Il presidio
«Maschere come in Cina per il Cermec»
di Libero Red Dolce
Ad Alteta e Partaccia abitanti tra l’incudine del depuratore e il martello della discarica. «Fate qualcosa, non si respira»
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MASSA. Lo senti arrivare quando il vento cambia giro. Non c’è bisogno di essere segugi o sensibili come una donna incinta. Il puzzo si presenta, senza troppi imbarazzi. Di solito bussa al mattino, con le prime brezze. Ma è capace di fare visita alle narici di chi vive a Partaccia o Alteta a qualunque ora, nonostante la preferenza per la mattina e la sera.
La puzza del Cermec ormai è di casa. Si è stabilita qui da tanto tempo e non accenna ad andarsene. Si è piazzato in casa, come una visita sgradita e non ha più abbandonato questi luoghi. Tanto che ormai è quasi di casa. E chi sta qui comincia a parlare di una certa, nauseabonda, assuefazione. Di sicuro se ci stai a contatto ogni giorno una certa forma di tolleranza devi svilupparla, altrimenti il rischio è di passare le giornate in preda a nausee e fastidi.
Chi abita qui si sorprende quasi che ci sia qualcuno che ancora voglia dare battaglia. Non perché loro non vorrebbero. Anzi. Solo che la stanchezza ha prevalso. Come l’abitudine. «La mattina qui arrivano di quegli odori dal Cermec – racconta Giovanni Mastrini, che vive proprio in via Alteta – che non si può aprire la porta né tantomeno una finestra. E per chi sta nelle zone interne, non sulla Massa-Avenza, la situazione è ancora tollerabile. Io invece ho anche il problema del traffico. Quindi l’odore entra in ogni caso, anche con le imposte chiuse, e poi per arieggiare è un problema perché c’è il traffico che è costante, rumoroso e puzzolente. Sono preso tra due fuochi. Sul traffico capisco che si possa far poco, ma almeno sul Cermec mi auguro che qualcuno voglia intervenire quanto prima».
Combattono il classico esempio di nemico invisibile. Non conosce o quasi barriere, e di sicuro è difficile per un cittadino qualunque porre un argine. È trasportato dal vento, ma è lui ad annunciare quando questo giro e non viceversa. Difficile prevedere quando arriva. E anche in quel caso ci sarebbe poco da fare. «Se continua così tra qualche anno gireremo con le mascherine sulla bocca come i cinesi», scherza Mastrini.
E a conferma delle sue parole interviene il vicino di casa Luigi Bordigoni. «Il punto è che un odore del genere, costante, in qualche modo finisci per non avvertirlo più. Eppure c’è, è ben presente. La cosa triste è abituarsi a questo puzzo tremendo, la cosa peggiore che ci potrebbe capitare».
Mentre chiacchieriamo a un certo punto, annunciato da una folata, un lieve odore di marcio bussa alle narici. Non ci fanno caso subito, i loro sensi sono “tarati” su rilevamenti ben più intensi. Ridono amari quando gielo si fa notare.
«A me capita spesso di portare gente di altre zone da queste parti – racconta Carlo Casotti – e la gente quando arriva mi chiede: “Come fate a vivere qui, come resistete? ”. Ecco magari siamo appena arrivati in via Noce e io mi vergogno quasi a dire che il peggio non lo hanno sentito. Dove vivo, mi chiedo, come si fa a tollerarlo? ».
Senza contare che a doverlo sopportare durante l’estate sono anche i turisti che arrivano a Partaccia nei campeggi e passano notti incredule e boccheggianti. «Io ho parecchi amici tra i campeggiatori – dice Anna Martorana, che vive tra il depuratore del Lavello e il Cermec – e tutti si lamentano della situazione. A noi si aggiunge anche il problema del depuratore, che emana altri puzzi davvero sgradevoli. A volte non si respira». Una sentenza della Cassazione di quest’anno, in merito a un caso di puzza di frittura che ha scatenato la lite tra condomini, ha stabilito l’esistenza delle molestie olfattive. Qui siamo ben oltre e chissà che quella sentenza non possa tornare utile ai cittadini.
Proprio in questi giorni Il Tirreno ha dato notizia della richiesta alla Regione, da parte del consigliere Simone Ortori, di stabilire se l’Autorizzazione integrata ambientale del Cermec contiene delle prescrizioni in merito alla gestione degli odori. La Regione ha fatto sapere che sta esaminando il problema e che è in corso un riesame.
«Ci hanno dato tempo fino al 13 giugno – spiega Emanuele Giorgi, amministratore unico di Cermec – ma noi speriamo di rispondere prima. Stiamo raccogliendo le ultime informazioni e da gennaio stiamo collaborando in modo più stretto con la Regione».
