Il Tirreno

Truffe in parrocchia, l’indagine è chiusa 

Truffe in parrocchia, l’indagine è chiusa 

La procura ha raccolto le prove e sequestrato il denaro a don Morini: «Così ha raggirato i fedeli»

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MASSA. L’indagine su don Luca Morini è conclusa. L’avviso di chiusura è già arrivato al legale del prelato, soprannominato da tutti don Euro, e il sostituto procuratore Alessandra Conforti, titolare dell’inchiesta, attende la memoria difensiva dell’indagato per trarre le sue conclusioni. E chiedere, o meno, il rinvio a giudizio. In questi mesi, fanno capire gli inquirenti, intanto si sono fatte avanti altri possibili vittime del parroco. Ed è stato sequestrato anche un bel po’ di denaro da un conto corrente personale di don Morini: quasi trentamila euro. Che per procura e nucleo investigativo dei carabinieri sono il frutto delle truffe che il parroco ha fatto ai fedeli a cui chiedeva un supporto economico. Invece di aiutare i poveri come prometteva, per l’accusaorganizzava festini a luci rosse in hotel di lusso. Il prete sul punto non ha saputo spiegare come mai avesse una cifra del genere e così è scattato il provvedimento su richiesta del pm, accordato dal gip Antonia Aracri.
Gli inquirenti sono convinti che quella somma sia stata sottratta con una serie di raggiri ai fedeli che il don andava a trovare casa per casa. Sono state le vittime a presentarsi in caserma dai carabinieri e a raccontare quello che era successo. E a spiegare ai militari del nucleo investigativo quanto denaro avevano dato al religioso e soprattutto con quale motivazione. L’impressione è che quei trentamila euro siano soltanto una parte dell’intero ammontare portato via ai parrocchiani con l’inganno. Perché in quel conto corrente ci sono altri soldi e forse non tutti hanno denunciato il raggiro.
Esattamente un anno fa i carabinieri avevano perquisito l’abitazione di don Morini. E in quell’occasione avevano portato via diversi documenti, tra cui carte che attestavano operazioni bancarie. Dagli approfondimenti erano emerse le incongruenze che aveva denunciato chi si sentiva truffato dal religioso. Erano stati sequestrati diversi documenti cartacei mentre non erano stati trovati né computer, né dischi di memoria esterni. Dopo la perquisizione, il prelato aveva raggiunto la caserma dei carabinieri con il suo legale. Ed era stato interrogato a lungo. Da lì era partita l’inchiesta vera e propria.

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