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Navi dei veleni: Firenze vuole approfondire 

Navi dei veleni: Firenze vuole approfondire 

La giunta regionale ha richiesto la documentazione dal fondo archivistico. M5s: «Nostri dubbi fondati»

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CARRARA. L’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni ha risposto all’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle «in merito alla declassificazione da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti dei documenti in materia di “navi dei veleni”», nove delle quali, tra il 1986 ed il 1988, salparono anche da Carrara, cariche di rifiuti tossici o radioattivi destinati al Terzo Mondo o affondate dolosamente nel Mediterraneo. A renderlo noto è Giacomo Giannarelli, capogruppo grillino in Regione. «Due mesi fa – ricorda Giannarelli – la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha declassificato 71 documenti (forniti dal Sismi, ndc) relativi alle cosiddette “navi dei veleni”. Di alcune di queste imbarcazioni sappiamo già la storia e la stampa ha aiutato i cittadini nel riconoscere nel Porto di Marina di Carrara uno snodo di una rete criminale che gestì questo tipo di operazioni. Finora – prosegue il consigliere – sapevamo che partivano anche da lì e da La Spezia molte di queste imbarcazioni cariche di rifiuti tossici, poi lasciate affondare nel sud Italia. Ma non vorremmo mai che nei documenti declassificati ci fosse scritto che altre, meno note, sono state abbandonate davanti alle nostre coste».
Secondo i documenti della commissione, due delle “navi dei veleni” partite da Carrara, l’italiana Michigan e la maltese Rigel, sarebbero state affondate dolosamente al largo delle coste calabresi, rispettivamente il 31 ottobre 1986 ed il 21 settembre 1987. Sembra che la Rigel, il cui intero equipaggio si dileguò dopo l’affondamento, trasportasse anche scorie nucleari, occultate sotto 1. 700 tonnellate di granulato di marmo e 60 container riempiti con blocchi di cemento. Materiali che, oltre a nascondere i rifiuti tossici in caso di ispezioni, ne avrebbero agevolato l’affondamento. Questo è confermato dai verbali di deposizione di due lavoratori che avevano preparato il carico stesso, interrogati il 28 gennaio 1988 dall’allora giudice istruttore di La Spezia Maria Cristina Failla, oggi presidente del tribunale di Massa. Per appurare se la Rigel trasportava veramente un carico radioattivo sarebbe dunque sufficiente controllare le attuali condizioni di salute di questi due operai, le cui generalità sono note da tempo. “Dalla risposta dell’assessora Fratoni – spiega Giannarelli – abbiamo appreso che in aprile uno dei consulenti della Commissione di inchiesta ha richiesto tutta la documentazione regionale sulla vicenda contenuta nel fondo archivistico storico, ricevendo la giusta collaborazione dalla giunta”. Questo, secondo Giannarelli, non farebbe altro che confermare i sospetti più gravi. “Se lo studio dei 71 documenti declassificati –precisa il grillino– ha spinto ad approfondire gli atti regionali, il coinvolgimento della nostra costa in queste vicende criminali ci sembra confermato. Aspettiamo a breve di sapere la verità su quante e quali di queste navi dei veleni hanno avuto il loro destino legato alla nostra regione».
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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