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Addio a Manfredi, oggi l’ultimo saluto
L’imprenditore stroncato da una malattia a 44 anni Questa mattina i funerali alla chiesa di San Sebastiano
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MASSA. Ne aveva di passioni, Alessandro Manfredi. Il calcio, il mare, la famiglia. Ma ce n’era una in particolare: suo figlio, a quattordici anni già nel mirino di grande società di Serie A. «Era il suo orgoglio», dice con la voce troncata dall’emozione Fausto Manfredi, zio di Alessandro ed ex presidente della Massese. Alessandro Manfredi se n’è andato via martedì pomeriggio, al Noa, rapito a soli 44 anni da una malattia fulminante che ha avuto la meglio sul suo corpo. «È una tragedia per cui è difficile trovare parole», continua l’ex presidente bianconero. «Ci mancherai gigante buono», si legge sulla sua pagina facebook, dove viene ripreso il soprannome che gli amici gli avevano conferito per via della sua stazza e del suo carattere gentile e accogliente.
Il dramma si è consumato nel giro di un mese appena: tanto è trascorso dalla manifestazione dei primi sintomi. Una febbre che non riusciva a passare, poi le visite specialistiche in ospedale, la crudele scoperta di un male su cui i medici non sono riusciti ad avere la meglio. Martedì pomeriggio, poi, l’epilogo. I funerali saranno celebrati questa mattina alle 10 nella chiesa di San Sebastiano, dove gli amici e i parenti potranno stringersi in un ultimo saluto al Gigante Buono.
Era un uomo conosciuto Manfredi, sia per il suo carattere sia per la sua professione. Imprenditore e titolare della ditta di famiglia, "Intercart", era ben conosciuto da commercianti e stabilimenti balneari, che riforniva con i materiali in carta necessari per le rispettive attività. Tifoso interista (passione trasmessa anche al figlio) ma appassionato di calcio in generale, tanto che non ha mancato di fare tappa in alcuni stadi esteri, quando ne ha avuto l’occasione, come quello del Borussia Dortmund. Ovviamente ha fatto tappa anche allo stadio della Massese e non necessariamente perché lo zio ne era il presidente, ma perché la passione non conosce categorie né confini.
«Io non ho parole», «riposa in pace»: sono alcuni dei messaggi di cordoglio lasciati sulla sua pagine di facebook, dove in molti sono accorsi per mandare un messaggio di confronto alla famiglia. Una persona che non sarà dimenticata dagli amici, per via delle qualità che lo contraddistinguevano. «Era il gigante buono», spiegano gli amici. (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il dramma si è consumato nel giro di un mese appena: tanto è trascorso dalla manifestazione dei primi sintomi. Una febbre che non riusciva a passare, poi le visite specialistiche in ospedale, la crudele scoperta di un male su cui i medici non sono riusciti ad avere la meglio. Martedì pomeriggio, poi, l’epilogo. I funerali saranno celebrati questa mattina alle 10 nella chiesa di San Sebastiano, dove gli amici e i parenti potranno stringersi in un ultimo saluto al Gigante Buono.
Era un uomo conosciuto Manfredi, sia per il suo carattere sia per la sua professione. Imprenditore e titolare della ditta di famiglia, "Intercart", era ben conosciuto da commercianti e stabilimenti balneari, che riforniva con i materiali in carta necessari per le rispettive attività. Tifoso interista (passione trasmessa anche al figlio) ma appassionato di calcio in generale, tanto che non ha mancato di fare tappa in alcuni stadi esteri, quando ne ha avuto l’occasione, come quello del Borussia Dortmund. Ovviamente ha fatto tappa anche allo stadio della Massese e non necessariamente perché lo zio ne era il presidente, ma perché la passione non conosce categorie né confini.
«Io non ho parole», «riposa in pace»: sono alcuni dei messaggi di cordoglio lasciati sulla sua pagine di facebook, dove in molti sono accorsi per mandare un messaggio di confronto alla famiglia. Una persona che non sarà dimenticata dagli amici, per via delle qualità che lo contraddistinguevano. «Era il gigante buono», spiegano gli amici. (al.f.)
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