Province senza soldi I sindacati protestano
di Libero Red Dolce
Sit in a Palazzo Ducale contro il decreto legge 50 che dà pochi fondi per i servizi I sindacati: «A rischio scuole, strade e la tutela del territorio. Servono più risorse»
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MASSA. Più forti dei dinosauri le province hanno resistito a vari tentativi di eliminarle, ma come gli zombie rischiano di essere morti viventi, richiamate dalla tomba ma senza soldi per gestire i propri compiti.
Due anni di tagli e scorporamenti, a un passo dall’estinzione dopo il referendum del 4 dicembre, le province si trovano senza denaro per i servizi e così i sindacati, unitari per l’occasione, protestano davanti alle sedi di tutta Italia.
A Roma al parlamento è in discussione la conversione del decreto legge 50 che prevede interventi urgenti per gli enti territoriali. Un decreto che non piace ai sindacati, soprattutto riguardo alla copertura finanziaria. Il governo ha stanziato 110 milioni di euro, mentre per i sindacati ne servono almeno 600. E dunque sono scesi in piazza per chiedere risorse maggiori, a garantire il mantenimento delle competenze fondamentali delle province.
I dipendenti di palazzo ducale attualmente sono 170, anche se un parte di questi sono in servizio come lavoratori delle politiche del lavoro, in pratica il centro per l’impiego. Con il Jobs Act dovrebbero passare sotto l’Agenzia nazionale del lavoro, ma per adesso sono “posteggiati” qui.
I sindacati e i lavoratori della provincia si sono dati appuntamento ieri nel cortile di Palazzo Ducale, per fare sentire la loro voce contro il decreto legge. «Se verranno approvati questi finanziamenti non si capisce come si dovrà dare copertura – dice Patrizia Bernieri, di Cgil Funzione Pubblica – a tutta una serie di servizi che sono in capo alle province e sono fondamentali per i territori. Parlo di manutenzione e costruzione delle strade, dei fondi per la sicurezza e la gestione degli edifici scolastici e di quelli per la tutela del territorio. Quest’ultimo punto, peraltro, pare quasi inutile sottolineare che è particolarmente importante nel nostro territorio, così di frequente colpito da alluvioni e altri eventi naturali».
E di danno «per la cittadinanza oltre che per i dipendenti – parla anche Michele Vianelli della Uil provinciali – perché mancano le risorse fare bene, come si può pensare alla manutenzione della nostra rete di servizi senza soldi. E in questo quadro si muovono tutte le province italiane». «Con questo decreto non si garantiscono i servizi base – aggiunge Paolo Chiocca della Cisl – e bisogna che il governo dia delle risposte. Con la spending review non ci sono più risorse».
Due anni di tagli e scorporamenti, a un passo dall’estinzione dopo il referendum del 4 dicembre, le province si trovano senza denaro per i servizi e così i sindacati, unitari per l’occasione, protestano davanti alle sedi di tutta Italia.
A Roma al parlamento è in discussione la conversione del decreto legge 50 che prevede interventi urgenti per gli enti territoriali. Un decreto che non piace ai sindacati, soprattutto riguardo alla copertura finanziaria. Il governo ha stanziato 110 milioni di euro, mentre per i sindacati ne servono almeno 600. E dunque sono scesi in piazza per chiedere risorse maggiori, a garantire il mantenimento delle competenze fondamentali delle province.
I dipendenti di palazzo ducale attualmente sono 170, anche se un parte di questi sono in servizio come lavoratori delle politiche del lavoro, in pratica il centro per l’impiego. Con il Jobs Act dovrebbero passare sotto l’Agenzia nazionale del lavoro, ma per adesso sono “posteggiati” qui.
I sindacati e i lavoratori della provincia si sono dati appuntamento ieri nel cortile di Palazzo Ducale, per fare sentire la loro voce contro il decreto legge. «Se verranno approvati questi finanziamenti non si capisce come si dovrà dare copertura – dice Patrizia Bernieri, di Cgil Funzione Pubblica – a tutta una serie di servizi che sono in capo alle province e sono fondamentali per i territori. Parlo di manutenzione e costruzione delle strade, dei fondi per la sicurezza e la gestione degli edifici scolastici e di quelli per la tutela del territorio. Quest’ultimo punto, peraltro, pare quasi inutile sottolineare che è particolarmente importante nel nostro territorio, così di frequente colpito da alluvioni e altri eventi naturali».
E di danno «per la cittadinanza oltre che per i dipendenti – parla anche Michele Vianelli della Uil provinciali – perché mancano le risorse fare bene, come si può pensare alla manutenzione della nostra rete di servizi senza soldi. E in questo quadro si muovono tutte le province italiane». «Con questo decreto non si garantiscono i servizi base – aggiunge Paolo Chiocca della Cisl – e bisogna che il governo dia delle risposte. Con la spending review non ci sono più risorse».
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