Il Tirreno

Famiglia tedesca dispersa Salvata dal soccorso alpino 

Famiglia tedesca dispersa Salvata dal soccorso alpino 

Erano in cinque senza scarponi: avevano portato in vetta anche un ragazzino L’ennesimo intervento del Sast accende la polemica: multare chi è poco accorto?

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MASSA. Nemmeno ventiquattro ore dopo il salvataggio di padre e figlia, finiti in un ravaneto mentre rincorrevano il cane che era scappato, e i volontari del soccorso alpino di Massa sono stati costretti a rimettersi gli zaini sulle spalle per risolvere un’altra emergenza. A perdersi stavolta una famiglia di turisti tedeschi, con un ragazzino di 13 anni al seguito. Cinque persone che chiamavano i soccorsi e non riuscivano a spiegare bene quale era la loro posizione alla poliziotta che era al centralino. E non è stato semplice trovarli perché avevano smarrito la via del ritorno: credendo di tornare al Pasquilio invece avevano imboccato un bivio che li stava portando sul versante lucchese di Azzano. Sono stati sorpresi dal buio ma nonostante questo hanno provato a scendere ancora un po’ per lasciare la zona degli Uncini. Fino a fermarsi esausti e a chiedere una mano. Erano le 21 e quelli del soccorso alpino si sono messi alla ricerca, facendosi aiutare dalla conoscenza della valle. Da un paio di particolari hanno individuato l’area dove potevano trovarsi e prima di mezzanotte hanno raggiunto gli escursionisti teutonici. Poi li hanno riportati giù dalla parte giusta. Lieto fine, anche se le ricerche hanno impegnato parecchie persone e soprattutto il timore era per il ragazzo, dato che a quelle altezze anche d’estate quando sparisce il sole comincia a fare freddo. E l’abbigliamento dei turisti non era per niente appropriato.

Questi particolari, uniti alla coincidenza del salvataggio dei padroni del cagnetto, riaccendono la discussione sulla sicurezza delle nostre montagne. A volte i sentieri non sono indicati bene, altre invece sono oggettivamente difficili e quindi poco fruibili a chi non è particolarmente allenato oppure a chi si porta dietro dei bimbi. E va già bene che questi ultimi interventi sono stati praticamente a costo zero, soltanto l’impegno dei volontari e delle forze dell’ordine che hanno coordinato le operazioni. Altre volte invece c’è il costo del Pegaso, quando bisogna impegnare l’elicottero per riportare a valle chi non riesce più a camminare. Il problema è che molte volte chi si avventura in vetta non è preparato per farlo. E non parliamo soltanto dal punto di vista fisico (c’è anche chi non riesce a muovere un passo perché è spossato dalla fatica fatta per salire, magari sotto un sole che picchia).

Il più delle volte gli escursionisti della domenica non sanno neppure da che parte girarsi. Non calzano scarponi, ma delle scarpe da ginnastica quando va bene. E non hanno neppure con loro le cartine aggiornate. Insomma, in questo modo è semplice perdersi e poi chiedere aiuto a quelli del soccorso alpino piuttosto che ai pompieri. Ma questo comporta delle spese, che in altre regioni per esempio viene addebitato a chi non rispetta le regole. Un discorso che era già stato fatto qualche tempo fa ma che poi era caduto nel vuoto: le spese se le accolla la collettività. (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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