Il Tirreno

Dai monti apuani spunta una traccia dalla preistoria 

Dai monti apuani spunta una traccia dalla preistoria 

Il reperto è stato trovato da un’escursionista e una biologa: la pietra (di 6.000 anni fa) forse usata per il taglio delle pelli

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FIVIZZANO. A volte capita di inciampare sulla storia e neanche accorgersene. Ne sa qualcosa Sara Micheli, commerciante 32enne di Sassalbo, che per fortuna ha l’occhio allenato e ha saputo subito riconoscere il reperto. La professionista infatti è un’abile escursionista e qualche settimana fa, mentre stava facendo un giro sui monti tra Sassalbo e Fivizzano, ha iniziato a raccogliere pietre e minerali in cui si stava imbattendo. Una consuetudine, per lei. Una volta portati a casa, però, tra i vari campioni raccolti ne ha notato uno dalla forma curiosa, simile ad una selce. Micheli allora ha deciso di mostrarlo ad un’esperta, Ester Ferraris, che dopo alcune verifiche si è resa conto di avere davanti «un manufatto preistorico di squisita fattura», per usare le sue parole.
Ferraris è del resto una biologa e una paleofila, rimasta a sua volta piacevolmente sorpresa dalla scoperta. E come la legge prevede, la Ferraris e la Micheli hanno contattato degli esperti e tramite l’intermediazione di Enrica Salvatori, docente dell’Università di Pisa e presidente dell’Associazione Storica Spezzina, le due ragazze hanno potuto rendere nota la scoperta a Emanuela Paribeni, funzionario della Soprintendenza ai Beni Archeologici, la quale con il suo team di ricercatori ha potuto, accompagnata da Sara ed Ester, visitare il luogo del ritrovamento e prendere in consegna il manufatto, il quale è tuttora in studio nella stessa soprintendenza, in attesa di maggiori specifiche e di un collocamento definitivo, si spera in zona. L’impressione, comunque, è che si tratti di una punta usata per tagliare le pelli.
Grazie all’abilità di Micheli ed alla preparazione di Ferraris la Lunigiana è venuta così a conoscenza di una parte di storia importantissima, che rivoluziona le conoscenze tuttora in possesso degli esperti. E sono molti i reperti presenti nel territorio, magari mai denunciati alle istituzioni e ad oggi ancora nascosti. La pietra, di circa 5 centimetri, che a prima vista può sembrare selce, è invece calcare, presumibilmente originario del luogo; si ipotizza che possa risalire all’età del rame (6000-4000 anni fa) oppure alla successiva età del bronzo antico, presumibilmente è riconducibile alle popolazioni che realizzarono le ben note statue stele. Prossimamente si avranno maggiori dettagli, alla fine degli studi della soprintendenza. Il paese di Sassalbo, protagonista in questa vicenda, spicca nuovamente per l’importanza storica e per la collocazione all interno di un contesto ambientale unico per bellezza e ricchezza naturale. (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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