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La statua seduta sul water per omaggiare Freak Antoni
Carrara, evento all’Officina d’arte Ponte di Ferro insieme allo Skiantos Dandy Bestia. L’opera sarà esposta a Bologna al prestigioso parco del Cavaticcio
CARRARA. Qualcuno lo definì anche un anarchico dell’arte, Roberto Freak Antoni, la voce e la mente degli Skiantos, il gruppo rock degli anni 70 tra gli antesignani del rock demenziale, il rock sposato a testi ironico surreali, definito demenziale dallo stesso Freak Antoni nel 1978 quando scrisse il manifesto del rock demenziale, allegandolo al secondo album del gruppo.
Autore di un modo geniale, graffiante e completamente libero di esprimere se stesso e quello che sentiva di essere, contro ogni censura e ogni forma di perbenismo, l’artista di origini bolognesi è scomparso nel 2014 e forse proprio per questo modo di essere che Carrara, città dell’anarchia e del marmo, ha sentito vicino e ha deciso quindi di omaggiarlo con un monumento, destinato ad essere ospitato nel prestigioso Parco del Cavaticcio, a Bologna, vicino al Museo di Arte Contemporanea e alla Cineteca.
L’idea è nata da un giovane scultore carrarese, Daniele Rossi, che lavora a Carrara come modellatore 3D e programmatore di macchine a controllo numerico, vale a dire realizza bozze digitali delle sculture. «La mia idea nasce nel 2014, dall’esigenza che sentivo di restituire lo spazio che meritava a un artista messo ingiustamente da parte, volevo rendere giustizia al suo genio artistico. Una volta realizzata la bozza, l’ho proposta tramite mail all’associazione We love Freak, costituita dalla famiglia di Freak e dai suoi amici come Jimmy Bellafronte, membro fondatore degli Skiantos, Fabio Dandy Bestia Testoni, compositore di quasi tutte le musiche degli Skiantos e Oderso Rubini, il produttore storico del gruppo».
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La bozza piacque talmente tanto agli Skiantos che decisero subito di contattare Daniele e di sposare il suo progetto: «Dobbiamo prenderci cura delle istanze di chi vorrebbe che il nostro viaggio non finisse e la bozza ci colpì da subito, la trovammo profondamente rappresentativa di Freak» spiega Bellafronte. Partì quindi una raccolta fondi tra i fans di Freak, che è tutt’oggi in corso e a cui si può ancora partecipare attraverso il sito www.welivefreak.it e Daniele diede così l’incarico a un suo amico scultore, Corrado Marchese, perché facesse prendere corpo all’idea. «Un’opera tecnicamente molto difficile» spiega Corrado. E allora ecco arrivare presso Officina d’arte Ponte di Ferro un centinaio tra fans e curiosi, tutti per vedere svelata la statua dedicata a Freak e per ascoltare Dandy Bestia, «uno dei migliori chitarristi rock in circolazione» come lo ha presentato lo stesso Bellafronte. Dandy Bestia sale sul palco e racconta subito l’aneddoto di come conobbe Freak, al Dams di Bologna e di come durante uno dei loro primi concerti al palasport, dopo aver suonato Karabigniere blues cantando, in modo evidentemente giudicato strafottente, Karabigniere “sptuh” anziché blues, vennero portati al commando: «Io ho scritto le musiche, le parole le ha scritte lui: prendete anzi lui!» esclamò Dandy Bestia ai carabinieri e da lì nacque la loro amicizia: «Cominciò così tra noi» racconta dal palco tra le risate divertite del pubblico, prima di cominciare a suonare proprio Karabigniere blues e poi Io ti amo da matti, Vortice, Sono un ribelle mamma e Gelati. Quest’ultima scritta all’indomani del referendum sulla scala mobile «Quando nel 1984 il 60% degli italiani decisero di non voler più adeguare il loro stipendio all’inflazione – spiega Dandy – cantando “il lavoro a me mi stende e per giunta non mi rende … Quando prendo lo stipendio in gelati me lo spendo i gelati sono buoni ma costano milioni”». Alla fine viene svelata la statua alta 1 metro e 70 in marmo bianco, con un Freak elegante, inchinato, da una tazza della latrina, in un saluto ironico verso il suo pubblico ma con un jet pack sulle spalle che lo sta per far volare in alto. «È proprio lui- spiega Jimmy Bellafronte commentando la statua- nel bagno spesso rilasciava interviste, addirittura nel bagno dell’Università di Bologna una volta ci ha tenuto lezione; e quando diceva vorrei essere una merda almeno qualcuno mi cagherebbe oppure siete un pubblico di merda, rivendicava l’imperfezione dell’essere umano: Daniele volendolo raffigurare in bagno ha denunciato come Freak sia stato rifiutato dalla società che non gli ha riconosciuto i suoi meriti, ma non è tra i rifiuti il suo posto, è in alto, dove lo porterà il razzo».
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