Il Tirreno

Carrefour, trattativa per salvare i posti 

di Libero Red Dolce
Carrefour, trattativa per salvare i posti 

L’azienda chiede maggiore flessibilità ai part time Sul tavolo anche il taglio dell’importo fisso aggiuntivo

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MASSA. Cinquanta posti di lavoro a rischio nella trattativa che si dilata ancora, di una settimana circa, tra sindacati e Carrefour. Qualcosa sembra muoversi, e cioè una relativa disponibilità del colosso francese a rivedere, in parte, la necessità di tagliare sul personale in cambio di concessioni su orari e voci in busta paga. Tutto comunque rimandato all’incontro del 23 maggio, che a questo punto dovrebbe essere decisivo.
All’appuntamento i sindacati sono arrivati dopo aver ascoltato i lavoratori. E con una posizione piuttosto compatta tra Cgil, Cisl, Uil e Ugl, quest’ultima inizialmente non disposta alla negoziazione. «I tre sindacati – spiega Francesco Vannucci, di Ugl Terziario – hanno avuto un’assemblea con i lavoratori qualche giorno fa e hanno ricevuto mandato a trattare sulle modifiche dell’orario. A questo punto non possiamo ignorare questa indicazione, non si tratta ovviamente di un voltafaccia rispetto alla nostra precedente posizione. Bisogna però capire cosa è disposta ad accettare l’azienda e che tipo di proposte farà in concreto».
Il problema degli esuberi si è già posto due volte nella relativamente breve vita del Carrefour massese. Così come la questione dell’apertura 24 ore su 24, proposta dall’azienda come risolutiva per la perdita degli incassi. Evidentemente qualcosa non ha funzionato. Qui come altrove la prima richiesta è stata di esuberi e un’offerta di mobilità volontaria.
Ora l’esubero dei cinquanta posti sarebbe rivedibile se i lavoratori sono disposti a mettere sul tavolo una revisione degli orari e la rinuncia all’importo fisso aggiuntivo. Cioè una voce della retribuzione che a partire dai dipendenti di quarto livello vale 48 euro e spiccioli in busta paga e aumenta con l’avanzamento di grado. Rimarrebbero fisse le domeniche come da contratto nazionale per i full time, mentre per i part time ci sono delle differenze. L’azienda inoltre chiede a questi maggiore flessibilità oraria. Con preavvisi minori, sei o quattro giorni, forse meno, modifiche all’orario di lavoro in base ai flussi di clientela. Una spinta maggiore verso la precarietà di lavoratori e lavoratrici già in equilibrio instabile sul part time.
«Noi – conclude Vannucci – abbiamo chiesto che la solidarietà fosse confermata fino a scadenza e se ci fossero ulteriori perdite di chiederla al 50%. L’azienda dice che se si trovasse l’accordo sarebbe disposta a togliere la solidarietà del tutto. In ogni caso l’accordo deve durare almeno due anni».

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