Chiesta la ricettazione per i furti nelle scuole di Vignozzi junior
di Libero Red Dolce
Ieri in aula il pubblico ministero ha chiesto di cambiare il capo d’imputazione. A dicembre l’ultima fase del processo
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Nuova puntata del processo a Riccardo Vignozzi, in arte “Diabolik”. Ieri in aula il pubblico ministero ha chiesto la modifica del capo d’imputazione da furto a ricettazione, un’accusa più pesante.
Nel 2014 l’imputato si era industriato in una serie di furti a catena di montagio per le scuole di Marina di Carrara, portando via computer portatili, lavagne multimediali, e di tutti gli spiccioli contenuti nei distributori di merendine. Dopo l’ultimo colpo però era stato fermato e arrestato. E la refurtiva, dal valore di qualche migliaio di euro, era stata ritrovata nel suo appartamento.
A rivelare l’identità di Vignozzi era stata il metodo seguito nei colpi, sempre molto simili, che avevano messo le forze dell’ordine sulle sue tracce. E passo dopo passo si era risaliti all’identità di Vignozzi.
Due giorni fa il padre, Roberto Vignozzi, è stato condannato in primo grado per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. I due sono rinchiusi assieme nel carcere di Sollicciano. Vignozzi figlio sta scontando una pena legata a reati di spaccio di sostanze di stupefacenti: era stata proprio questa ennesima condanna a scatenare la vendetta del padre che nel gennaio del 2016 aveva ucciso il maresciallo Taibi.
In aula ieri è stata sentita l’allora preside dell’istituto comprensorio Buonarroti Marzia Menconi, che ha ricostruito quel periodo in cui le sue aule furono bersagliate dai furti di Vignozzi. «La scuola ha subito moltissimi furti in quel periodo, era abbastanza presa di mira. Anche prima ne abbiamo subiti molti. La situazione si è calmata quando poi abbiamo installato un servizio di video sorveglianza che ha scoraggiato i possibili ladri».
Dopo la richiesta di cambio di imputazione da furto a ricettazione l’avvocato Enrico Di Martino ha chiesto il termine a difesa. «Dobbiamo valutare i nuovi capi d’imputazione contestati. Il mio assistito ha restituito la gran parte di quello che aveva sottratto dopo averlo rubato, quello che gli era stato ritrovato in casa dopo l’ultimo colpo».
Il processo però si avvicina all’atto finale. Il giudice ha infatti stabilito per il 4 dicembre la prossima udienza per la discussione finale.
Nel 2014 l’imputato si era industriato in una serie di furti a catena di montagio per le scuole di Marina di Carrara, portando via computer portatili, lavagne multimediali, e di tutti gli spiccioli contenuti nei distributori di merendine. Dopo l’ultimo colpo però era stato fermato e arrestato. E la refurtiva, dal valore di qualche migliaio di euro, era stata ritrovata nel suo appartamento.
A rivelare l’identità di Vignozzi era stata il metodo seguito nei colpi, sempre molto simili, che avevano messo le forze dell’ordine sulle sue tracce. E passo dopo passo si era risaliti all’identità di Vignozzi.
Due giorni fa il padre, Roberto Vignozzi, è stato condannato in primo grado per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. I due sono rinchiusi assieme nel carcere di Sollicciano. Vignozzi figlio sta scontando una pena legata a reati di spaccio di sostanze di stupefacenti: era stata proprio questa ennesima condanna a scatenare la vendetta del padre che nel gennaio del 2016 aveva ucciso il maresciallo Taibi.
In aula ieri è stata sentita l’allora preside dell’istituto comprensorio Buonarroti Marzia Menconi, che ha ricostruito quel periodo in cui le sue aule furono bersagliate dai furti di Vignozzi. «La scuola ha subito moltissimi furti in quel periodo, era abbastanza presa di mira. Anche prima ne abbiamo subiti molti. La situazione si è calmata quando poi abbiamo installato un servizio di video sorveglianza che ha scoraggiato i possibili ladri».
Dopo la richiesta di cambio di imputazione da furto a ricettazione l’avvocato Enrico Di Martino ha chiesto il termine a difesa. «Dobbiamo valutare i nuovi capi d’imputazione contestati. Il mio assistito ha restituito la gran parte di quello che aveva sottratto dopo averlo rubato, quello che gli era stato ritrovato in casa dopo l’ultimo colpo».
Il processo però si avvicina all’atto finale. Il giudice ha infatti stabilito per il 4 dicembre la prossima udienza per la discussione finale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
