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Pd, oggi la sentenza sul commissariamento
di Cinzia Chiappini
Andrea Vannucci polemico: «Partita riaperta da una riunione nottetempo senza il legittimo segretario comunale». Il simbolo resterà comunque a Zanetti
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CARRARA. La battaglia interna al Pd di Carrara si avvia verso una conclusione, se non politica quantomeno giuridica, anche se a liste elettorali ormai depositate, il pronunciamento del presidente del Tribunale Cristina Failla pare destinato ad avere ricadute limitate, almeno sull’esito delle imminenti elezioni amministrative.
E questo perché, al di là del verdetto che uscirà dalla camera di consiglio di ieri pomeriggio, il simbolo del Partito Democratico resterà ad Andrea Zanetti, come stabilito dalla segreteria regionale su mandato di Matteo Renzi, il legittimo “titolare” del logo. Le liste com’è noto sono state depositate sabato scorso e il logo del Pd campeggia proprio su quella che sostiene la corsa di Zanetti. Ed è proprio su questo punto che si sono concentrati ieri i “vannucciani”, in attesa del verdetto del collegio sul reclamo all’ordinanza del giudice Alessandro Pellegri, che aveva accolto il ricorso contro il commissariamento di via Groppini presentato da Andrea Vannucci e Argante Mussi: «Senza quella sospensione, probabilmente, nè noi nè Zanetti avremmo potuto usare il simbolo del Pd. E invece ormai quella partita è chiusa. Tutto per una riunione organizzata nottetempo e a cui ha partecipato non il segretario comunale del Pd, appena reintegrato dalla sospensione del commissariamento ma il segretario regionale» polemizza Mussi. Ancora più perentorio Andrea Vannucci, che spiega: «A seconda di quello che verrà deciso ne uscirà un Partito democratico davvero democratico o un Partito democratico soggiogato da Firenze, che non ha più alcuna libertà periferica. La riunione nottetempo con il segretario regionale poi la dice lunga: forse si sono confusi - scherza l’ex vicesindaco - perchè sia il segretario comunale che quello regionale si chiamano Parrini» (Raffaele il primo, Dario il secondo, ndr). Secondo Vannucci insomma «rischia di passare l’idea che a firmare le coalizioni di ogni comune sia il segretario regionale, senza consultare quello comunale che la sera di mercoledì era legittimamente in carica» cosa che, insiste il ricorrente «trasformerebbe il Partito democratico in un ossimoro». Zanetti dal canto suo non ha partecipato all’udienza di ieri e non ha voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo.
La guerra di via Groppini dunque è arrivata al rush finale: dopo l’udienza di ieri, oggi è atteso il pronunciamento del collegio composto dalla presidente Failla e dai giudici Giovanni Maddaleni e Domenico Provenzano, sul reclamo presentato mercoledì scorso dall’avvocato Ferdinando Genovesi, con il professor avvocato Paolo Carrozza, a nome del Pd Regionale. Un atto arrivato in risposta all’ordinanza del giudice Pellegri che, lo scorso 10 maggio, aveva accolto il ricorso depositato dall’avvocato Alessio Menconi per i “vannucciani”.
L’ex assessore al marmo e vicesindaco di Carrara, era stato designato candidato sindaco dall’assemblea comunale del Pd a metà gennaio. La decisione era stata “annullata” un paio di settimane dopo dai vertici regionali del Pd che, ascoltata la commissione regionale di Garanzia – a sua volta interpellata tramite ricorso da un gruppo di renziani carraresi – aveva ordinato il commissariamento di via Groppini, lamentando la mancata indizione delle primarie e la mancata consultazione degli alleati. A quel punto le redini del partito erano passate al commissario Gianni Anselmi che dopo un lungo percorso di ascolto ma, senza indire nemmeno lui le primarie, aveva puntato sull’altro Andrea, Zanetti. La querelle è finita in tribunale con il ricorso presentato dai “vannucciani” per chiedere l’annullamento del commissariamento ex articolo 700 del codice di procedura civile. Il resto è storia dei giorni scorsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E questo perché, al di là del verdetto che uscirà dalla camera di consiglio di ieri pomeriggio, il simbolo del Partito Democratico resterà ad Andrea Zanetti, come stabilito dalla segreteria regionale su mandato di Matteo Renzi, il legittimo “titolare” del logo. Le liste com’è noto sono state depositate sabato scorso e il logo del Pd campeggia proprio su quella che sostiene la corsa di Zanetti. Ed è proprio su questo punto che si sono concentrati ieri i “vannucciani”, in attesa del verdetto del collegio sul reclamo all’ordinanza del giudice Alessandro Pellegri, che aveva accolto il ricorso contro il commissariamento di via Groppini presentato da Andrea Vannucci e Argante Mussi: «Senza quella sospensione, probabilmente, nè noi nè Zanetti avremmo potuto usare il simbolo del Pd. E invece ormai quella partita è chiusa. Tutto per una riunione organizzata nottetempo e a cui ha partecipato non il segretario comunale del Pd, appena reintegrato dalla sospensione del commissariamento ma il segretario regionale» polemizza Mussi. Ancora più perentorio Andrea Vannucci, che spiega: «A seconda di quello che verrà deciso ne uscirà un Partito democratico davvero democratico o un Partito democratico soggiogato da Firenze, che non ha più alcuna libertà periferica. La riunione nottetempo con il segretario regionale poi la dice lunga: forse si sono confusi - scherza l’ex vicesindaco - perchè sia il segretario comunale che quello regionale si chiamano Parrini» (Raffaele il primo, Dario il secondo, ndr). Secondo Vannucci insomma «rischia di passare l’idea che a firmare le coalizioni di ogni comune sia il segretario regionale, senza consultare quello comunale che la sera di mercoledì era legittimamente in carica» cosa che, insiste il ricorrente «trasformerebbe il Partito democratico in un ossimoro». Zanetti dal canto suo non ha partecipato all’udienza di ieri e non ha voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo.
La guerra di via Groppini dunque è arrivata al rush finale: dopo l’udienza di ieri, oggi è atteso il pronunciamento del collegio composto dalla presidente Failla e dai giudici Giovanni Maddaleni e Domenico Provenzano, sul reclamo presentato mercoledì scorso dall’avvocato Ferdinando Genovesi, con il professor avvocato Paolo Carrozza, a nome del Pd Regionale. Un atto arrivato in risposta all’ordinanza del giudice Pellegri che, lo scorso 10 maggio, aveva accolto il ricorso depositato dall’avvocato Alessio Menconi per i “vannucciani”.
L’ex assessore al marmo e vicesindaco di Carrara, era stato designato candidato sindaco dall’assemblea comunale del Pd a metà gennaio. La decisione era stata “annullata” un paio di settimane dopo dai vertici regionali del Pd che, ascoltata la commissione regionale di Garanzia – a sua volta interpellata tramite ricorso da un gruppo di renziani carraresi – aveva ordinato il commissariamento di via Groppini, lamentando la mancata indizione delle primarie e la mancata consultazione degli alleati. A quel punto le redini del partito erano passate al commissario Gianni Anselmi che dopo un lungo percorso di ascolto ma, senza indire nemmeno lui le primarie, aveva puntato sull’altro Andrea, Zanetti. La querelle è finita in tribunale con il ricorso presentato dai “vannucciani” per chiedere l’annullamento del commissariamento ex articolo 700 del codice di procedura civile. Il resto è storia dei giorni scorsi.
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