Il presidio
L’ultimo abbraccio dal suo “popolo”: «Grazie, Alessio»
di Alfredo Faetti
Centinaia di persone ai funerali del 16enne investito giovedì Palloncini e ricordi: «Sapevi donare la tua ricchezza interiore»
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CARRARA. Le lacrime sono contagiose in piazza Finelli. Come un ragazzo si lascia andare ad un pianto più profondo, altri lo seguono all’istante. Una reazione incontrollabile, figlia di un dolore che non trova giustificazioni. Il sole che brilla in cielo inganna l’atmosfera che si respira sotto la statua di Mazzini, dove i compagni di scuola si sono riuniti mezzora prima dei funerali, tutti con la camicia bianca. Stanno al centro della piazza, quasi un corpo estraneo rispetto alle altre decine e decine di presenti, tra genitori, insegnanti, amici e conoscenti. Il brusio sommesso attende l’arrivo del feretro di Alessio Zanetti, strappato alla vita a 16 anni dopo essere uscito da scuola, dal liceo classico Repetti, travolto da uno scooterista che poi ha tirato dritto, senza soccorrerlo. Insieme alla folla, lo aspettano palloncini bianchi, poesie, ricordi, un gomitolo di emozioni difficili da sciogliere e quello stesso striscione visto il giorno prima fuori dall’obitorio: «Il tuo popolo di pensa sempre». Il popolo di Alessio, ora pronto a dargli un ultimo e caloroso abbraccio.
I ragazzi prendono posto sulle panche della piccola chiesa di San Pietro prima dell’arrivo del feretro e con loro il resto dei presenti. L’età media sotto le navate rispecchia la drammaticità di ciò che si sta per celebrare. Il brusio s’interrompe quando dall’esterno si sente chiaramente il rumore di ruote che girano, seguito da un motore che si spegne e un portellone che si apre. Alessio è arrivato. Tutti si alzano in piedi in rigoroso silenzio e quando il feretro entra il contagio riparte: la vista del feretro è un’immagine concreta del dolore più forte dei peggiori pensieri. «Signore, perdona ogni nostra mancanza»: inizia così la sua omelia don Marino Navalesi, il parroco della parrocchia. Cita la parabola di Lazzaro, cercando di incitare alla speranza e alla riscoperta della gioia di vivere. Spiega di aver ricevuto una telefonata, poco prima, dal vescovo Giovanni Santucci e rimarca la presenza del sindaco Angelo Zubbani e di tutta la città. «Solo insieme possiamo affrontare questo momento, con le nostre fragilità e le nostre paure», dice il prete dall’altare. Segue una preghiera sui generis, rivolta al «Dio della vita», scandito dai presenti dopo ogni lettura fatta dagli studenti del classico, sempre dal pulpito. «Aiutaci, perché la scomparsa di Alessio è un male che non va via», legge il primo. «Ci hai dato un amico come Alessio e noi ti ringraziamo», il secondo. «Alessio amava l’impegno ma sapeva scherzare: lascia che quanto ha lasciato possa germogliare». E così via, letture di vario genere si rincorrono dal pulpito. «Era una persona schietta, di poche parole ma concise - legge una docente a nome di tutte le insegnanti della scuola media frequentata da Alessio - Era una miniera di aforismi, che sapeva regalare la sua ricchezza interiore».
I ricordi corrono veloci sotto le navate della piccola San Pietro, tanto da fermare il tempo. E quando dal pulpito un ragazzo scherza su Alessio, scappa una risata affettuosa. Ma ormai è tempo di andare. Fuori adesso piove e i compagni di scuola si fanno trovare sul sagrato con i palloncini bianchi in mano. Cala di nuovo il silenzio sulla piazza, riempita soltanto dal suono delle campane. La mamma di Alessio ha un lieve malore quando il feretro con dentro il suo unico figlio viene sistemato sul carro funebre, pronto a prendere la via del cimitero di Turigliano, dove il 16enne verrà sepolto. Intanto i ragazzi lasciano andare i palloncini, accompagnati da un lungo e commosso applauso. La piazza li segue con lo sguardo mentre diventano sempre più piccoli, spinti dal vento verso il mare, dove, tra le nuvole nere, filtra luminoso un raggio di sole.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I ragazzi prendono posto sulle panche della piccola chiesa di San Pietro prima dell’arrivo del feretro e con loro il resto dei presenti. L’età media sotto le navate rispecchia la drammaticità di ciò che si sta per celebrare. Il brusio s’interrompe quando dall’esterno si sente chiaramente il rumore di ruote che girano, seguito da un motore che si spegne e un portellone che si apre. Alessio è arrivato. Tutti si alzano in piedi in rigoroso silenzio e quando il feretro entra il contagio riparte: la vista del feretro è un’immagine concreta del dolore più forte dei peggiori pensieri. «Signore, perdona ogni nostra mancanza»: inizia così la sua omelia don Marino Navalesi, il parroco della parrocchia. Cita la parabola di Lazzaro, cercando di incitare alla speranza e alla riscoperta della gioia di vivere. Spiega di aver ricevuto una telefonata, poco prima, dal vescovo Giovanni Santucci e rimarca la presenza del sindaco Angelo Zubbani e di tutta la città. «Solo insieme possiamo affrontare questo momento, con le nostre fragilità e le nostre paure», dice il prete dall’altare. Segue una preghiera sui generis, rivolta al «Dio della vita», scandito dai presenti dopo ogni lettura fatta dagli studenti del classico, sempre dal pulpito. «Aiutaci, perché la scomparsa di Alessio è un male che non va via», legge il primo. «Ci hai dato un amico come Alessio e noi ti ringraziamo», il secondo. «Alessio amava l’impegno ma sapeva scherzare: lascia che quanto ha lasciato possa germogliare». E così via, letture di vario genere si rincorrono dal pulpito. «Era una persona schietta, di poche parole ma concise - legge una docente a nome di tutte le insegnanti della scuola media frequentata da Alessio - Era una miniera di aforismi, che sapeva regalare la sua ricchezza interiore».
I ricordi corrono veloci sotto le navate della piccola San Pietro, tanto da fermare il tempo. E quando dal pulpito un ragazzo scherza su Alessio, scappa una risata affettuosa. Ma ormai è tempo di andare. Fuori adesso piove e i compagni di scuola si fanno trovare sul sagrato con i palloncini bianchi in mano. Cala di nuovo il silenzio sulla piazza, riempita soltanto dal suono delle campane. La mamma di Alessio ha un lieve malore quando il feretro con dentro il suo unico figlio viene sistemato sul carro funebre, pronto a prendere la via del cimitero di Turigliano, dove il 16enne verrà sepolto. Intanto i ragazzi lasciano andare i palloncini, accompagnati da un lungo e commosso applauso. La piazza li segue con lo sguardo mentre diventano sempre più piccoli, spinti dal vento verso il mare, dove, tra le nuvole nere, filtra luminoso un raggio di sole.
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