Italia
Carrara: la pesca come riabilitazione dopo il tumore al seno
Il rivoluzionario progetto Usa Casting for Recovery. Il prossimo fine settimana cinque donne protagoniste di un ritiro a Soliera
CARRARA. Il cancro al seno si combatte anche con la pesca. Parola di Barbara, Gina, Giovanna, Margherita, Ornella, protagoniste della prima edizione della versione “italiana” di Casting for Recovery. Si tratta di un progetto nato negli Stati Uniti che offre la possibilità alle donne reduci da interventi chirurgici per il cancro al seno di immergersi completamente nella natura e provare a imparare a pescare. La scelta di questa disciplina ovviamente non è casuale perchè dal punto di vista fisico i gesti legati alla pesca contrastano le problematiche legate alla funzionalità del braccio dopo l’intervento chirurgico di svuotamento ascellare. L’idea come detto è nata oltre oceano ed è approdata adesso in Italia e in particolare a Carrara: il reparto di Oncologia del Centro Polispecialistico Achille Sicari è capofila del progetto, organizzata in collaborazione con la Onlus il Volto della Speranza .
E così dal 26 al 28 maggio Barbara, Gina, Giovanna, Margherita, Ornella, soggiorneranno a Soliera, una frazione del comune di Fivizzano, nel cuore della Lunigiana, dove con il supporto di medici, volontari e degli istruttori della Scuola Nazionale di Pesca a Mosca Cipm, si dedicheranno a questo sport in una rivoluzionaria terapia psicofisica messa a punto appositamente per chi come loro ha subito interventi di mastectomia. «Sono cinque leonesse, quelle che Casting for Recovery Italia porterà a Soliera a pescare sorrisi e speranze, a condividere pensieri, storie, emozioni ed esperienze e a lasciare infine indietro, almeno per un po’ il pensiero della malattia, perché non c’è spazio per troppi pensieri, nell’impegno richiesto dall’apprendimento di una nuova attività» spiegano gli organizzatori. I volontari dal canto loro ricordano che «il cancro al seno è subdolo, difficilissimo da affrontare sia fisicamente che emotivamente, perchè colpisce il simbolo per eccellenza della donna nella propria femminilità e quindi identità. Le terapie sono debilitanti, i loro corpi cambiano, le loro menti devono fare i conti con emozioni che ribaltano ogni sentire precedente eppure, nonostante tutto questo, dalle parole di queste cinque donne emerge una forza vitale incredibile».
Sì perchè Barbara, Gina, Giovanna, Margherita, Ornella dopo la paura, la disperazione, il disorientamento hanno fatto quello che quasi tutte le donne fanno, trovando nel bisogno di esserci per le persone amate la volontà e la forza di lottare per vivere. «Come faccio a dirlo a casa?» ha raccontato di aver pensato Giovanna dopo aver ritirato da sola le analisi. Lei è una donna solare e positiva: «In chemioterapia mi mettevano sempre a dar coraggio alle altre, perché dicevano che ero in grado di dare forza a quelle che si deprimevano» ricorda. Stesse difficoltà per Ornella, che ha scoperto la malattia due mesi prima di diventare nonna: «Come faccio con mia figlia?» ha pensato preoccupata, salvo poi trovare la forza, di lì a poco, di accompagnare la figlia a partorire e di operarsi subito il giorno dopo. «Volevo veder crescere mio nipote: è importante non abbattersi, bisogna combattere anche per i nostro cari» afferma Ornella. E poi c’è Barbara, madre di una figlia adolescente che ha cresciuto da sola e che ha scoperto il cancro al seno a soli 39 anni: «Bisogna andare avanti con tanta forza e positività, anche se a dire il vero, quando mi sento stanca e meno produttiva per i cambiamenti indotti dalla malattia, non riesco ancora ad accettarlo» ammette lei che non ha smesso un giorno di lavorare.
Gina, vedova da appena due anni, con una figlia di cinque si preoccupava di come avrebbe reagito la bambina quando la chemio le avrebbe fatto perdere i capelli: «Quando poi è successo – racconta – lei mi ha tolto la parrucca e ha detto che ero tanto bella anche così». E infine Margherita, che ha scoperto «questo fulmine a ciel sereno appena andata in pensione, dopo una vita passata a curare gli altri da infermiera»: lei dice di aver visto con sgomento, «tante donne più giovani di lei colpite da un male che non finisce mai» e di aver sofferto, dal canto suo, «forse più per la solitudine che per la malattia». Per queste cinque leonesse si apre adesso una nuova avventura, che tutti potranno seguire sulla pagina Facebook “castingforrecoveryitalia”.
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