Il presidio
Nasce il marchio territoriale: una sola identità, tante tipicità
di Manuela D’Angelo
La Camera di Commercio pronta ad affidare il progetto ad una società di marketing. D’accordo quasi tutti i comuni
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MASSA. Un marchio identificativo dell’intera provincia apuana: chi siamo, cosa produciamo, quale è la nostra storia, cosa possiamo offrire e perché va amata questa terra. Un progetto ambizioso, ma fondamentale per rilanciare il turismo di Massa Carrara nel mondo. Almeno questo è il sogno di Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio, che ha già chiamato tutti i sindaci del territorio, per avere il loro appoggio. «I passi da seguire sono stabiliti- dice Sodini-; abbiamo l’idea, abbiamo la possibilità di aprire un bando per aziende che si occupano esclusivamente di questo: creare marchi territoriali».
Non basta più avere soltanto le potenzialità: la costa e il mare, i castelli, le cave e il marmo. La Camera di Commercio lo ha capito: «Dobbiamo dare un nome al nostro territorio- spiega Sodini- e porre sotto un unico cappello tutte le nostre identità, che non spariranno mai, anzi verranno valorizzate».
Un esempio per tutti. Il lardo di Colonnata: lo mangiano anche in Russia, ma leggono Colonnata senza sapere dove si trova, come si fa a raggiungerla e senza sapere che stanno mangiando un pezzo di storia e di tradizione locale. «Questo non può più accadere- dice Sodini-; tutto ciò che produciamo e tutto ciò che pubblicizzeremo dei nostri territori dovrà parlare una lingua sola. Con la creazione del marchio della provincia di Massa Carrara saremo visibili, in tutto il nostro potenziale, agli occhi del mondo». La strada non è in discesa, i territori, soprattutto i più piccoli, come i comuni della Lunigiana, hanno timori e perplessità: «Spariranno le tipicità e le identità di ognuno? - hanno chiesto durante il primo incontro con la Camera di Commercio-; finiremo per essere tutti rappresentati dal solito blocco di marmo, da un ombrellone e da qualche castello?».
Non è così: il marchio territoriale è ben altro e, ci spiega Sodini, va oltre la caratterizzazione di un simbolo. «Per questo abbiamo deciso di affidare il compito della creazione del marchio ad una società esperta, leader nel settore. Ne abbiamo contattate alcune- dice sempre Sodini- tra cui quella che ideò il marchio “Roma capitale”. Faremo un bando per assegnare il progetto, che la Camera di Commercio pagherà per il 50%. Il resto verrà chiesto ai comuni, in base al numero di abitanti e in base al flusso turistico. La società inizierà l’osservazione: dovrà capire chi siamo, cosa vogliamo rappresentare; incontrerà le categorie, i privati, le istituzioni; imparerà a conoscere tutte le nostre tipicità, per fonderle in una identità unica, che ci rappresenti tutti. Si parla di circa 9 mesi di lavoro. Una volta creato il marchio, inizierà la fase più difficile: diffonderlo. L’operazione di marketing è da sempre la più costosa e la più faticosa. Il nostro marchio dovrà arrivare ovunque. “Adotteremo” ambasciatori tra calciatori, cantanti, artisti e sportivi famosi, che possano affiancare il loro volto noto al nostro marchio, con orgoglio e simpatia. Inizierà anche la ricerca di fondi europei, che aiutino alla divulgazione del marchio. E’ una sfida».
Il sindaco di Massa Alessandro Volpi approva in pieno: «Il difficile sarà trovare la sintesi delle tante tipicità che ci rappresentano. Occorre un’idea geniale, creatività, originalità. Non ci servono altri marchi in cui stilizziamo le Apuane, o il mare o il marmo. Ci serve un simbolo, fortemente evocativo, che colpisca direttamente e ci accomuni tutti».
