Il presidio
Hacker nei pc delle aziende del marmo
di Alessandra Vivoli
Entrano nella posta elettronica, si spacciano per i titolari e incassano le fatture dei clienti. L’ultimo caso a Il Fiorino
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CARRARA. Allarme hacker nelle aziende di marmo di Carrara. In quelle, per intenderci, che fanno grossi fatturati e hanno un portafoglio di clienti in tutto il mondo. È proprio a questi ultimi che hanno “puntato” i pirati informatici che, da otto mesi a questa parte, si sono introdotti nei computer di alcune aziende del settore lapideo e di quello delle spedizioni.
La situazione è stata denunciata alla polizia postale ma, a quanto pare, non ha fatto desistere gli hacker che hanno preso di mira, proprio nelle ultime ore, una delle più grosse ditte del marmo apuano, Il Fiorino della famiglia Rossi. SI sono spacciati per i titolari, dirottando in conti correnti alle Filippine, pagamenti per le forniture dai 15mila fino ai 50mila euro.
L’attacco degli hacker ai pc delle aziende del marmo.
Ci sarebbe uno stesso identico modus operandi negli attacchi hacker ai computer di alcune delle più importanti aziende del marmo.
I pirati informatici sai inseriscono nei pc attraverso delle mail (le indagini della polizia postale, lo ricordiamo, sono tutt’ora in corso) e riescono poi a contattare, spacciandosi per i titolari dell’azienda che hanno messo nel mirino, i clienti che hanno acquistato forniture di marmo e lastre. A quel punto parte il piano vero e proprio: prima qualche scambio di email con i clienti, spacciandosi per i patron della ditta, dando addirittura consigli sui materiali e, alla fine, caldeggiando i pagamenti.
A questo punto gli hacker entrano in possesso delle fatture e inviano pure quelle.
Poi non resta che attendere il pagamento che viene dirottato in conti (come è stato scoperto durante le indagini) in paesi stranieri come ad esempio le Filippine.
Una truffa quasi perfetta se non fosse per il fatto che, come avviene spesso nelle aziende del comparto lapideo apuano, i rapporti con i clienti sono molto confidenziali. E quindi l’anello debole si è proprio rilevato questo: una telefonata di un cliente che ha chiesto di fare chiarezza sui solleciti di pagamento.
Da qui sono partite le verifiche e si è venuti a capo di quella che si è rivelata essere una vera e propria truffa, orchestrata on-line e attraverso l’appropriazione – anche se solo temporanea – delle credenziali e dell’identità dei titolari di alcune grosse aziende del marmo carrarese.
Nei conti esteri i soldi delle fatture dei clienti.
Non venivano “toccate” le grosse cifre, quelle relative ai progetti internazionali da migliaia e migliaia di euro.
Quelle che gli hacker inviavano ai clienti, per incassare i pagamenti, erano fatture relative a forniture dai 15 fino a un massimo di 50mila euro. Tali da non richiedere l’intervento diretto e soprattutto telefonico del titolare delle aziende prese di mira dai pirati informatici. Ma alla fine i solleciti di pagamento hanno sortito qualche effetto e, soprattutto, i conti non sono tornati. Tanto da spingere gli addetti al commerciale delle varie aziende a fare tutta una serie di controlli incrociati: e da qui è emersa la truffa orchestrata on line. Sono partite quindi le denunce e, attraverso il passaparola, si è scoperto che erano state diverse le aziende finite nel mirino dei pirati informatici.
L’ultimo caso all’azienda Il Fiorino.
L’ultimo colpo gli hacker lo hanno messo a segno nella azienda della famiglia Rossi. Si sono introdotti nella posta on line e hanno quindi incassato, in conti esteri (nelle Filippine) i soldi per alcune forniture, in totale circa 50mila euro.
Quanto basta per far scattare, di nuovo, l’emergenza pergli attacchi dei pirati informatici anche perché il problema non sono solo le fatture ma anche i progetti, e i prevenitivi, custoditi nei computer delle varie aziende del lapideo e che potrebbero essere “rubati” o divulgati ai concorrenti, arrecando enormi danni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La situazione è stata denunciata alla polizia postale ma, a quanto pare, non ha fatto desistere gli hacker che hanno preso di mira, proprio nelle ultime ore, una delle più grosse ditte del marmo apuano, Il Fiorino della famiglia Rossi. SI sono spacciati per i titolari, dirottando in conti correnti alle Filippine, pagamenti per le forniture dai 15mila fino ai 50mila euro.
L’attacco degli hacker ai pc delle aziende del marmo.
Ci sarebbe uno stesso identico modus operandi negli attacchi hacker ai computer di alcune delle più importanti aziende del marmo.
I pirati informatici sai inseriscono nei pc attraverso delle mail (le indagini della polizia postale, lo ricordiamo, sono tutt’ora in corso) e riescono poi a contattare, spacciandosi per i titolari dell’azienda che hanno messo nel mirino, i clienti che hanno acquistato forniture di marmo e lastre. A quel punto parte il piano vero e proprio: prima qualche scambio di email con i clienti, spacciandosi per i patron della ditta, dando addirittura consigli sui materiali e, alla fine, caldeggiando i pagamenti.
A questo punto gli hacker entrano in possesso delle fatture e inviano pure quelle.
Poi non resta che attendere il pagamento che viene dirottato in conti (come è stato scoperto durante le indagini) in paesi stranieri come ad esempio le Filippine.
Una truffa quasi perfetta se non fosse per il fatto che, come avviene spesso nelle aziende del comparto lapideo apuano, i rapporti con i clienti sono molto confidenziali. E quindi l’anello debole si è proprio rilevato questo: una telefonata di un cliente che ha chiesto di fare chiarezza sui solleciti di pagamento.
Da qui sono partite le verifiche e si è venuti a capo di quella che si è rivelata essere una vera e propria truffa, orchestrata on-line e attraverso l’appropriazione – anche se solo temporanea – delle credenziali e dell’identità dei titolari di alcune grosse aziende del marmo carrarese.
Nei conti esteri i soldi delle fatture dei clienti.
Non venivano “toccate” le grosse cifre, quelle relative ai progetti internazionali da migliaia e migliaia di euro.
Quelle che gli hacker inviavano ai clienti, per incassare i pagamenti, erano fatture relative a forniture dai 15 fino a un massimo di 50mila euro. Tali da non richiedere l’intervento diretto e soprattutto telefonico del titolare delle aziende prese di mira dai pirati informatici. Ma alla fine i solleciti di pagamento hanno sortito qualche effetto e, soprattutto, i conti non sono tornati. Tanto da spingere gli addetti al commerciale delle varie aziende a fare tutta una serie di controlli incrociati: e da qui è emersa la truffa orchestrata on line. Sono partite quindi le denunce e, attraverso il passaparola, si è scoperto che erano state diverse le aziende finite nel mirino dei pirati informatici.
L’ultimo caso all’azienda Il Fiorino.
L’ultimo colpo gli hacker lo hanno messo a segno nella azienda della famiglia Rossi. Si sono introdotti nella posta on line e hanno quindi incassato, in conti esteri (nelle Filippine) i soldi per alcune forniture, in totale circa 50mila euro.
Quanto basta per far scattare, di nuovo, l’emergenza pergli attacchi dei pirati informatici anche perché il problema non sono solo le fatture ma anche i progetti, e i prevenitivi, custoditi nei computer delle varie aziende del lapideo e che potrebbero essere “rubati” o divulgati ai concorrenti, arrecando enormi danni.
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