Il casolare che non si può usare né abbattere
di Libero Red Dolce
Si trova sulla spiaggia di Ricortola, ma gli interventi sono bloccati dall’assenza del piano dell’arenile. E c’è chi lo utilizza
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MASSA. Lo si può tranquillamente definire un monumento al fallimento della programmazione urbanistica. Un casolare celeste, crepato, apparentemente deserto. A pochi metri dalla Torre Fiat e al parco della Partaccia. A duepassi dal mare. Sorprende scoprire che è nato come stazione di dragaggio della sabbia e da qualche anno è di proprietà del Comune. Un sorta di problema insolubile perché da lì non può essere tolto, ma è difficile anche dargli nuova vita. Anche se a scavare un po’ scopriremo persino che così deserto non è.
Un salto nel passato. Tra le tante soluzioni tentate contro l’erosione della linea della costa a Massa ci fu quella di creare una stazione di pompaggio. Si legge nei documenti di allora della capitaneria che il braccio del porto aveva creato un problema di erosione del litorale a Massa. E nel contempo il porto di Marina si riempiva di sabbia. Viene così realizzata una stazione di pompaggio, con varie stazioni con un dDuplice obiettivo: svuotare il porto e al contempo ripascere l’arenile di Massa.
La stazione in questione fu realizzata tra il 1965 e il 1968 dal Genio civile di Genova in un’area data in consegna dalla capitaneria di Viareggio, allora competente. Non era la sola.
La soluzione si rivelò però peggiore del danno. Le stazioni pompavano sabbia mista a petrolio e altri detriti, senza controllo alcuno. I pezzi di ferro delle tubature sotterranee sono ancora a vista sotto la spiaggia. Arruginiti e pericolosi. A fare una passeggiata si vedono anche alla Colonia Motta.
Rimasero lì, ormai senza uno scopo. Una di queste è stata abbattuta di recente per la realizzazione del nuovo ponte sopraelevato alla foce del Ricortola. Il Comune, prima di eliminarla, se la fece dare in concessione dalla capitaneria di porto utilizzandola per fare dei servizi igienici per l’area.
Gli anni del bagno abusivo. Quella in zona Fiat è rimasta inutilizzata anche perché negli anni 2000 la capitaneria di porto l’aveva concessa all’Associazione volontari salvamento in mare della Partaccia, che avevano dichiarato, in linea con la ragione sociale, che avrebbero appunto fatto operazinoni di soccorso. Non andò proprio così.
Decisero bene di piazzare degli ombrelloni di fronte alla struttura, realizzando di fatto un bagno abusivo. La capitaneria se ne accorse dopo qualche tempo e ovviamente si premurò di revocare la concessione.
Il blocco attuale. La struttura è presente sul demanio perché fu realizzata dal genio civile, poi è passata dalla capitaneria di porto al comune che dopo l’esperienza dei falsi soccorritori si è guardato bene dal farne qualsiasi cosa. Sarebbe occorso più coraggio, visto l’attuale abbandono.
Non è nemmeno chiaro se essendo in muratura fosse incamerato dallo Stato, perché le opere di difficile rimozione passano allo Stato. «A tutt’oggi – spiega il dirigente competente Fabio Mercadante – abbiamo fatto una richiesta alla capitaneria perché ci faccia sapere se era stato incamerato. Con l’incameramento la procedura di eventuale assegnazione diventa molto più complessa. Probabile che non sia stata incamerata».
Abbandono sì, ma solo in parte... A farsi un giro con gli occhi puntati a terra si possono seguire le tracce dei cingoli di un trattore che finiscono dritte dritte dentro al casolare. Cosa sarà mai?
Si scopre così cheAgepark, l’associazione dei campeggiatori, utilizza il casolare per tenerci dell’attrezzatura. In sostanza si è consolidato nel tempo questo uso: l’associazione la usa come rimessa per tenere dentro oggetti per la pulizia e un piccolo trattore per la pulizia delle spiagge. Non pare però che ci sia una concessione vera e propria da parte del Comune. Il casotto viene utilizzato, con i relativi rischi visto anche lo stato di conservazione, senza autorizzazione. E i rischi in caso di incidente? Domanda senza risposta.
Il paradosso è che in questo momento dentro alla stazione non si può fare nulla. Il piano dell’arenile termina infatti in via Casola e praticamente tutta la parte che va oltre, fino a Marina di Carrara, non ha un piano. Questo significa che le attività attualmente presenti hanno diritto di esistere, tutte quelle nuove no.
Il piano dell’arenile doveva essere portato avanti dal 1998 e articolarsi in tre fasi. Ma ci si fermò solo al primo momento. Ora si è raggiunto un accordo con i balneari che faranno un quadro conoscitivo della situazione esistente per così fare delle valutazioni. «Non c’è nemmeno la possibilità di demolire – sostiene Mercadante – senza l’autorizzazione dello Stato. Se mai si può vedere se si riesce ad affidarla con un bando di evidenza pubblica a qualche soggetto». Anche se potrebbe esserci qualche difficoltà, dato che il casolare è chiuso tra il parco della partaccia, alle spalle, e le varie concessioni sulla sabbia.
