Il presidio
Imprenditore massese minacciato dalla Stidda
Doveva versare uno stipendio raddoppiato a un operaio: i soldi servivano per pagare le spese processuali agli affiliati
MASSA. Ha chiesto uno stipendio raddoppiato per quasi un anno, anche se poi in cantiere non faceva nulla. Il datore di lavoro, temendo per la sua incolumità, gli ha versato la somma per evitare guai. Quei soldi servivano per sostenere le spese dei componenti della Stidda nissena. Mafia. Un’estorsione che si è consumata per undici mesi ai piedi delle Apuane. E che è venuta allo scoperto grazie al coraggio dell’imprenditore che sentendosi perduto ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine. E del caso è stata investita la Direzione distrettuale antimafia. Indagini condotte dal sostituto procuratore Federico Manotti, che nella nostra città ha lavorato per parecchi anni.
Per ora il nome iscritto nel registro degli indagati è uno, cioè quello dell’operaio che ha tenuto sotto scacco il suo datore di lavoro. Per pagare le spese processuali dei componenti del clan che si vantava di rappresentare. Non ha precedenti per mafia, ma era stata decisa una misura di prevenzione per le sue frequentazioni. Era in regime di sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno. Ma visto che aveva trovato lavoro aveva potuto lasciare la Sicilia e si era trasferito a Massa. A ricostruire quello che ha combinato nella ditta che lo aveva a libro paga è stato il titolare, che a Manotti ha raccontato quei mesi di inferno. Non solo aveva uno stipendio maggiorato rispetto ai colleghi, ma grazie alla sua copertura riusciva a non fare niente. Se qualcuno provava a fargli fare qualcosa scattavano subito le ritorsioni. Sono stati bruciati dei mezzi della ditta e l’imprenditore che gli aveva detto che lo avrebbe mandato via si è trovato la saracinesca del garage di casa, nel nisseno anch’essa, crivellata di colpi di fucile a pallettoni. E poi una lunga serie di minacce alla famiglia.
Il finto operaio - hanno appurato gli inquirenti - si atteggiava a piccolo boss mafioso anche nella nostra città. Ed è qui che l’inchiesta potrebbe regalare dei risvolti imprevisti. Perché la domanda che attende ancora una risposta è cosa ha spinto questo esponente della Stidda ai piedi delle Apuane. La Dda ha chiesto degli approfondimenti alla polizia e presto potrebbero esserci dei nuovi riscontri. Cosa nostra non è così lontana. E fa paura.
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