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Sul caso gettoni di presenza parla Ceccotti: «Garantista, ma convoco i presidenti»
di Manuela D’Angelo
Il presidente del consiglio vuole vederci chiaro sule presenze alle commissioni anche se difende i suoi consiglieri
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MASSA. Consiglieri comunali di Massa infuriati, dopo l’articolo uscito sul nostro giornale, che denunciava comportamenti poco consoni e poco corretti all’interno delle commissioni consiliari, e pronti a difendersi in qualunque sede, per dimostrare che “hanno sempre compiuto il proprio dovere”. Il presidente del consiglio comunale Domenico Ceccotti si dichiara garantista, ma annuncia la convocazione urgente di tutti i presidenti delle commissioni, per capirci qualcosa di più.
Il web si indigna. Ceccotti è costretto a tornare sull’argomento spinoso, subissato di telefonate, ci dice ieri mattina, da parte di consiglieri che chiedevano spiegazioni e trasparenza sull’accaduto. L’articolo fa il giro del web e viene commentato da numerosi cittadini indignati, che su Facebook chiedono «i nomi di chi ha percepito un gettone di presenza, pagato con soldi pubblici, senza assistere alle commissioni», e i nomi di chi, pur partecipando, «si fa i fatti suoi», leggendo un giornale, occupandosi della propria manicure, o giocando con il telefonino. E cresce il sentimento dell’antipolitica.
I retroscena. I dati che abbiamo pubblicato sulle presenze e assenze dei consiglieri ci sono stati forniti dalla presidenza del consiglio comunale, che li aveva pubblicati a febbraio anche sull’albo pretorio, per la trasperenza amministrativa. Tutti i consiglieri comunali sembrano sul piede di guerra, anche se forse qualcuno si dimentica di aver inviato, proprio a questa redazione, messaggi del tipo: «siamo presenti in tre, ma ci sono quattro firme sul verbale», segnalazioni che, per dovere di cronaca non era possibile ignorare. Come detto, poi, le commissioni consiliari sono pubbliche e possono parteciparvi, fino a prova contraria, anche i giornalisti: alcuni degli atteggiamenti descritti e dei comportamenti indicati, si sono verificati proprio davanti ai cronisti.
Il caso spinoso. Tra questi comportamenti ci sono alcuni episodi apparentemente più gravi degli altri, visto che non può avere lo stesso peso leggere un giornale o giocare col telefonino, durante una commissione consiliare, rispetto a firmare la presenza, per poi andare via, o addirittura firmare, non si sa bene quando, e non presentarsi nemmeno davanti ai colleghi e al presidente.
I consiglieri sono pagati con soldi pubblici per lavorare nelle commissioni e presenziare in consiglio comunale: assenze e presenze, come anche la qualità della partecipazione e il contributo dato per la cosa pubblica, sono elementi di cui ognuno di loro renderà conto ai propri elettori, quando si tornerà a votare nel 2018. Percepire indebitamente un gettone di soldi pubblici è altro affare.
La difesa di Ceccotti. È questo l’episodio che, se accertato, preoccupa maggiormente il presidente del consiglio comunale Domenico Ceccotti, che ha da poco lasciato il Pd per entrare in Mdp: «Rimango garantista fino alla morte- dice convinto- e non credo ci sia nessuno dei miei consiglieri che abbia compiuto un’azione tanto grave. E’ ovvio che non si possa essere sempre presenti e che a volte siano costretti a scappare via, per motivi famigliari, ad esempio, come è accaduto a me tante volte, quando ero consigliere. Inoltre penso che si possano fare più cose insieme, discutere di una pratica e intanto leggere un giornale, per tenersi informati, non penso sia un reato. Ad oggi non posso che confermare l’ottimo e proficuo lavoro svolto da tutti i consiglieri comunali. Invito inoltre i cittadini ad assistere alle commissioni o a visionarne le registrazioni sul sito del Comune per accertarsene giorno per giorno. Da lì sarà possibile anche verificare la presenza di ognuno ».
Convocazione urgente. «Detto questo- prosegue Ceccotti- è logico che se esiste una mela marcia questa vada educata. Percepire il gettone di presenza senza partecipare alle commissioni, se fatto in maniera sistematica e con dolo, è reato. Si tratta di soldi pubblici, anche se nessuno timbra un cartellino. È un caso da Procura della Repubblica e da Corte dei Conti. Non ci voglio credere, e sono certo che ci sia una spiegazione per tutto». Per Ceccotti il caso è più politico, che non economico: «Mi dispiace che qualcuno cerchi di strumentalizzare le presenze dei consiglieri in comune a scopi politici e fini elettorali. C’è chi passa le ore a tentare di far saltare le commissioni, facendo mancare il numero legale, anche per pochi secondi, se non vedono arrivare il consigliere in ritardo. Io credo che sia grave anche questo atteggiamento. La città ha bisogno di consiglieri che lavorino seriamente e con consapevolezza, per il bene della città».
Il presidente Ceccotti convocherà i presidenti di commissione la prossima settimana.
