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Cadono quasi tutte le accuse Pena ridotta per Petrillo 

Cadono quasi tutte le accuse Pena ridotta per Petrillo 

Il vice questore era stato condannato a cinque anni dal tribunale di Massa Ma la difesa ha presentato appello e a Genova i giudici gli hanno inflitto 23 mesi

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MASSA. L’appello ribalta la sentenza di primo grado e cancella un gran numero di reati contestati a Giovanni Petrillo, dirigente della polizia che in passato ha ricoperto l’incarico di vice questore a Massa Carrara e poi in servizio a La Spezia. A Massa i giudici gli avevano dato una pena di cinque anni, mentre Genova l’ha ridotta di più della metà: un anno e undici mesi. Condanna meno pesante anche all’altro poliziotto che era alla sbarra: Massimiliano Giacich, livornese, residente a Sarzana. Da due anni si è arrivati a dieci mesi. In primo grado era stata assolta Maria Teresa Sabatini, nata a Castel Viscardo (Terni) e residente a Massa. La procura per lei non aveva presentato appello. I due poliziotti erano accusati di falso e peculato. Il pubblico ministero Rossella Soffio in primo grado aveva chiesto quattro anni e mezzo per Petrillo - difeso dall’avvocato Enrico Marzaduri -, due anni invece per Giacich - difeso dall’avvocato Luca Lattanzi - e Sabatini. Petrillo a Massa era stato ritenuto responsabile di falso per le somme urgenze e abuso di ufficio per aver lasciato in un cassetto un provvedimento disciplinare che riguardava un suo collega. Provvedimento firmato da Giacich. A Genova quasi nulla di tutto questo ha retto.
L’indagine era partita da una denuncia dell'ex vice questore vicario Luisa Cavallo. Il capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione aveva messo sotto controllo il telefono di Petrillo ed erano spuntati altri reati. Petrillo oltre che di peculato era stato accusato anche di falsità ideologica in relazione ad alcuni lavori eseguiti in somma urgenza. Nel dicembre del 2010 il vicequestore aveva attestato l’esistenza delle condizioni per decretare il regime di somma urgenza. Per l’accusa invece quei lavori erano stati fatti mesi prima. E anche per i giudici. Tutto partito - secondo la procura - da tre divani che una ditta aveva regalato alla questura di Massa Carrara e che Petrillo si era portato a casa arredandoci il salotto dell’appartamento che divideva con la compagna. Ma c’era pure un deumidificatore di proprietà della pubblica amministrazione che il dirigente aveva dato in prestito a un'impiegata (la Sabatini, coimputata), dopo averlo richiesto all'ufficio competente per togliere della muffa dalle pareti del suo ufficio. Per il collegio apuano in realtà si era trattato di un comodato d’uso e quindi la donna era stata prosciolta. E la procura non si era opposta. Ma anche per la storia dei divani i giudici massesi avevano assolto Petrillo e Giacich. Del resto la titolare dell’azienda che li aveva realizzati, in aula aveva detto di non ricordare con che formula li avesse lasciati alla polizia apuana. E Genova ha confermato, smontando però il resto delle accuse.

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di Redazione web