturale è un po’ “legge costitutiva” dell’urbanistica di un Comune), dice che il “residenziale”, ossia la quota che può essere trasformata in appartamenti, non può superare il 25%. Però, nel Regolamento urbanistico adottato dal consiglio comunale e in via di approvazione definitiva (sempre dal consiglio comunale), la quota di residenziale ammissibile è scesa al 15%. Una diminuzione non da poco (c’è una certa differenza tra poter costruire una casa da 250 o da 150 metri quadrati su mille metri si totali). L’abbassamento della soglia – voluto dal sindaco Alessandro Volpi – era (ed è) coerente con la vision dell’amministrazione comunale – che è così sintetizzabile: il recupero delle colonie è un obiettivo centrale per lo sviluppo della città. Esso deve essere dunque realizzato da progetti di rilancio turistico-ricettivo di ampio respiro, coerenti con il valore storico architettonico delle strutture esistenti e capace di sostenersi senza i ritorni dell’investimento di tipo immobiliare. E anche la realizzazione di appartamenti deve essere funzionale al recupero Tradotto: no all’imprenditore che viene, compra tutto, realizza palazzine e poi trova tutte le scuse del mondo per non far partire l’albergo progettato.
Il problema è che le osservazioni al Regolamento urbanistico presentate in materia, chiedono più o meno tutte di aumentare la quota di residenziale per fare quadrare economicamente l’operazione. A cominciare dall’Asi, la società dei gruppo Red Graniti-Bogazzi proprietaria di Turimar (Bogazzi è anche in pole position per acquisire la ex Motta dal fallimento). Asi ha fatto sapere che, con solo il 15% di residenziale il suo maxi progetto di rilancio della ex Torino da 30 milioni di euro, resterà nel congelatore.
Così i tecnici del Regolamento hanno fatto presente la cosa all’amministrazione che, dopo lunghe valutazioni ha deciso che nelle controdeduzioni alle osservazioni venga richiamato il limite del 25% in coerenza con il Piano strutturale. Il che significa che le osservazioni presentate, in cui si chiedeva un aumento della quota di residenziale, verranno riesaminate e non più respinte ma considerate “accoglibili a patto che...”. Cioè, a patto che il consiglio comunale le approvi quando sarà chiamato a votare sull’intero Regolamento urbanistico.
Si tratta, comunque, di una apertura ( o retromarcia) di rilievo, che potrebbe davvero mettere in moto progetti milionari per recuperare quel patrimonio urbanistico che comprende strutture fatiscenti (come la ex Motta) o sotto utilizzate ( è il caso della ex Torino) affacciati al mare e ombreggiate da ampie pinete, che hanno potenzialità grandissime. Consegnare un quarto di questi volumi a un uso privato: appartamenti, in sostanza, e non invece a strutture alberghiere o comunque “pubbliche” come case di riposo o centri vacanza, può essere la molla per accendere l’interesse della imprenditoria privata su quell’area. Tenendo conto, va ricordato, che non ci saranno in alcun modo nuove edificazioni, ma solo recupero dell’esistente o demolizioni e ri-costruzioni.
Il percorso non è tuttavia semplice. Non è che il giorno dopo all’approvazione del Regolamento urbanistico i proprietari potranno metter mano al recupero delle ex colonie. No, occorrerà prim un Piano attuativo da presentare in Comune e da sottoporre all’approvazione del consiglio comunale. E sarà in quella sede, spiegano da palazzo civico, che saranno valutate le proposte delle quote del 10 o 15 o 25 per cento da destinare al residenziale. Perchè, come ha ripetuto più volte il sindaco Volpi, l’obiettivo strategico è di fare decollare un progetto di riqualificazione complessivo dell’area per valorizzarne le caratteristiche architettoniche e ambientali e nello stesso tempo per dare impulso all’economia del territorio».
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