Il commento. Il consigliere del Pd Stefano Alberti ha voluto invece scriverci un suo pensiero sulla vicenda: «Le presenze di ogni consigliere nelle commissioni vengono indicate in termini assoluti e non in termini percentuali. Mi spiego. Se un consigliere è in più di una commissione è chiaro che i suoi numeri sono maggiori di chi come me ha solo due commissioni, ma con una percentuale di presenza del 99%. Riguardo la questione del come si lavora, gli interventi, le proposte presentate, le iniziative assunte, le partecipazioni alle votazioni in Commissione e in aula, il lavoro amministrativo vero e proprio, si poteva ovviare recependo una mia proposta sulla trasparenza amministrativa, pubblicando tutti questi dati, consigliere per consigliere. Sapete, invece, come è andata? Per pochi voti la mia proposta è stata bocciata»
Il web si indigna. Ceccotti è costretto a tornare sull’argomento spinoso, subissato di telefonate, ci dice ieri mattina, da parte di consiglieri che chiedevano spiegazioni e trasparenza sull’accaduto. L’articolo fa il giro del web e viene commentato da numerosi cittadini indignati, che su Facebook chiedono «i nomi di chi ha percepito un gettone di presenza, pagato con soldi pubblici, senza assistere alle commissioni», e i nomi di chi, pur partecipando, «si fa i fatti suoi», leggendo un giornale, occupandosi della propria manicure, o giocando con il telefonino. E cresce il sentimento dell’antipolitica.
I retroscena. I dati che abbiamo pubblicato sulle presenze e assenze dei consiglieri ci sono stati forniti dalla presidenza del consiglio comunale, che li aveva pubblicati a febbraio anche sull’albo pretorio, per la trasperenza amministrativa. Tutti i consiglieri comunali sembrano sul piede di guerra, anche se forse qualcuno si dimentica di aver inviato, proprio a questa redazione, messaggi del tipo: «siamo presenti in tre, ma ci sono quattro firme sul verbale», segnalazioni che, per dovere di cronaca non era possibile ignorare. Come detto, poi, le commissioni consiliari sono pubbliche e possono parteciparvi, fino a prova contraria, anche i giornalisti: alcuni degli atteggiamenti descritti e dei comportamenti indicati, si sono verificati proprio davanti ai cronisti.
Il caso spinoso. Tra questi comportamenti ci sono alcuni episodi apparentemente più gravi degli altri, visto che non può avere lo stesso peso leggere un giornale o giocare col telefonino, durante una commissione consiliare, rispetto a firmare la presenza, per poi andare via, o addirittura firmare, non si sa bene quando, e non presentarsi nemmeno davanti ai colleghi e al presidente.
I consiglieri sono pagati con soldi pubblici per lavorare nelle commissioni e presenziare in consiglio comunale: assenze e presenze, come anche la qualità della partecipazione e il contributo dato per la cosa pubblica, sono elementi di cui ognuno di loro renderà conto ai propri elettori, quando si tornerà a votare nel 2018. Percepire indebitamente un gettone di soldi pubblici è altro affare.
La difesa di Ceccotti. È questo l’episodio che, se accertato, preoccupa maggiormente il presidente del consiglio comunale Domenico Ceccotti, che ha da poco lasciato il Pd per entrare in Mdp: «Rimango garantista fino alla morte- dice convinto- e non credo ci sia nessuno dei miei consiglieri che abbia compiuto un’azione tanto grave. E’ ovvio che non si possa essere sempre presenti e che a volte siano costretti a scappare via, per motivi famigliari, ad esempio, come è accaduto a me tante volte, quando ero consigliere. Inoltre penso che si possano fare più cose insieme, discutere di una pratica e intanto leggere un giornale, per tenersi informati, non penso sia un reato. Ad oggi non posso che confermare l’ottimo e proficuo lavoro svolto da tutti i consiglieri comunali. Invito inoltre i cittadini ad assistere alle commissioni o a visionarne le registrazioni sul sito del Comune per accertarsene giorno per giorno. Da lì sarà possibile anche verificare la presenza di ognuno ».
Convocazione urgente. «Detto questo- prosegue Ceccotti- è logico che se esiste una mela marcia questa vada educata. Percepire il gettone di presenza senza partecipare alle commissioni, se fatto in maniera sistematica e con dolo, è reato. Si tratta di soldi pubblici, anche se nessuno timbra un cartellino. È un caso da Procura della Repubblica e da Corte dei Conti. Non ci voglio credere, e sono certo che ci sia una spiegazione per tutto». Per Ceccotti il caso è più politico, che non economico: «Mi dispiace che qualcuno cerchi di strumentalizzare le presenze dei consiglieri in comune a scopi politici e fini elettorali. C’è chi passa le ore a tentare di far saltare le commissioni, facendo mancare il numero legale, anche per pochi secondi, se non vedono arrivare il consigliere in ritardo. Io credo che sia grave anche questo atteggiamento. La città ha bisogno di consiglieri che lavorino seriamente e con consapevolezza, per il bene della città».
Il presidente Ceccotti convocherà i presidenti di commissione la prossima settimana.
Il commento. Il consigliere del Pd Stefano Alberti ha voluto invece scriverci un suo pensiero sulla vicenda: «Le presenze di ogni consigliere nelle commissioni vengono indicate in termini assoluti e non in termini percentuali. Mi spiego. Se un consigliere è in più di una commissione è chiaro che i suoi numeri sono maggiori di chi come me ha solo due commissioni, ma con una percentuale di presenza del 99%. Riguardo la questione del come si lavora, gli interventi, le proposte presentate, le iniziative assunte, le partecipazioni alle votazioni in Commissione e in aula, il lavoro amministrativo vero e proprio, si poteva ovviare recependo una mia proposta sulla trasparenza amministrativa, pubblicando tutti questi dati, consigliere per consigliere. Sapete, invece, come è andata? Per pochi voti la mia proposta è stata bocciata»
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