Il Tirreno

Ucciso da un pirata della strada, il “popolo” di Alessio non lascia l’amico: «Serve pena severa»

Ucciso da un pirata della strada, il “popolo” di Alessio non lascia l’amico: «Serve pena severa»

Carrara, striscioni e ricordi: la giornata al Noa dei compagni di scuola. La zia del 16enne: «Chiediamo giustizia per mio nipote»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Non sono ancora le 10 quando la quinta A ginnasio del Liceo classico Repetti si riunisce nel sottoscala che costeggia il Pronto Soccorso, fuori dal Noa. In terra ci sono dei veli di plastica fissati con lo scotch adesivo e sopra viene sistemato un lenzuolo bianco, ancora da immaginare. C’è chi propone una poesia, chi un ricordo e chi vuole cogliere spunto dalla tragedia che si è consumata appena il giorno prima. «No, dobbiamo parlare della vita, non della morte» dice una ragazza. «Dobbiamo ricordare Alessio in classe, nei giorni passati insieme», continua. E alcune compagne scoppiano in lacrime. Il corpo di Alessio Zanetti è nell’edificio dall’altra parte della strada, all’obitorio, ma il suo ricordo è vivo e vegeto nei cuori dei suoi amici, che non lo hanno lasciato neanche un istante. «Sono rimasti fino alle 5 di mattina, non era possibile portarli via», spiega la madre di uno dei ragazzi.

Niente scuola venerdì19 per la quinta A del ginnasio: solo un ultimo abbraccio con l’amico. «Sono meravigliosi» dice Monica Francesconi, la zia di Alessio. «Poi dicono che la gioventù è da buttare... Non ci hanno mai abbandonato: sono rimasti fino a notte fonda, rispettosi e stupendi. Come parenti vogliamo ringraziarli, come ringraziamo il personale dell’ospedale e tutti quelli che hanno provato a salvare mio nipote». La zia ha il volto pallido e gli occhi di chi non ha più lacrime da offrire. «Per il resto è difficile trovare parole - dice, cercando di riprendere fiato - Servono pene severe e la certezza che vengano scontate. C’è la legge sull’omicidio stradale? Allora che venga applicata, altrimenti non è più possibile credere nella giustizia. Ma come si fa, mi chiedo. Come?». Non è facile parlare fuori dall’obitorio. I genitori di Alessio, Giampiero e Cristina, sono all’interno e non si vedono sulla strada da diverso tempo, spiegano i presenti. Hanno dato il consenso per la donazione degli organi durante la notte e da allora non sono mai rimasti soli. «Come si fa?» si chiede ancora la zia, per poi volgere lo sguardo verso i compagni di scuola, ancora impegnati nel sottoscala. «Sono meravigliosi», ripete Francesconi.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.15365060:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2017/05/20/news/ucciso-a-16-anni-una-vecchia-multa-incastra-il-pirata-ho-avuto-paura-sono-scappato-1.15365060]]

L’immagine di questi ragazzi, rimasti uniti e presenti nel momento peggiore, è il contraltare al pirata che ha travolto Alessio e poi lo ha lasciato sull’asfalto senza dargli il minimo soccorso. «Com’era quella frase che hai detto prima?» incita una ragazza ad un ragazzo. Nel sottoscala la discussione va avanti qualche minuto, poi viene presa la decisione. Con della vernice nera, arriva la scritta sul lenzuolo: «Il tuo popolo ti pensa sempre».

Il popolo di Alessio, la sua gente, che non lo ha abbandonato e non lo abbandonerà. Lo striscione viene appeso davanti all’obitorio, perché tutti lo possano leggere. Poco dopo, ne arriva un altro: «Capitano mio capitano», recita questo, con tutte le firme degli studenti. «No, ancora non ce ne andiamo», dicono ai genitori, mentre si fa sera. «Restiamo», dice sicura la quinta A del ginnasio come una voce sola, unica e sicura. Restiamo, per Alessio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Nel Pisano

Rave party non autorizzato a Santa Luce, oltre 2mila persone nel bosco: scatta il piano di sicurezza – Video

di Matteo Scardigli