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Rinasce il marchio J.W. Brine: «Ma tutto dipende dal marmo»
di Francesca Vatteroni
Il titolare della ditta specializzata in pantaloni di lusso: «Se riparte la filiera del lapideo, aiuta anche tutti gli altri»
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CARRARA. James Walter Brine, fu un soldato inglese o americano che probabilmente perse la vita durante la seconda guerra mondiale in Italia, forse proprio a Carrara, non possiamo dirlo con certezza, ma ciò che possiamo dire con certezza è che il marchio che ha preso spunto dal suo nome, J.W. Brine, impresso sopra una medaglietta militare trovata per caso in un mercatino dell’usato, alla fine degli anni 70, dal fondatore del brand, che ne cominciò a produrre gli abiti, nacque esattamente a Carrara, nel 1984, in via Carriona, dentro un atelier di scultura del marmo che ospitava l’azienda carrarese di pantaloni Manifatture Generali. I pantaloni, il prodotto principale del brand, vennero da subito concepiti e realizzati all’insegna di uno stile militare e conquistarono fin dall’inizio l’attenzione dei mercati internazionali, seppur mantenendo, la società, una dimensione piccola. Dal 2014, il marchio ha un nuovo proprietario: la Bastille srl, la cui sede si trova sul viale Galilei dietro la Cna, guidata dal suo presidente, Carmelo Pistone, imprenditore di origini senesi che vanta un curriculum nel settore della produzione di abiti, di tutto rispetto. Sa fare bene il suo mestiere infatti, Carmelo Pistone: dopo una lunga carriera dirigenziale nel settore della moda decide di diventare imprenditore: «Perché non ci si improvvisa imprenditori - dice - si deve imparare il mestiere».
E lui lo impara bene: diventa proprietario di ben 4 aziende e 4 marchi, di cui una con sede a Firenze, che successivamente accorpa in un’unica società con ben 120 operai, che poi venderà nel 2012 a un colosso coreano: la Eland. Dopodiché, sentita circolare la voce nell’ambiente che Manifatture Generali a Carrara vendeva l’azienda, Pistone annusa l’affare e ne compra un ramo: il personale, con i suoi 7 dipendenti, le attrezzature e il marchio. Oggi Bastille srl produce all’anno circa 30.000 capi per un mercato quasi esclusivamente internazionale: «La nostra produzione destinata al mercato interno si aggira intorno al 25%-spiega Pistone- il resto va all’estero: dal Giappone, alla Corea, alla Germania, vendendo sia con distributori, sia con agenti, sia direttamente».
Il pantalone J.W. Brine è un prodotto di lusso, continua a spiegare Pistone, che ha saputo evolversi sotto la sua guida, aggiungendo un tono raffinato che comunque non contrasta con il dna militare dei modelli originari e che può arrivare a costare in negozio 170 euro: «Il nostro è un mercato medio alto: abbiamo alcune fasi di lavorazione del capo a mano, anche se restiamo un’azienda di abbigliamento tradizionale e non siamo un laboratorio di alta sartoria» precisa l’imprenditore.
Il pantalone J.W. Brine è infatti un prodotto interamente italiano, specifica Carmelo Pistone, che racconta: «Abbiamo i fornitori tutti italiani, abbiamo la stireria a Massarosa e la tintoria a Prato». Pistone analizza poi quelle che potrebbero essere le prospettive dell’azienda: «Carrara vive una situazione geografica difficile per via della mancanza di infrastrutture: per arrivare in treno da Milano si impiegano 4 ore e mezzo e se prendi l’autostrada, sulla Cisa potresti impiegarci 2 ore come 4: se io volessi fare arrivare dei clienti da Milano sarebbe un problema».