Bisogna capire meglio cosa si chiede in quelle carte. «Si tratta di un riesame complessivo dell’Aia per capire se la struttura è compatibile con gli attuali volumi di conferimento. Questo impianto ha 30 anni, è molto vecchio. Cerchiamo di fare il possibile, ma c’è bisogno di interventi importanti. Capiamo davvero le esigenze di chi vive qui attorno e cerchiamo di fare meglio. Qualcosa è stato fatto e ancora faremo, è sicuro», conclude Giorgi.
La puzza del Cermec ormai è di casa. Si è stabilita qui da tanto tempo e non accenna ad andarsene. Si è piazzato in casa, come una visita sgradita e non ha più abbandonato questi luoghi. Tanto che ormai è quasi di casa. E chi sta qui comincia a parlare di una certa, nauseabonda, assuefazione. Di sicuro se ci stai a contatto ogni giorno una certa forma di tolleranza devi svilupparla, altrimenti il rischio è di passare le giornate in preda a nausee e fastidi.
Chi abita qui si sorprende quasi che ci sia qualcuno che ancora voglia dare battaglia. Non perché loro non vorrebbero. Anzi. Solo che la stanchezza ha prevalso. Come l’abitudine. «La mattina qui arrivano di quegli odori dal Cermec – racconta Giovanni Mastrini, che vive proprio in via Alteta – che non si può aprire la porta né tantomeno una finestra. E per chi sta nelle zone interne, non sulla Massa-Avenza, la situazione è ancora tollerabile. Io invece ho anche il problema del traffico. Quindi l’odore entra in ogni caso, anche con le imposte chiuse, e poi per arieggiare è un problema perché c’è il traffico che è costante, rumoroso e puzzolente. Sono preso tra due fuochi. Sul traffico capisco che si possa far poco, ma almeno sul Cermec mi auguro che qualcuno voglia intervenire quanto prima».
Combattono il classico esempio di nemico invisibile. Non conosce o quasi barriere, e di sicuro è difficile per un cittadino qualunque porre un argine. È trasportato dal vento, ma è lui ad annunciare quando questo giro e non viceversa. Difficile prevedere quando arriva. E anche in quel caso ci sarebbe poco da fare. «Se continua così tra qualche anno gireremo con le mascherine sulla bocca come i cinesi», scherza Mastrini.
E a conferma delle sue parole interviene il vicino di casa Luigi Bordigoni. «Il punto è che un odore del genere, costante, in qualche modo finisci per non avvertirlo più. Eppure c’è, è ben presente. La cosa triste è abituarsi a questo puzzo tremendo, la cosa peggiore che ci potrebbe capitare».
Mentre chiacchieriamo a un certo punto, annunciato da una folata, un lieve odore di marcio bussa alle narici. Non ci fanno caso subito, i loro sensi sono “tarati” su rilevamenti ben più intensi. Ridono amari quando gielo si fa notare.
«A me capita spesso di portare gente di altre zone da queste parti – racconta Carlo Casotti – e la gente quando arriva mi chiede: “Come fate a vivere qui, come resistete? ”. Ecco magari siamo appena arrivati in via Noce e io mi vergogno quasi a dire che il peggio non lo hanno sentito. Dove vivo, mi chiedo, come si fa a tollerarlo? ».
Senza contare che a doverlo sopportare durante l’estate sono anche i turisti che arrivano a Partaccia nei campeggi e passano notti incredule e boccheggianti. «Io ho parecchi amici tra i campeggiatori – dice Anna Martorana, che vive tra il depuratore del Lavello e il Cermec – e tutti si lamentano della situazione. A noi si aggiunge anche il problema del depuratore, che emana altri puzzi davvero sgradevoli. A volte non si respira». Una sentenza della Cassazione di quest’anno, in merito a un caso di puzza di frittura che ha scatenato la lite tra condomini, ha stabilito l’esistenza delle molestie olfattive. Qui siamo ben oltre e chissà che quella sentenza non possa tornare utile ai cittadini.
Proprio in questi giorni Il Tirreno ha dato notizia della richiesta alla Regione, da parte del consigliere Simone Ortori, di stabilire se l’Autorizzazione integrata ambientale del Cermec contiene delle prescrizioni in merito alla gestione degli odori. La Regione ha fatto sapere che sta esaminando il problema e che è in corso un riesame.
«Ci hanno dato tempo fino al 13 giugno – spiega Emanuele Giorgi, amministratore unico di Cermec – ma noi speriamo di rispondere prima. Stiamo raccogliendo le ultime informazioni e da gennaio stiamo collaborando in modo più stretto con la Regione».
Bisogna capire meglio cosa si chiede in quelle carte. «Si tratta di un riesame complessivo dell’Aia per capire se la struttura è compatibile con gli attuali volumi di conferimento. Questo impianto ha 30 anni, è molto vecchio. Cerchiamo di fare il possibile, ma c’è bisogno di interventi importanti. Capiamo davvero le esigenze di chi vive qui attorno e cerchiamo di fare meglio. Qualcosa è stato fatto e ancora faremo, è sicuro», conclude Giorgi.
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