Il presidio
Il giudice lo reintegra, Esselunga no
Il caso del lavoratore licenziato dal supermercato: «Ho vinto la causa ma non posso tornare alle mie mansioni»
CARRARA. «Ho diritto di tornare al lavoro, ma non me lo permettono. Mi pagano per stare a casa». Parola di Jonathan Milani, 45 anni, dipendente di Esselunga, marito e padre di due figli. Il tribunale di Massa, con una sentenza del giudice Augusto Lama nei giorni scorsi gli ha dato ragione. Stabilendo che il licenziamento da lui subìto nell’ottobre di due anni fa non era per giusta causa e quindi lo aveva reintegrato nel supermercato Esselunga di Massa. Ma Jonathan Milani, assistito in tribunale dall’avvocato Claudio Lalli, al suo posto dietro il bancone della gastronomia di viale Roma, non potrà fare ritorno. Esselunga, infatti, ha riconosciuto il suo ruolo di Rsu e Rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza): potrà continuare quindi a svolgere questa mansione, ma con esonero dalla prestazione lavorativa.
La sua vicenda Jonathan è venuto a raccontarla insieme a un amico e collega Paolo Basteri, Rsu di Esselung, che ha vissuto con lui tutto questo difficile periodo. Una vicenda non ancora risolta per Jonathan, e una precisazione, importante, sulla gestione della sua causa di lavoro. «Il giudice mi ha dato ragione, ma non posso tornare al lavoro». L’odissea di Jonathan non è ancora terminata. Solo pochi giorni fa aveva commentato con soddisfazione la sentenza del giudice Lama. Oggi deve annunciare il proseguo della sua battaglia. «Devo andare avanti - dice Milani - perché la società Esselunga rifiuta di riammettermi al lavoro, al mio lavoro. Preferiscono retribuirmi senza farmi lavorare, a riprova della ritorsività del loro atteggiamento, lo stesso che io ho sempre sostenuto abbia causato il mio licenziamento».
È un fiume in piena Jonathan Milani. «Ho ancora bisogno, come lavoratore, di essere difeso e a uno come me, che affronta in prima linea questi drammi interessa avere accanto persone che lo assistano con capacità, professionalità e disponibilità». «Io questi diciannove mesi senza lavoro, il tribunale e ora l’impossibilità di tornare al mio posto, nel mio ruolo, lo ha vissuti sulla mia pelle - continua - per questo mi sento di dire che l’avvocato che tutela un lavoro deve essere preparato, leale e capace, il resto conta poco o nulla ed è di questo che si dovrebbero preoccupare i vertici sindacali». «Non mi sono rivolto privatamente all’avvocato Lalli».
La vicenda del lavoratore Esselunga si interseca con un vero e proprio sconto aperto che si sta consumando, proprio in queste ore, fra la Cgil (o meglio alcuni suoi rappresentanti) e l’avvocato carrarese Claudio Lalli che per anni ha rappresentato l’organizzazione sindacale. «È stata la Filcams Cgil a impugnare il licenziamento prima ancora di affrontare il contenzioso giudiziale, così come è stata la stessa Filcams a indirizzarmi all’avvocato Claudio Lalli come legale di riferimento- continua - smentisco con fermezza, pertanto, di essermi rivolto privatamente a tale professionista, che, infatti, a dimostrazione di questo, ha gestito la mia difesa secondo i principi della tutela sindacale e cioè in modo del tutto gratuito. È la Cgil di Massa Carrara, e questo lo ribadisco con estrema chiarezza a mettermi in contatto con l’avvocato Lalli, condividendo con me, con lui e attraverso il segretario di categoria Sebastiano Salaro, con tutto il direttivo della Filcams Cigl e il segretario regionale Stefano Nicoli ogni passo di questa vicenda». «Ne è bene a conoscenza lo stesso segretario generale della Cgil Paolo Gozzani - conclude Milani con un riferimento preciso al comunicato del sindacato uscito sul nostro giornale - che ho visto personalmente negli ultimi due anni proprio nello studio legale di Lalli, come gli altri dirigenti della mia categoria e di altre categorie».
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