L’imprenditore racconta poi un episodio piuttosto sgradevole successo proprio il primo giorno dell’arrivo dell’azienda nella sede di Viale Galilei, con la visita inaspettata dei ladri nell’edificio. Forse un po’ troppo precipitosi però, perché le attrezzature non erano ancora arrivate: «Per cui non hanno potuto rubare nulla, ma siamo costretti a pagare il Globo per la sorveglianza» lamenta Pistone. Dunque non un bel biglietto da visita per Carrara, di cui Pistone non ha potuto fare a meno di notare i capannoni vuoti sull’Aurelia: «Carrara ha nel suo passato un sistema industriale che oggi non ha più. E’ un vero peccato-sostiene- perché è un’eccellenza mondiale del marmo, ma purtroppo se ne sente parlare solo per gli incidenti in cava: pensare che il giapponese colto, conosce il lardo di Colonnata o il Vermentino di Luni. Per non parlare poi della costa che è un dono di Dio!». Insomma, Pistone riconosce le potenzialità della città in cui ha scelto di vivere professionalmente, ma lamenta l’assenza di un progetto politico nazionale che dia respiro con incentivi fiscali al piccolo imprenditore, vera ossatura del paese. «E qua l’amministratore-aggiunge Pistone- se vuole aiutare, deve capire che il marmo è la chiave di accesso per un progetto che faccia ripartire l’intero territorio: se Carrara diventa forte con il marmo, riportando la filiera, potrebbe aiutare anche gli altri settori: noi siamo qua per crescere-conferma alla fine-ma speriamo che ci mettano nelle condizioni per farlo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E lui lo impara bene: diventa proprietario di ben 4 aziende e 4 marchi, di cui una con sede a Firenze, che successivamente accorpa in un’unica società con ben 120 operai, che poi venderà nel 2012 a un colosso coreano: la Eland. Dopodiché, sentita circolare la voce nell’ambiente che Manifatture Generali a Carrara vendeva l’azienda, Pistone annusa l’affare e ne compra un ramo: il personale, con i suoi 7 dipendenti, le attrezzature e il marchio. Oggi Bastille srl produce all’anno circa 30.000 capi per un mercato quasi esclusivamente internazionale: «La nostra produzione destinata al mercato interno si aggira intorno al 25%-spiega Pistone- il resto va all’estero: dal Giappone, alla Corea, alla Germania, vendendo sia con distributori, sia con agenti, sia direttamente».
Il pantalone J.W. Brine è un prodotto di lusso, continua a spiegare Pistone, che ha saputo evolversi sotto la sua guida, aggiungendo un tono raffinato che comunque non contrasta con il dna militare dei modelli originari e che può arrivare a costare in negozio 170 euro: «Il nostro è un mercato medio alto: abbiamo alcune fasi di lavorazione del capo a mano, anche se restiamo un’azienda di abbigliamento tradizionale e non siamo un laboratorio di alta sartoria» precisa l’imprenditore.
Il pantalone J.W. Brine è infatti un prodotto interamente italiano, specifica Carmelo Pistone, che racconta: «Abbiamo i fornitori tutti italiani, abbiamo la stireria a Massarosa e la tintoria a Prato». Pistone analizza poi quelle che potrebbero essere le prospettive dell’azienda: «Carrara vive una situazione geografica difficile per via della mancanza di infrastrutture: per arrivare in treno da Milano si impiegano 4 ore e mezzo e se prendi l’autostrada, sulla Cisa potresti impiegarci 2 ore come 4: se io volessi fare arrivare dei clienti da Milano sarebbe un problema».
L’imprenditore racconta poi un episodio piuttosto sgradevole successo proprio il primo giorno dell’arrivo dell’azienda nella sede di Viale Galilei, con la visita inaspettata dei ladri nell’edificio. Forse un po’ troppo precipitosi però, perché le attrezzature non erano ancora arrivate: «Per cui non hanno potuto rubare nulla, ma siamo costretti a pagare il Globo per la sorveglianza» lamenta Pistone. Dunque non un bel biglietto da visita per Carrara, di cui Pistone non ha potuto fare a meno di notare i capannoni vuoti sull’Aurelia: «Carrara ha nel suo passato un sistema industriale che oggi non ha più. E’ un vero peccato-sostiene- perché è un’eccellenza mondiale del marmo, ma purtroppo se ne sente parlare solo per gli incidenti in cava: pensare che il giapponese colto, conosce il lardo di Colonnata o il Vermentino di Luni. Per non parlare poi della costa che è un dono di Dio!». Insomma, Pistone riconosce le potenzialità della città in cui ha scelto di vivere professionalmente, ma lamenta l’assenza di un progetto politico nazionale che dia respiro con incentivi fiscali al piccolo imprenditore, vera ossatura del paese. «E qua l’amministratore-aggiunge Pistone- se vuole aiutare, deve capire che il marmo è la chiave di accesso per un progetto che faccia ripartire l’intero territorio: se Carrara diventa forte con il marmo, riportando la filiera, potrebbe aiutare anche gli altri settori: noi siamo qua per crescere-conferma alla fine-ma speriamo che ci mettano nelle condizioni per farlo».
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