In pratica il casolare è fermo, nonostante moltissimi sarebbero interessati se si potesse fare un bar o qualcos’altro. Ma in assenza del piano dell’arenile non è possibile. E Massa si scopre sempre più prigioniera dell’immobilismo di decenni.
Un salto nel passato. Tra le tante soluzioni tentate contro l’erosione della linea della costa a Massa ci fu quella di creare una stazione di pompaggio. Si legge nei documenti di allora della capitaneria che il braccio del porto aveva creato un problema di erosione del litorale a Massa. E nel contempo il porto di Marina si riempiva di sabbia. Viene così realizzata una stazione di pompaggio, con varie stazioni con un dDuplice obiettivo: svuotare il porto e al contempo ripascere l’arenile di Massa.
La stazione in questione fu realizzata tra il 1965 e il 1968 dal Genio civile di Genova in un’area data in consegna dalla capitaneria di Viareggio, allora competente. Non era la sola.
La soluzione si rivelò però peggiore del danno. Le stazioni pompavano sabbia mista a petrolio e altri detriti, senza controllo alcuno. I pezzi di ferro delle tubature sotterranee sono ancora a vista sotto la spiaggia. Arruginiti e pericolosi. A fare una passeggiata si vedono anche alla Colonia Motta.
Rimasero lì, ormai senza uno scopo. Una di queste è stata abbattuta di recente per la realizzazione del nuovo ponte sopraelevato alla foce del Ricortola. Il Comune, prima di eliminarla, se la fece dare in concessione dalla capitaneria di porto utilizzandola per fare dei servizi igienici per l’area.
Gli anni del bagno abusivo. Quella in zona Fiat è rimasta inutilizzata anche perché negli anni 2000 la capitaneria di porto l’aveva concessa all’Associazione volontari salvamento in mare della Partaccia, che avevano dichiarato, in linea con la ragione sociale, che avrebbero appunto fatto operazinoni di soccorso. Non andò proprio così.
Decisero bene di piazzare degli ombrelloni di fronte alla struttura, realizzando di fatto un bagno abusivo. La capitaneria se ne accorse dopo qualche tempo e ovviamente si premurò di revocare la concessione.
Il blocco attuale. La struttura è presente sul demanio perché fu realizzata dal genio civile, poi è passata dalla capitaneria di porto al comune che dopo l’esperienza dei falsi soccorritori si è guardato bene dal farne qualsiasi cosa. Sarebbe occorso più coraggio, visto l’attuale abbandono.
Non è nemmeno chiaro se essendo in muratura fosse incamerato dallo Stato, perché le opere di difficile rimozione passano allo Stato. «A tutt’oggi – spiega il dirigente competente Fabio Mercadante – abbiamo fatto una richiesta alla capitaneria perché ci faccia sapere se era stato incamerato. Con l’incameramento la procedura di eventuale assegnazione diventa molto più complessa. Probabile che non sia stata incamerata».
Abbandono sì, ma solo in parte... A farsi un giro con gli occhi puntati a terra si possono seguire le tracce dei cingoli di un trattore che finiscono dritte dritte dentro al casolare. Cosa sarà mai?
Si scopre così cheAgepark, l’associazione dei campeggiatori, utilizza il casolare per tenerci dell’attrezzatura. In sostanza si è consolidato nel tempo questo uso: l’associazione la usa come rimessa per tenere dentro oggetti per la pulizia e un piccolo trattore per la pulizia delle spiagge. Non pare però che ci sia una concessione vera e propria da parte del Comune. Il casotto viene utilizzato, con i relativi rischi visto anche lo stato di conservazione, senza autorizzazione. E i rischi in caso di incidente? Domanda senza risposta.
Il paradosso è che in questo momento dentro alla stazione non si può fare nulla. Il piano dell’arenile termina infatti in via Casola e praticamente tutta la parte che va oltre, fino a Marina di Carrara, non ha un piano. Questo significa che le attività attualmente presenti hanno diritto di esistere, tutte quelle nuove no.
Il piano dell’arenile doveva essere portato avanti dal 1998 e articolarsi in tre fasi. Ma ci si fermò solo al primo momento. Ora si è raggiunto un accordo con i balneari che faranno un quadro conoscitivo della situazione esistente per così fare delle valutazioni. «Non c’è nemmeno la possibilità di demolire – sostiene Mercadante – senza l’autorizzazione dello Stato. Se mai si può vedere se si riesce ad affidarla con un bando di evidenza pubblica a qualche soggetto». Anche se potrebbe esserci qualche difficoltà, dato che il casolare è chiuso tra il parco della partaccia, alle spalle, e le varie concessioni sulla sabbia.
In pratica il casolare è fermo, nonostante moltissimi sarebbero interessati se si potesse fare un bar o qualcos’altro. Ma in assenza del piano dell’arenile non è possibile. E Massa si scopre sempre più prigioniera dell’immobilismo di decenni.
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