Il Tirreno

Nell'ospizio degli orrori, le intercettazioni: «Zitta, ora ti lego alla sedia»

di Alessandra Vivoli
Nell'ospizio degli orrori, le intercettazioni: «Zitta, ora ti lego alla sedia»

Carrara, le registrazioni choc: devi andare in bagno, no, stai lì e fattela addosso

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CARRARA. Anziani che supplicano le infermiere, che urlano e piangono. Quelli che riescono a parlare, che non sono intontiti dai farmaci o devastati dalla malattia ripetono la stessa frase, come un mantra: «Voglio andare a casa».

Una struttura dove mancava l’acqua calda anche per sei giorni di fila: gli ospiti vengono lavati con quella gelata. Pannoloni sporchi abbandonati nella camere, formaggi scaduti in frigorifero. E, su tutto una crudeltà inaudita, anche nel comunicare a una delle ospiti della casa famiglia la notizia della morte di una vecchia amica: «allora ti dico una cosa e ti metterai anche a piangere. La tua amica è morta. Ah, te l’ho detto vedi che avresti pianto».

C’è questo e molto altro. Ci sono le immagini di schiaffi e insulti. Ci sono le registrazioni ambientali. C’è tutto un mondo di orrore nelle 108 pagine dell’ordinanza del tribunale di massa che, grazie all’indagine degli uomini della Guardia di Finanza – coordinata dal sostituito procuratore Alessandra Conforti – ha portato a tre arresti (la direttrice Luana Ginesi e due operatrici Simonetta Menconi e Sara Luisotti) e due denunce all’interno dell’ospizio lager di via Del Medico.

Le intercettazioni. Il 17 giugno scorso, sono le tre meno un quarto di un pomeriggio particolarmente caldo.

Una delle pazienti, sette in quel momento, della casa famiglia Giardino Fiorito di Avenza, ha caldo e preferisce stare in poltrona anziché andare a letto. Non vuole prendere tutte le pasticche che l’avrebbero fatta dormire. La direttrice della struttura, Luana Ginesi prova a convincerla a spinte, la strattona. L’anziana reagisce, dice che vuole tornare a casa sua, che vuole lasciare l’ospizio. Questa è la risposta registrata, di nascosto da una delle infermiere che, all’epoca dei fatti lavoravano nella casa famiglia e che hanno contributio, insieme alle denunce, a scoperchiare il vaso di Pandora dell’ospizio lager.

«No, ora lei prende la terapia, la deve prendere». L’anziana urlando di dolore risponde: «sei cattiva, io vado a casa mia voglio i miei figli». La direttrice: «Questa me la paghi, stai attenta, non ce l’hai più la casa, te l’hanno venduta hai capito? I tuoi figli sono tutti morti, tutti. Non ti voglio più sentire urlare, le unghie devono essere fatte belle corte perché te le faccio mangiare».

Quello stesso giorno, in quello stesso ospizio, la furia della direttrice si scaglia contor un’altra paziente. Anche questa vuole andare a casa. «Vatti a sedere e non rompere prima che ti rinchiudo, devi stare zitta quando ci sono io».

«In bagno non ti ci porto, fattela addosso». Cambia il calendario, siamo al 13 febbraio di quest’anno. Non cambia il clima dentro alla casa famiglia di Avenza. Una delle ospiti chiede a una delle inservienti di andare in bagno prima di coricarsi. La direttrice risponde così: «No, ora sta lì e poi va a letto di volata». Poi si rivolge direttamente all’anziana: «Fattela addosso». «Va bene, comandi te replica la donna. «Ecco appunto ci sei arrivata? Non serve che fai la morta vivente, a me non mi inganni. E ora vai a letto diretta, pannolone e a letto diretta».

«Dammi una traversa che la leghiamo stretta alla sedia a rotelle». Il diario dell’orrore porta la data del 13 marzo scorso. Una anziana paziente è agitata. La direttrice reagisce in questo modo. «Dammi una traversa ora mi ha rotto è dura come i sassi». Poi si rivolge all’anziana: «Non ti possiamo sempre riprendere, stai zitta, stai ferma, stai brava. Vedrai che ora non ti alzi più, tira giù le mani, scema. Oh ragazzi o si alza e si porta dietro la sedia a rotelle o fa un botto così la mando prima all’ospedale».

«Il medico dice che è troppo sedata? Se la porti a casa sua». Nessun rispetto. Non solo degli anziani. Nella casa famiglia lager neppure i pareri dei medici venivano tenuti in considerazione. Un dottore in visita a una paziente la trova eccessivamente sedata e contesta la terpaia a cui viene sottoposta nella casa famiglia: le dosi di tranquillanti sono eccessive.

Quando si allontana la direttrice dichiara: «Sto medico viene a dire che è troppo sedata, niente gocce. Che se la porti a casa lui così vediamo quanto gliene dà di sedativi».
 

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