Il Tirreno

Incubo inquinamento: torna nel mirino la barriera idraulica

di David Chiappuella
Incubo inquinamento: torna nel mirino la barriera idraulica

La Conferenza dei servizi sull’area ex Farmoplant: si continuano a riscontrare sostanze rischiose

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MASSA-CARRARA. “La Conferenza di Servizi chiede ad Arpat (…) di eseguire, oltre alle controanalisi relative ai singoli procedimenti, anche una campagna coordinata di monitoraggio delle acque di falda di tutto il Sin, a cadenza annuale, utilizzando eventualmente alcuni piezometri ritenuti significativi, opportunamente selezionati da Arpat medesima”.

Questa la richiesta espressa nel verbale dell’ultima conferenza di servizi istruttoria, convocata al ministero dell’Ambiente lo scorso 26 giugno, durante la quale sono stati esaminati caratterizzazioni, monitoraggi e attività di bonifica e messa in sicurezza di 6 aziende, insediate nelle aree ex Ferroleghe ed ex Rumianca a Carrara ed ex Sabed/Bario ed ex Montedison/Farmoplant a Massa, in quelle porzioni della zona industriale rimaste nel Sin. Erano assenti i rappresentanti dell’Asl 1 di Massa-Carrara, i ministeri della Salute e dello Sviluppo economico, Inail, Istituto superiore di sanità (Iss), Enea, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl; il documento dedica ampio spazio all’esame della contaminazione della falda del Sin, chiedendo, in particolare, approfondimenti che consentano di stabilire se la barriera idraulica attiva nell’area ex Farmoplant e gestita dall’azienda Edison Spa (ex Montedison), individuata come soggetto inquinatore, sia efficace o meno.

Questo sistema, costituito da 6 pozzi/piezometri, è stato installato nel 1984 e potenziato nel 1995, restando sempre in funzione, anche dopo il 1988, anno in cui la fabbrica chimica cessò l’attività. Le acque sotterranee estratte sono convogliate, tramite tubazioni, ad un serbatoio di miscelazione con scarico nel Lavello, come autorizzato dalla Provincia.

L’analisi della falda parte dalla situazione del lotto 3 dell’ex Farmoplant, all’incrocio tra via degli Unni e via Dorsale, acquistato dalla cooperativa La Victor nel 2001. La conferenza di servizi, presieduta dall’ingegner Laura D’Aprile, dirigente della Divisione III Bonifiche e risanamento del ministero dell’Ambiente, cita una nota Arpat del 6 ottobre 2016, da cui si evince che nel lotto 3 vi sono due comparti distinti dell’acquifero. Il primo presenta superamenti nei limiti “per i composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni, ferro e manganese”. Il secondo comparto, invece, è caratterizzato da sforamenti per i parametri del ferro e del manganese. L’Agenzia ambientale riferisce anche che di recente “gli stessi inquinanti riscontrati nel Lotto 3, sono stati riscontrati nelle aree a valle dello stesso”, insinuando il dubbio che forse la barriera idraulica “non garantisce la piena efficienza ed efficacia idrochimica”.

L’Arpat, però, in una successiva comunicazione, il 28 dicembre 2016, affermava anche di non potersi esprimere su quest’ultimo aspetto, poiché Edison non aveva ancora “provveduto a trasmettere l’elenco completo dei composti e delle sostanze utilizzate nelle lavorazioni Farmoplant”, indispensabile “per compiere i conseguenti accertamenti tecnico-analitici in contraddittorio sulle acque della barriera idraulica”. Ma lo scorso 13 marzo Edison ha trasmesso i risultati dell’analisi di rischio sito-specifica relativa all’area La Victor, dichiarando che da essa “si evince l’assenza di condizioni di rischio nei confronti del bersaglio umano, sia on-site in scenario industriale, che off-site in scenario residenziale”. E l’azienda “non ritiene necessario mettere in atto azioni di prevenzione/messa in sicurezza per la tutela dei fruitori dell’area”. La società, inoltre, “ribadisce l’efficienza idraulica e l’efficacia idrochimica della barriera idraulica posta nell’area ex Farmoplant”, sostenendo che la contaminazione delle acque di falda sarebbe proveniente “da aree poste a monte idrogeologico del Lotto 3”. Sulla vicenda è intervenuta anche la Regione, con un parere dello scorso 23 giugno, dichiarando che, dalla documentazione in suo possesso, risulterebbe che Edison “non abbia eseguito nell’analisi di rischio sito-specifica la simulazione off-site indoor”. Tale simulazione è stata invece effettuata dall’Arpat, che ha riscontrato valori leggermente superiori ai limiti per i parametri di alcune sostanze cancerogene. La cosa non è piaciuta all’Ispra, il quale, in un parere trasmesso lo scorso 23 giugno, ha definito il sito La Victor ancora “contaminato”, affermando che al suo interno “si riscontra un rischio ambientale non accettabile”, al punto da rendere necessari “ulteriori interventi che possano abbattere le altissime concentrazioni di composti clorurati riscontrati nei monitoraggi”.

In una comunicazione inoltrata tre giorni dopo Ispra ha poi bollato come “del tutto carente” un altro elaborato presentato da Edison per dimostrare l’efficienza della barriera idraulica ed accusando l’azienda di essersi basata “su dati in gran parte precedenti al 2011”. Alla luce di tutto ciò la conferenza istruttoria ha chiesto ad Arpat ed Ispra “di trasmettere entro il 31 agosto, un parere congiunto con le proprie valutazioni sull’efficienza della barriera idraulica, sulla base delle evidenze ottenute dai nuovi campionamenti”; all’Asl e all’Iss di inviare “le proprie valutazioni in relazione a quanto riscontrato da Arpat sul percorso off-site indoor, nelle aree adibite ad uso residenziale a monte dell’area La Victor”; ad Edison “di trasmettere entro 20 giorni dalla notifica del verbale un elaborato integrativo in risposta alle prescrizioni dell’Ispra, con particolare riferimento alla valutazione dell’efficienza idraulica”. L’Arpat ed il Comune di Massa, infine, dovranno spedire, entro dieci giorni, “una relazione in merito a quanto segnalato dalla La Victor” riguardo alle movimentazioni di terreno “in lotti adiacenti al lotto 3”.


 

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