Il presidio
«Danno da dieci milioni» Derivato a corte dei conti
La segnalazione alla magistratura contabile è arrivata dalla procura apuana In passato erano stati sollevati dei dubbi per l’affidamento diretto senza una gara
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CARRARA. Il caso del maxi derivato arriva ai giudici della corte dei conti. A segnalarlo, con un danno stimato di circa dieci milioni di euro, è la stessa procura apuana. Soldi che da Firenze potrebbero anche dire di restituire a chi, eventualmente, sarà giudicato responsabile di questa operazione definita dagli inquirenti poco accorta. Ma ci vorrà tempo perché la corte dei conti inizierà a lavorare su questa vicenda tra qualche giorno. A dire il vero la magistratura contabile è già intervenuta sul contratto derivato, e sul merito non aveva eccepito più di tanto. I dubbi erano stati sollevati sul fatto che per un importo così alto non fosse stato assegnato con una gara ma tramite affidamento diretto. Nella delibera del consiglio comunale numero 90 del 2006 - al centro dell’attenzione degli inquirenti - Cassa di Risparmio e Ixis Corporate and Investment Bank erano state selezionate sulla base del decreto legislativo del 12 aprile 2006 n. 163 (codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture). «Primari istituti finanziari internazionali - si scriveva nella delibera - di consolidata esperienza nel settore della finanza pubblica e della strutturazione e del collocamento di titoli di debito emessi da enti territoriali». Si procedette quindi a un prestito obbligazionario di rifinanziamento di mutui, e in contemporanea fu costituito lo “swap”, appunto il derivato finito all’attenzione, «per ricreare l’effetto di ammortamento, tasso di interesse fisso o variabile parametrato rispettivamente allIrs (Interest Rate Swap), corrispondente alla durata finanziaria equivalente o all’Euribor a sei mesi, maggiorato di un margine indicativo di 0,09% e comunque non superiore a quello pro-tempore praticabile da parte della Cassa depositi e prestiti al momento del pricing su scadenze di durata finanziaria equivalente» recitava il documento.
Una roba tecnica contenuta in una decina di pagine fitte di nozioni per alcuni incomprensibili. I consiglieri comunali comunque la votarono: su 24 presenti (all’epoca i consiglieri erano ancora 30), gli unici astenuti furono Simone Caffaz, Iginio Dell’Amico e Luciano Tonarelli. Sindaco, in quel 2006, era Giulio Conti; l’attuale sindaco Angelo Zubbani era in giunta, come Giancarlo Ribolini (poi deceduto), Carlo Martini, Claudia Laudanna, Roberto Dell’Amico, Giovanni Nannini, Andrea Zanetti e Andrea Vannucci, ma gli assessori ovviamente non avevano diritto di voto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una roba tecnica contenuta in una decina di pagine fitte di nozioni per alcuni incomprensibili. I consiglieri comunali comunque la votarono: su 24 presenti (all’epoca i consiglieri erano ancora 30), gli unici astenuti furono Simone Caffaz, Iginio Dell’Amico e Luciano Tonarelli. Sindaco, in quel 2006, era Giulio Conti; l’attuale sindaco Angelo Zubbani era in giunta, come Giancarlo Ribolini (poi deceduto), Carlo Martini, Claudia Laudanna, Roberto Dell’Amico, Giovanni Nannini, Andrea Zanetti e Andrea Vannucci, ma gli assessori ovviamente non avevano diritto di voto.
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