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Visite intramoenia, medico condannato dalla Corte dei Conti
Dovrà pagare oltre 40mila euro
AULLA. La Corte dei Conti ha condannato il dottor Pier Carlo Rossi a risarcire un danno erariale di circa 43mila euro all’Asl per una complessa vicenda di visite intramoenia. La sentenza ripercorre il giudizio di responsabilità promosso dalla Procura regionale nei confronti dello stesso medico, nato a Comano e residente ad Aulla, rappresentato e difeso dagli avvocati Roberto Valettini ed Emanuele Buttini. La pubblica accusa era rappresentata dal viceprocuratore generale Acheropita Mondera.
Si ricorda che l’atto di citazione fu depositato a settembre 2016: la Procura regionale aveva chiesto la condanna del medico al pagamento, a favore dell'Azienda Usl n.1 di Massa-Carrara (oggi Asl Toscana Nord Ovest) di 42.857,43 euro, aumentata degli interessi legali; nelle premesse, si fa notare che era stata delegata un’attività d’indagine ai Carabinieri del Nas di Livorno, a seguito di una segnalazione del marzo 2011, su presunte irregolarità riguardanti, in particolare, l’espletamento di attività libero-professionali da parte di alcuni medici, fra cui il dottor Pier Carlo Rossi.
I Nas avevano trasmesso una relazione nel 2014 nella quale venivano evidenziate «numerose condotte antigiuridiche da parte del dr. Rossi, in servizio presso l'Azienda Usl n. 1 di Massa-Carrara (oggi Asl Toscana Nord Ovest), nello svolgimento dell’attività libero-professionale». Riguardo alla specifica posizione del dottor Rossi, direttore del Dipartimento Area Medica dell'Azienda Usl n. 1 di Massa-Carrara, la Procura ha riferito che lo stesso, come risulta dal relativo contratto di lavoro per la libera professione, «all'epoca era autorizzato allo svolgimento della attività per un numero di prestazioni non superiore alle 110 annuali e con un impegno orario di 40 ore complessive».
«Dall'attività investigativa, svolta dai Carabinieri del Nas di Livorno, è emerso che, nel periodo 2010-2011, il dottor Rossi ha effettuato complessivamente 334 prestazioni di libera professione (di cui 258 nel 2010 e 76 nel 2011). Delle 334 prestazioni, 182 sono state eseguite illecitamente, percependo, per quest’ultime, la somma complessiva di € 9.601,37. Precisamente, il sanitario in questione, ha effettuato: 18 prestazioni A.l.p.i. (15 nel 2015 e 3 nel 2011), in 8 giorni autorizzati nei quali non ha documentato l'attività libero-professionale, mediante la specifica timbratura con il codice “200”; 9 prestazioni A.l.p.i. nell'anno 2010 in 3 giorni nei quali era a riposo; 29 prestazioni A.l.p.i. (23 nel 2010 e 6 nel 2011) in 10 giorni nei quali era in ferie; 96 prestazioni A.l.p.i. (69 nel 2010 e 27 nel 2011) in 36 giorni non autorizzati; 20 prestazioni A.l.p.i. in 4 giorni, in orari diversi da quelli autorizzati (7 e 11 maggio 2010, 14 giugno e 28 ottobre 2010). In citazione sono riportate, in dettaglio, le irregolarità riscontrate, suddivise per giorno, mese e anno».
«Dalle 182 prestazioni illegittimamente eseguite il dr. Rossi ha illecitamente percepito la somma di € 9.601,37 che, secondo la prospettazione operata dalla Procura, costituiscono un danno per l’Azienda sanitaria; in aggiunta a tale posta di danno, viene ipotizzato l’ulteriore danno pari ad € 33.256,06 (€ 16.203,82 per l’anno 2010 ed € 17.052,24 per l’anno 2011), conseguente alla indebita percezione dell’indennità di esclusività, non dovuta per la violazione della normativa vigente in materia, per un totale di € 42.857,43». Si ricorda nella sentenza che per questi fatti «il dottor Rossi è stato rinviato a giudizio presso il Tribunale di Massa, con l’imputazione di cui agli artt. 81 cpv. e 323 c.p., ed il processo penale si è concluso con la sentenza del Gip. n. 496 del 3.6.2014 ex art. 444 cpp, con l’irrogazione della pena di mesi sei di reclusione».
Nella loro difesa, si ricorda fra l’altro che gli avvocati Roberto Valettini ed Emanuele Buttini avevano spiegato che “la mancata timbratura con il codice 200 era in realtà dovuta alla assenza, presso l'ambulatorio di Aulla, Largo Sammuri, dove il Rossi eseguiva le prestazioni richieste, di alcun dispositivo per il rilevamento delle timbrature in entrata ed uscita e per tale ragione, il medico non era sicuramente nelle condizioni di poter registrare il codice richiesto”. Nella sentenza si fa però notare che «l’omessa timbratura nei giorni di esercizio presso tale ambulatorio non è stata conteggiata dai Nas, né dalla Procura, quale irregolarità».
Nella sentenza della Corte dei Conti si affrontano anche vari altri aspetti giuridici, ma in conclusione «la richiesta risarcitoria della Procura regionale merita pieno accoglimento per ambedue le poste di danno invocate». Da qui, la condanna del dottor Pier Carlo Rossi, al pagamento di € 42.857,43 afavore dell'Azienda Usl n. 1 di Massa-Carrara (oggi Asl Toscana Nord Ovest). Le spese giudiziali sono state liquidate in 478,53 euro.
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