Il presidio
Pet, l’Asl replica alle accuse della Uil
«Quelle bombole sono soltanto una piccola scorta». E Gorlandi insiste: «La struttura non è adatta»
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AULLA . Continua il dibattito sul Pet, Punto di emergenza territoriale. Interviene l’Asl: «Quanto denunciato dalla Uil negli articoli pubblicati nei giorni scorsi non fotografa in alcun modo la realtà. La modesta quantità di piccole bombole a disposizione della struttura rappresenta infatti una scorta qualora si esaurissero le bombole installate presso i carrelli per l’emergenza (ve ne sono due molto vicini) ed a bordo dell’auto medica. È bene precisare che la limitata quantità di ossigeno presente nelle bombole non configura il luogo nel quale sono state poste come “deposito di ossigeno” propriamente detto, per il quale si applicano le normative di prevenzione incendi. La soluzione adottata, ovvero quella di utilizzare un apposito cesto in plastica (tra l’altro opportunamente sagomato in maniera tale che le bombole siano in posizione protetta), è una soluzione normalmente utilizzata nei reparti ospedalieri, dove le quantità sono anche superiori ed è conforme a tutti gli standard di sicurezza».
E aggiunge: «Tra l’altro l’utilizzo della cesta migliora le condizioni di sicurezza del Pet. La sistemazione individuata, all’interno di un deposito di piccole dimensioni accessibile al solo personale sanitario, ha la finalità di fornire una ulteriore protezione alle bombole, sottraendole al pubblico. A titolo di maggior sicurezza c’è la realizzazione di aperture di ventilazione del locale. La rappresentazione del rischio come “grave ed inaccettabile” appare quindi non adeguata; le azioni poste in essere dall’Azienda stanno anzi a dimostrare costante attenzione alla tematica della sicurezza.
Interviene Juri Gorlandi: «Continua la storia tragicomica delle bombole di ossigeno: ora sono a 2 chilometri di distanza dall’ambulatorio. La storia ha dell’esilarante, se in gioco non ci fosse la sicurezza sanitaria dei nostri concittadini. La struttura della Società della Salute non è adatta ad ospitare il 118, cosa altro ci vuole per capirlo? Lo sgabuzzino del primo soccorso non ha le dotazione di base, quali la lampada a luce mirata (sostituita con una abat-jour), il bagno dedicato (ci indicano un bagno in realtà a servizio degli utenti) ed ora, ciliegina sulla torta l’impossibilità di alloggiare le bombole dell’ossigeno di scorta. Hanno pensato di alloggiare le bombole di scorta prima in uno sgabuzzino (gli devono piacere molto) mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini (in caso di incendio o scoppio sarebbero una bomba) per poi traslocarle a due chilometri di distanza».
E aggiunge: «Tra l’altro l’utilizzo della cesta migliora le condizioni di sicurezza del Pet. La sistemazione individuata, all’interno di un deposito di piccole dimensioni accessibile al solo personale sanitario, ha la finalità di fornire una ulteriore protezione alle bombole, sottraendole al pubblico. A titolo di maggior sicurezza c’è la realizzazione di aperture di ventilazione del locale. La rappresentazione del rischio come “grave ed inaccettabile” appare quindi non adeguata; le azioni poste in essere dall’Azienda stanno anzi a dimostrare costante attenzione alla tematica della sicurezza.
Interviene Juri Gorlandi: «Continua la storia tragicomica delle bombole di ossigeno: ora sono a 2 chilometri di distanza dall’ambulatorio. La storia ha dell’esilarante, se in gioco non ci fosse la sicurezza sanitaria dei nostri concittadini. La struttura della Società della Salute non è adatta ad ospitare il 118, cosa altro ci vuole per capirlo? Lo sgabuzzino del primo soccorso non ha le dotazione di base, quali la lampada a luce mirata (sostituita con una abat-jour), il bagno dedicato (ci indicano un bagno in realtà a servizio degli utenti) ed ora, ciliegina sulla torta l’impossibilità di alloggiare le bombole dell’ossigeno di scorta. Hanno pensato di alloggiare le bombole di scorta prima in uno sgabuzzino (gli devono piacere molto) mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini (in caso di incendio o scoppio sarebbero una bomba) per poi traslocarle a due chilometri di distanza».
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