Meteo
Case popolari, ora scatta il giro di vite sui furbetti
di CInzia Chiappini
◗
Le case popolariCarrara, l’assessore Anna Galleni fa chiarezza sulla definizioni degli alloggi impropri «Non basta un po’ di muffa per prendere punti e scalare la graduatoria»
2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «Un po' di muffa in casa non è sufficiente a ottenere l'attestato di alloggio improprio»: l'assessore al Sociale e alla Casa Anna Galleni, dopo le modifiche al bando per l'assegnazione degli alloggi Erp, con la proroga della scadenza a ottobre e la “correzione” dell'allegato per i punteggi aggiuntivi, entra nel merito della definizione di “alloggio improprio”.
Com'è noto i residenti in abitazioni private che ambiscono a ottenere una casa popolare, possono ottenere un punteggio extra per la graduatoria se dimostrano di vivere in un alloggio improprio.
E' necessaria una verifica da parte di Asl, che dopo un sopralluogo decide se rilasciare o meno la certificazione.
E siccome i punti in più fanno gola, le richieste di accertamento sono numerose ma, secondo l'assessore Galleni, nella maggior parte “infondate”. «Molti non hanno chiari i requisiti necessari per questa attestazione e quindi richiedono inutilmente il sopralluogo. Ho chiesto agli uffici di compilare un documento per chiarire la situazione» spiega l'esponente dell'amministrazione. La norma di riferimento è la legge regionale 96 del 1996 e in particolare il capitolo dedicato alle “Condizioni per l'attribuzione di punteggi” in cui si parla di “ambienti impropriamente adibiti ad abitazione, aventi caratteristiche tipologiche o igienico-sanitarie di assoluta ed effettiva incompatibilità con la destinazione ad abitazione”.
Secondo il vigente Regolamento Edilizio Comunale un alloggio improprio è una «qualsiasi unità immobiliare avente caratteristiche tipologiche di assoluta e totale incompatibilità con la destinazione ad abitazione, come ad esempio garage, stalle, cantine, soffitte, fondi commerciali e artigianali».
Si tratta dunque di locali che pur avendo una diversa destinazione d'uso sono utilizzati come abitazioni. C'è poi il capitolo delle abitazioni in cui «il degrado è tale da pregiudicare l'incolumità degli occupanti, la mancanza di aeroilluminazione, di servizi igienici, di acqua potabile».
Attenzione però perché in questi casi, «pur essendo le condizioni tali da poter rendere inabitabile un immobile, esse non sono sufficienti per determinare la classificazione di “alloggio improprio”».
E questo perché, si legge nella nota messa a punto dall'ufficio tecnico del Comune, «le condizioni di degrado possono essere superate con interventi edilizi».
Insomma anche se la vostra casa è male illuminata o poco arieggiata, oppure sprovvista di servizi igienici e di acqua potabile, è inutile chiedere la certificazione di alloggio improprio perché, con un intervento edile, questi “disagi” possono essere eliminati. Quando un alloggio è “veramente” improprio, invece, «nessun intervento edilizio potrà rendere compatibile la funzione residenziale con quella struttura».
Se poi un immobile è in possesso della certificazione di agibilità o ha i requisiti elencati nel decreto ministeriale del 5 luglio 1975 o ancora è di antica costruzione con destinazione d'uso abitativa, «non potrà essere classificato come improprio, anche se in condizioni di degrado o in assenza di servizi igienici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Com'è noto i residenti in abitazioni private che ambiscono a ottenere una casa popolare, possono ottenere un punteggio extra per la graduatoria se dimostrano di vivere in un alloggio improprio.
E' necessaria una verifica da parte di Asl, che dopo un sopralluogo decide se rilasciare o meno la certificazione.
E siccome i punti in più fanno gola, le richieste di accertamento sono numerose ma, secondo l'assessore Galleni, nella maggior parte “infondate”. «Molti non hanno chiari i requisiti necessari per questa attestazione e quindi richiedono inutilmente il sopralluogo. Ho chiesto agli uffici di compilare un documento per chiarire la situazione» spiega l'esponente dell'amministrazione. La norma di riferimento è la legge regionale 96 del 1996 e in particolare il capitolo dedicato alle “Condizioni per l'attribuzione di punteggi” in cui si parla di “ambienti impropriamente adibiti ad abitazione, aventi caratteristiche tipologiche o igienico-sanitarie di assoluta ed effettiva incompatibilità con la destinazione ad abitazione”.
Secondo il vigente Regolamento Edilizio Comunale un alloggio improprio è una «qualsiasi unità immobiliare avente caratteristiche tipologiche di assoluta e totale incompatibilità con la destinazione ad abitazione, come ad esempio garage, stalle, cantine, soffitte, fondi commerciali e artigianali».
Si tratta dunque di locali che pur avendo una diversa destinazione d'uso sono utilizzati come abitazioni. C'è poi il capitolo delle abitazioni in cui «il degrado è tale da pregiudicare l'incolumità degli occupanti, la mancanza di aeroilluminazione, di servizi igienici, di acqua potabile».
Attenzione però perché in questi casi, «pur essendo le condizioni tali da poter rendere inabitabile un immobile, esse non sono sufficienti per determinare la classificazione di “alloggio improprio”».
E questo perché, si legge nella nota messa a punto dall'ufficio tecnico del Comune, «le condizioni di degrado possono essere superate con interventi edilizi».
Insomma anche se la vostra casa è male illuminata o poco arieggiata, oppure sprovvista di servizi igienici e di acqua potabile, è inutile chiedere la certificazione di alloggio improprio perché, con un intervento edile, questi “disagi” possono essere eliminati. Quando un alloggio è “veramente” improprio, invece, «nessun intervento edilizio potrà rendere compatibile la funzione residenziale con quella struttura».
Se poi un immobile è in possesso della certificazione di agibilità o ha i requisiti elencati nel decreto ministeriale del 5 luglio 1975 o ancora è di antica costruzione con destinazione d'uso abitativa, «non potrà essere classificato come improprio, anche se in condizioni di degrado o in assenza di servizi igienici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
