Il Tirreno

È il giorno della verità: il Pd a Zanetti o Vannucci 

di Alfredo Faetti
È il giorno della verità: il Pd a Zanetti o Vannucci 

Oggi in tribunale l’appello sul ricorso per decidere chi è il candidato democratico Al centro del dibattimento il simbolo del partito e le «assemblee carbonare»

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CARRARA. Le centinaia di pagine scritte tra verbali e ricorsi arriveranno oggi all’epilogo. Le «riunioni carbonare», la questione del simbolo, la decisioni su chi sia, regolamenti alla mano, il nome da offrire a Carrara: la guerra intestina al Partito Democratico finirà questo pomeriggio alle 15, in tribunale a Massa, dove il collegio deciderà se confermare o annullare l’ordinanza in primo grado con cui è stato annullato il commissariamento e confermata la candidatura di Andrea Vannucci, spodestato a febbraio dalla direzione regionale del partito che ha invece deciso di puntare su Andrea Zanetti. Ordinanza contro cui i legali di quest’ultimo hanno presentato reclamo, portando la presidenza del tribunale a concedere la sospensiva, congelando la diatriba fino all’udienza di oggi, quando il collegio dei giudici deciderà una volta per tutte chi è il candidato Pd.
Questa è una guerra che è stata combattuta su più fronti: sulla stampa, nelle aule dei tribunali ma soprattutto nelle assemblee di partito. Tutto è nato proprio da queste, dai verbali di via Groppini che sancivano la candidatura di Vannucci, bocciati e annullati dalla Commissione di Garanzia regionale del Pd, convinta che si fossero svolte «in palese contrasto» con lo Stato del partito. Non solo: peccavano anche nel non aver coinvolto gli alleati di coalizione. Una bocciatura che ha portato il segretario regionale Dario Parrini a nominare il piombinese Gianni Anselmi come commissario, che ha sua volta ha deciso di puntare su Zanetti. Vannucci però non molla e insieme all’avvocato Alessio Menconi presenta ricorso contro i provvedimenti dei vertici regionali e il 10 maggio scorso il giudice Alessandro Pellegri lo accoglie in pieno, restituendo candidatura, partito e simbolo a Vannucci. Sembra una vittoria, ma dura un attimo: il regionale infatti ricorda come la proprietà del simbolo Pd è del segretario nazionale Matteo Renzi il quale, attraverso i dirigenti, ne ha confermato subito la titolarità a Zanetti. Gli stessi dirigenti che hanno presentato, attraverso l’avvocato Ferdinando Genovesi, un reclamo contro l’ordinanza, ottenendo - 24 ore dopo - a loro volta la sospensiva dal presidente del tribunale Cristina Failla, che ha resettato tutto in attesa dell’appello di oggi, quando i giudici dovranno scegliere quali delle due tesi è quella giusta. Quella degli avvocati di Zanetti, secondo cui l’oggetto del contendere è ormai venuto meno, dato che la segreteria nazionale si è espressa decidendo di candidare lui; o quella di Vannucci e i suoi avvocati, per cui l’assemblea «carbonara» del 10, come l’ha definita Menconi, sia illegittima. È stato un passaggio fondamentale quell’assemblea, in cui si sono riuniti Psi, Pri, la civica Cuore di Carrara e Dario Parrini ribadendo la scelta di Zanetti, perché è stato il «nuovo fatto» necessario per concedere la sospensiva. Per Vannucci e i suoi, però, quell’assemblea è «illegittima», dato che l’ordinanza in primo grado aveva portato l’unione comunale Pd, non invitata in quella sera del 10, nel pieno dei suoi poteri.
«Se i giudici decideranno di annullare la sentenza, significa che nel Pd c’è la dittatura e che le autonomie locali non contano nulla», commenta Vannucci alla vigilia. Zanetti, invece, preferisce non parlare. Gli ultimi scoppi di una guerra logorante per il partito carrarino, chiamato questo pomeriggio a fare i conti con se stesso, vada come vada.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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