«Sarà la chiave- ha commentato l’assessore al turismo del comune di Carrara Riccardo Coppola - per unire la proposta turistica dalla Lunigiana al mare, passando per le cave. Per troppo tempo i territori sono stati divisi, anche da insoddisfazioni, dietrologie politiche e campanilismo. Dobbiamo imparare a parlare in termini territoriali. Far da soli ci renderà sempre più isolati»
«Sono d’accordo, ma vorrò dire la mia- aggiunge il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini-; inventare quel quid che possa accomunare la nostra provincia, con creatività, non sarà facile. Il processo è importante, dovrà unire e non distruggere, aiutare tutti e non penalizzare nessuno. Per questo ho proposto che accanto al marchio territoriale possano svilupparsi i distretti culturali evolutivi, per far passare attraverso il marketing tutta la rete delle nostre tipicità e farle diventare appetibili»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non basta più avere soltanto le potenzialità: la costa e il mare, i castelli, le cave e il marmo. La Camera di Commercio lo ha capito: «Dobbiamo dare un nome al nostro territorio- spiega Sodini- e porre sotto un unico cappello tutte le nostre identità, che non spariranno mai, anzi verranno valorizzate».
Un esempio per tutti. Il lardo di Colonnata: lo mangiano anche in Russia, ma leggono Colonnata senza sapere dove si trova, come si fa a raggiungerla e senza sapere che stanno mangiando un pezzo di storia e di tradizione locale. «Questo non può più accadere- dice Sodini-; tutto ciò che produciamo e tutto ciò che pubblicizzeremo dei nostri territori dovrà parlare una lingua sola. Con la creazione del marchio della provincia di Massa Carrara saremo visibili, in tutto il nostro potenziale, agli occhi del mondo». La strada non è in discesa, i territori, soprattutto i più piccoli, come i comuni della Lunigiana, hanno timori e perplessità: «Spariranno le tipicità e le identità di ognuno? - hanno chiesto durante il primo incontro con la Camera di Commercio-; finiremo per essere tutti rappresentati dal solito blocco di marmo, da un ombrellone e da qualche castello?».
Non è così: il marchio territoriale è ben altro e, ci spiega Sodini, va oltre la caratterizzazione di un simbolo. «Per questo abbiamo deciso di affidare il compito della creazione del marchio ad una società esperta, leader nel settore. Ne abbiamo contattate alcune- dice sempre Sodini- tra cui quella che ideò il marchio “Roma capitale”. Faremo un bando per assegnare il progetto, che la Camera di Commercio pagherà per il 50%. Il resto verrà chiesto ai comuni, in base al numero di abitanti e in base al flusso turistico. La società inizierà l’osservazione: dovrà capire chi siamo, cosa vogliamo rappresentare; incontrerà le categorie, i privati, le istituzioni; imparerà a conoscere tutte le nostre tipicità, per fonderle in una identità unica, che ci rappresenti tutti. Si parla di circa 9 mesi di lavoro. Una volta creato il marchio, inizierà la fase più difficile: diffonderlo. L’operazione di marketing è da sempre la più costosa e la più faticosa. Il nostro marchio dovrà arrivare ovunque. “Adotteremo” ambasciatori tra calciatori, cantanti, artisti e sportivi famosi, che possano affiancare il loro volto noto al nostro marchio, con orgoglio e simpatia. Inizierà anche la ricerca di fondi europei, che aiutino alla divulgazione del marchio. E’ una sfida».
Il sindaco di Massa Alessandro Volpi approva in pieno: «Il difficile sarà trovare la sintesi delle tante tipicità che ci rappresentano. Occorre un’idea geniale, creatività, originalità. Non ci servono altri marchi in cui stilizziamo le Apuane, o il mare o il marmo. Ci serve un simbolo, fortemente evocativo, che colpisca direttamente e ci accomuni tutti».
«Sarà la chiave- ha commentato l’assessore al turismo del comune di Carrara Riccardo Coppola - per unire la proposta turistica dalla Lunigiana al mare, passando per le cave. Per troppo tempo i territori sono stati divisi, anche da insoddisfazioni, dietrologie politiche e campanilismo. Dobbiamo imparare a parlare in termini territoriali. Far da soli ci renderà sempre più isolati»
«Sono d’accordo, ma vorrò dire la mia- aggiunge il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini-; inventare quel quid che possa accomunare la nostra provincia, con creatività, non sarà facile. Il processo è importante, dovrà unire e non distruggere, aiutare tutti e non penalizzare nessuno. Per questo ho proposto che accanto al marchio territoriale possano svilupparsi i distretti culturali evolutivi, per far passare attraverso il marketing tutta la rete delle nostre tipicità e farle diventare appetibili»
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