Il Tirreno

La stagione che non decolla alle colonie massesi

di Libero Red Dolce
La stagione che non decolla alle colonie massesi

Chiusa la Turimar, sito irraggiungibile. Degrado lungo la costa, unica novità positiva è la parziale apertura di Casa Faci

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MASSA. «Lì dove siete, com’è che state? Ci state bene? E state». Il nuovo tormentone di Francesco Gabbani lo sparano già gli impianti sulla costa di Marina di Massa, ma c’è un pezzo di litorale dove l’estate rischia di vedere davvero più granate che granite. È il pezzo delle colonie che va dalla Turimar alla Ex Fiat, che tra chiusure e riaperture “soft” rischia di vedere un pezzo storico del turismo apuano sbiadire anno dopo anno.
Pare ormai del tutto tramontata la possibilità di vedere riaprire la colonia Turimar di proprietà dell’imprenditore Enrico Bogazzi. L’apertura è annuale ma i turisti che cercano da dietro uno schermo c’è un primo segnale chiarissimo. Il sito è offline, ormai da moltissimi mesi, e non accenna a ripartire. Anche i risultati sui siti di prenotazioni di camere descrivono il posto ma non consentono prenotazioni. Quando la bella stagione era alle porte, a marzo, avevamo chiesto quali intenzioni ci fossero. «Decideremo a giorni se aprire o meno» era la risposta di allora. Marzo. Quando giugno sta per scalzare maggio dal calendario e le erbacce con i rifiuti sovrastano i marciapiedi dietro il cancello chiuso, si può dire che per Turimar l’estate 2017 passerà guardando gli altri abbronzarsi.
Non che il vicinato offra troppi momenti di rimpianto. Anche se la piccola buona notizia arriva da Casa Faci, il cui destino sembrava segnato e che invece ha dato un segno di vita. La federazione tra le associazioni del clero in Italia ha infatti deciso, un po’a sorpresa, di darla in gestione alla diocesi di Imperia-Albenga. A risollevare da un’estate di chiusura la casa arrivano dunque i vicini liguri. Le trattative per l’affido ad altri soggetti privati esterni all’ambito ecclesiastico paiono dunque definitivamente tramontate.
«Si tratta di una procedura in divenire siglata circa un mese fa – conferma il vescovo di Albenga Imperia, il carrarino Guglielmo Borghetti – e faremo una partenza alla metà di giugno. Si tratterà però di un avvio a regime ridotto, per non perdere del tutto questa stagione. Soprattutto cambierà la mission: attenzione alla spiritualità, ai ritiri per sacerdoti, al nostro laicato e alle famiglie». Non si tratta insomma per il vescovo di una questione di affari legati al turismo, quanto di uno “sbocco sul mare” diverso dal solito, per così dire, per la comunità diocesana ligure.
Di costi di affitto non vuole parlare, anche se precisa che «non sono cifre astronomiche e nemmeno banali. Ci sono dei piccoli interventi da fare, ma nulla di massivo. Non c’è davvero l’intenzione di fare un affare perché non lo sarebbe, quanto piuttosto l’idea di accogliere la nostra gente in un posto bellissimo e con a disposizione il nostro mare».
Non ci si attendano grandi impulsi al pil del turismo, insomma. E degli interventi di ripristino andrebbero fatti in tutto il litorale. Perché tra la situazione della costa di fronte all’Ugo Pisa, un vero e proprio tratto balcanizzato e abbandonato a se stesso, e il passaggio del corridoio che unisci i due tronchi dell’Ugo Pisa, sostenuto da una struttura in ferro che non trasmette sicurezza, la zona appare decisamente in difficoltà. Come se il passato fosse un ingombro.
Unici a resistere a pieno regime, pur con una certa fatica, sono i gestori, Verve, della ex colonia Fiat. La struttura comincia a lavorare a regime, 400 persone attese nei prossimi giorni e probabilmente alcune delle richieste dirette ad altri impianti sono migrate qui. Ma da soli, o quasi, si fa poco.

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